Buddismo e teoria quantistica

Nell’India  nel sesto secolo  a.C., si ebbe un risveglio della meditazione e Buddha, che significa,  il risvegliato, nato nel 2560 a. C., raggiunse il massimo del’illuminazione. Il  suo pensiero, concettualmente,   è n linea con gli studi della moderna fisica quantistica di Max Plank, Einstein. Potremmo dire, quindi, la più scientifica delle religioni.

Sembra  esserci, per tanto, un forte parallelismo tra la realtà descritta dalle leggi della fisica ed il Buddismo, soprattutto per i tre principali vocaboli ricorrenti nel Buddismo: il vuoto, la interdipendenza, e la natura della realtà, analizzando, per ciascuno di essi, i relativi parallelismi con le leggi della fisica.

Ci sono diversi modi di vedere la realtà, ciascuno descritto da due parole che sono l’una l’opposto  dell’altra: non materiale-materiale, intuitivo – razionalistico e spirituale-scientifico. Ad ogni modo descrivono tutti la stessa realtà. Ma bisogna focalizzarsi sui concetti.                                             

Il vuoto può essere descritto come la pagina bianca di un libro che è quindi vuoto, ma contemporaneamente può contenere una infinita combinazione di  frasi ed immagini che possono dar luogo ad un infinito numero di possibile storie, in somma ha in sé un grosso potenziale che è quello di potere dare luogo ad un infinito numero di possibili realtà.

Il  Buddismo considera il vuoto come qualcosa da cui tutto origina e tutto finisce, in flusso continuo di eventi. Lo stesso Buddha disse che la realtà origina nel vuoto, una non-duale ed infinita sorgente. Quindi il vuoto è come un campo in cui possono originare infinite possibilità.

E’ proprio qui  che sembra esserci un parallelismo con la fisica dei quanti. Esploriamo, ora, cosa si intende per realtà materiale, nella fisica dei quanti, introducendo il concetto dualistico di onda-particella.

Se usiamo il concetto di onda, una entità non ha una esatta collocazione nello spazio tempo fisico, ma può essere ovunque, in qualsiasi istante, in tutto l’universo.

Se usiamo il concetto di particella, invece, conosciamo esattamente  dove si trova in un determinato istante. Si pensi ad una mela tenuta in una mano, dal punto di vista della particella, la posizione della mela è nella mela ed è intera, mentre dal punto di vista dell’onda, potrebbe essere ancora benissimo  sull’albero, oppure tagliata dentro un frullatore. Ma come è possibile pensare alla realtà in questi modo ?

La fisica moderna accetta il principio secondo cui  lo stato di una particella  può essere descritto solo quando la si osserva, nel caso della mela si misura la sua posizione e si rileva il suo stato; prima di misurare, nessuno  potrebbe sicuramente dire dove si trova la mela, e se è ancora intera. Ecco che tutto è comprensibile adesso, prima c’è il vuoto con tutte le possibili realtà ( assenza di misura, non materiale,onda ), poi nasce la realtà ( misurata, materiale, particella ).

Fare una misura della posizione o velocità di una particella è come dire che l’essere umano acquista consapevolezza. Le qualità di una particella non sono pre-determinate, ma sono definite dalla  mente che le percepisce.

Così, quello che appare essere la realtà solida ( fisica ),,è solo uno dei  due lati delle      realtà sottostanti. Le onde e le particelle sono due aspetti della stessa realtà, non sono  intendersi come differenti, che  non c’entrano niente l’una con l’altra. Anzi, dall’una origina l’altra ed è anche il posto dove ritorna dopo che è esistita.

Consideriamo ora anche che il 99,999% dello spazio occupato da un atomo è vuoto : eppure tutti gli oggetti materiali appaiono ben solidi  ! Pensiamo anche alle nostre mani : noi abbiamo l’illusione di toccare un oggetto, ma in realtà quello che accade è che noi sperimentiamo una interazione tra gli atomi mano più esterni della nostra pelle e dell’oggetto che ci sembra di stare toccando ( forza repulsiva che impedisce agli atomi della mano e dell’oggetto di fondersi tra loro. ),facendo percepire alla mente la sensazione di toccare qualcosa. La realtà è che noi fisicamente non tocchiamo niente, tutti gli oggetti fisici hanno un campo energetico che li avviluppa ed è, tramite quel campo di energia, che noi interagiamo con l’ambiente.

Questo campo magnetico è ovunque in tutto l’universo e, nonostante non sia reale o tangibile ,esiste, ed ha un enorme potenziale. Ad esempio, quando sei seduto su una sedia, in realtà ci stai galleggiando sopra !

In fisica dei quanti, noi abbiamo un campo elettromagnetico da cui tutte le particelle originano, non sono due cose separate ma sono due forme ( stati della stessa cosa). Possiamo dire che la materia è costituita da una regione di spazio in cui il campo magnetico è estremamente intenso Non c’è posto in questa nuova fisica per il campo  e per la materia, per cui il  campo è la sola realtà. A. Einstein.

Immaginiamo il campo magnetico come un oceano turbinoso costituito da onde che in flusso continuo UP & Down di cui solo la parte superiore delle creste è la zona di   questo da cui la materia fisica (particelle) nasce. Le particelle formano gli atomi che compongono tutto l’universo che conosciamo.  Il resto dell’oceano è fuori dal campo (range )  della percezione ma esiste e, potenzialmente può formare la materia. Se ne conclude che tutta la materia nasce e torna nell’oceano magnetico ( il vuoto ) e questo concetto coincide proprio con l’idea del vuoto del Buddismo,

Unicità- Interdipendenza.

