Che cosa è la politica?

In questi ultimi giorni che precedono le elezioni, non c’è sera che più commentatori, dispute, discussioni, fra le varie parti politiche, tengono desta l’attenzione degli indecisi teleamatori, prossimi virtuali elettori.

La mia nipotina, Greta, di dieci anni, che vorrebbe vedere, invece, sempre cartoni animati, mi ha chiesto: che cosa è la politica, chi vincerà?

Mi sono trovato in imbarazzo a spiegare, in poche parole, quella che è la storia dei popoli, anche se, in fondo, tutte le motivazioni sono sempre state economiche, o di potere.

Ho cominciato con questo esempio Io che sono un operato economico, e porto alla nonna quanto è necessario per la gestione della casa, sono il capitalista. La nonna è l’amministratrice, ossia il governo. La collaboratrice domestica è la classe operaia, che ambirebbe, possibilmente, sempre ad una più congrua retribuzione ed, assieme ad colleghe, forma il sindacato, per l’ottenimento di migliori condizioni. La sorellina più piccola, la generazione futura, a cui è d’obbligo garantire un futuro sicuro. Molto dipende, quindi, dalla nonna che dovrebbe saper amministrare il denaro del nonno, nel più giusto dei modi, senza far trovare debiti a fine mese, o sprecare quanto ricevuto, in spese inutili, o superiori alle entrate.

La famiglia, pertanto, rassomiglia al piccolo stato che bisogna saper accudire. La politica non è altro che la teoria e la pratica che hanno per oggetto l’organizzazione e l’amministrazione di questo stato, secondo i vari punti di vista.

Ricordo che il prof. Epicarmo Corbino, noto docente universitario, ed assieme al Presidente della Repubblica, Einaudi, già rettore della Bocconi, ed al governatore della Banca d’Italia, Menichella, furono gli artefici dell’Oscar della ricostruzione dell’Italia del dopo guerra, nelle sue lezioni diceva sempre a noi studenti, per farci capire i concetti economici, che la più grande economista, dal punto di vista pratico, era stata, in ogni tempo, la madre di famiglia che, a fine mese, doveva far quadrare i conti.

E’ chiaro che l’insieme dei fini e dei mezzi impiegati, entro i confini dello stato, si chiama politica interna. L’attività di governo che si esercita nei rapporti con altri stato sovrani, politica estera. L’insieme delle misure che influiscono sulle condizioni delle attività economiche, politica economica, e così via politica industriale, politica dei redditi, politica fiscale, politica agricola, politica monetaria, infine, controllo della massa monetaria e dei tassi di interesse.

La politica, in definitiva, quindi, è l’insieme delle attività con cui una comunità organizzata regola la sua vita interna e le sue relazioni esterne, costituendosi come Stato, luogo di decisioni, monopolio del potere e dell’ordine. La cattiva fama, di cui può godere la politica, trova la sua origine soprattutto nella possibilità che essa può realizzare, o interessi di parte, od interessi di carattere ideologico. Esempio la democrazia, ossia governo del popolo, o della maggioranza del popolo, implica l’acquisizione di procedure giuridiche atte ad una equa distribuzione delle fortune economiche, rispettando l’impegno e le capacità del singolo.

Anche la politica, comunque, ha la sua storia, che inizia in Grecia: a partire dal VII secolo a.С., la crisi delle monarchie, ossia la incapacità dei discendenti dei primi re eroi, porta, in Atene, alla formazione di una “polis” aristocratica, dominata dai proprietari terrieri, in eterna competizione. Nei secoli seguenti, questa aristocrazia si indebolisce progressivamente, e per la decadenza dei costumi, e per lo sviluppo dei commerci e delle colonizzazioni, sia perché, alla cavalleria subentra, come nerbo dell’esercito, la fanteria oplita.

La cittadinanza è intesa, infatti, come partecipazione alle sorti, anche militari, della comunità ed è aperta ad un sempre maggiore numero di individui, essendo meno costoso l’oplita di un cavaliere, cosi come quando la flotta diventerà la componente principale della potenza marittima, ed avrà bisogno di rematori.

Naturalmente è cittadino chi è figlio di madre cittadina e sono, ovviamente, esclusi gli schiavi e gli stranieri.

Solone, eletto arconte nel 594 a.C. , per conciliare i conflitti fra aristocratici ed il popolo, “demos”, inventò la “polis” come spazio comune, “koinon”, ove non regnavano gli individui, ma le regole collettive condivise, le leggi, per la cui applicazione, ci si doveva avvalere della forza dell’ ordine pubblico, nei confronti di ognuno.

Naturalmente la aristocrazia sfociò nella dittatura, la dittatura nella democrazia, la democrazia nella demagogia, la demagogia nella dittatura, teoria dei corsi e ricorsi, ma l’importante era che ognuno, sia l’oplita che combatteva nella falange, sia il rematore al banco di una triremi, obbedissero sempre agli ordini e rimanessero al loro posto, perché ogni sorta di battaglia dipendeva dalla collaborazione di tutti.

Il resto è storia d’ogni giorno.