L’ idea della unicità o indipendenza nel Buddismo è che tutto quello che esiste è intimamente interconnesso a tutto il resto e quindi l’idea di un essere separato dal mondo intorno è considerata una illusione. La vera natura siamo stessi e la realtà, completamente unificati. Questo è esattamente quello che ora la fisica della meccanica quantistica ci dice.

 I padri della fisica quantistica- Plank , Bohr, Pauli- le usavano per spiegare le straordinarie proprietà dei  quanti ed i loro paradossi. Erano esperimenti mentali perché nessuno pensava di poterli riuscire  mai a realizzare concretamente perché le tecnologie dell’epoca impedivano la manipolazione dei singoli quanti.

Qui nello specifico parliamo di cosa succede quando ci sono due particelle che interagiscono tra di loro e poi si separano.

Il principio di indeterminazione di Heisenberg ci dice che due considerando due particelle coniugate che hanno interagito, se si riusciva a fare una misurazione di una l’altra diventava interminabile, attribuendone la  causa ad una disturbanza dovuta  all’esperimento.

Lo Studio EPR ( Einstein, Podolsky, Rose ) tentava di dimostrare la. inadeguatezza di questa conclusione suggerendo che in determinate conclusione una coppia di sistemi quantici possono essere descritti con una singola funzione d’ onda che codifica il risultato dell’esperimento sia che si svolga procedendo in coppia che singolarmente su uno dei due sistemi e si concludeva proponendo due possibilità : 1- sebbene luce separate anche di anni le particelle continuavano ad interagire fra di loro anche dopo la separazione 2- l’’informazione sui possibili risultati dell’esperimento è presente in tutte e due le particelle. Erano a favore della seconda e cioè devo esserci della seconda e cioè devono esserci dei “ parametri nascosti “. Si pensa che dissero così anche per non  contrastare la teoria della teoria della relatività secondo la quale niente è più veloce della luce, in questo modo aggiunsero anche la meccanica era incompleta perché non vi era spazio per questi parametri nascosti della teoria.

Alain Aspect è autore di uno studio negli anni 80 che descrive il comportamento di alcune particelle tipo fotoni, elettroni o le molecole di fullerene ( C 60 .Le ultime sono degli allotropi del carbonio che si trovano nello spazio più profondo e sono costituite da esagoni e pentagoni di carbonio che hanno la forma di pallone da calcio (icosaedro troncato o Backminsterfullerene). L’articolo esprime il comportamento di queste particelle che prima di interagire tra di loro avevano un loro stato quantico e dopo l’interazione le particelle potevano ancora essere descritte con uno stato quantico ma lo stato dell’una era in relazione allo stato dell’arte e questo valeva anche se il paio di particelle coniugate (tangle particles ) AB: se la particella A ha uno spin. Allora La B ha per forza spin- e dispetto della loro posizione nello spazio-tempo esse rimangono per sempre interconnesse.

Si stima che la velocità con la quale avviene questa interazione è di 10000 volte superiore a quella di un fotone che dovesse coprire la distanza tra A e B. Su conclude, quindi, che adesso la fisica appoggi la fisica  appoggia maggiormente l’ ipotesi che le particelle, anche dopo essersi separate, interagiscano ancora o perlomeno abbiano ancora qualcosa che le tiene legate.

Quindi tornando all’idea buddista che tutto sta interconnesso e non ci sia niente di separato, anche per la fisica la realtà è che ogni cosa che esiste ha una singola connessione con il campo quantico magnetico, che è la matrice  dalla quale tutto si origina, mentre esiste  dalla quale tutto si origina, mentre esiste è interconnesso e in questa finisce, perciò si dimostra ancora una volta il parallelismo tra i buddismo e la scienza moderna

Natura della realtà- mente e realtà..

Il Buddha disse : tutto quello che siamo è il risultato di tutto quello che abbaiamo pensato. La mente è tutto: Per il Buddismo ma non solo, la  mente non è parte della realtà che si percepisce (materiale ), comunque è ciò da cui origina,

Anche Max Planc ( fondatore della fisica quantistica ) disse : Tutta la materia origina ed esiste solo in virtù di una forza dietro la quale c’è una cosciente ed intelligente mente: Questa mente è la matrice di tutta la materia.

Ancora Heisenberg, nell’ambito del mondo atomico e sub-atomico enunciò : non   è possibile conoscere velocità e posizione di un elettrone che gira attorno ad un nucleo, allo stesso tempo. Se conosco la velocità non so la posizione e viceversa: Quello che si osserva, insomma non è la vera natura che gira attorno ad un nucleo, allo stesso tempo, Se conosco la velocità non so la posizione e viceversa. Quello che si osserva che si osserva, insomma, non è la vera natura ma la natura conformante al metodo che usiamo per risponder ai nostri interrogativi. La realtà è perciò definita dalla mente che la osserva.  Il punto cruciale è l’osservatore.

L’esperimento della doppia fenditura permette di  dimostrare la dualità onda-particella della materia e riguarda la dualità onda-particella della materia e riguarda un fascio di fotoni ( luce ) che attraversano una lastra con doppia fenditura che attraversano  una lastra con una doppia fenditura e che successivamente vengono rilevate da una lastra pista dopo le spaccature.