Che cosa è veramente l’empatia ?

La parola empatia fu usata per la prima volta in Germania da “Titchener “, con il significato di sentire dentro, derivata dalla parola greca empatheia. Ma, negli ultimi anni, questa parola è stata però oggetto di divergenze, sia teoriche, che terminologiche. L’alternativa,quindi, era se dovesse essere considerata, o una esperienza effettiva, od una esperienza cognitiva.

Nel linguaggio comune significa sempre saper condividere lo stato d’animo altrui, in particolare le sofferenze. Sicuramente è sentire gli stati d’animo degli amici, sia fisici che psichici , e saper essere davvero vicini.

Spesso questo termine viene confuso anche con altre qualità come simpatia, telepatia, compassione, pietà, ma l’empatia necessita di due presupposti, apparentemente antitetici : la fusione affettiva tra se e l’altro, e la loro differenzazione. E, quindi, il risultato di un equilibrio tra la capacità di riconoscere l’affetto dell’altro e quello di accoglierlo, come avviene nella simbiosi della madre con il figlio, e farlo proprio.

Si tratta di attivare, quindi, i meccanismi di introiezione e proiezione: La proiezione dovrebbe essere l’attribuzione di propri atteggiamenti, pensieri e sentimenti nei confronti dell’altra persona. L’introiezione si riferisce alla capacità di incorporare sentimenti, pensieri dell’altra, come avviene, in modo naturale, nel rapporto materno.

Si può sostenere anche che la radice dell’empatia stia in un contagio emotivo, ossia un attaccamento tra madre figlio, primo esempio di una vera radice affettiva, che è il motivo primario di comportamenti positivi verso gli altri.

La mia esperienza è dovuta a qualcosa che si ripetuta più volte nel periodo universitario. Non potevo dare esami in ottobre, impegnato nella campagna granaria di quei tempi, quando ancora non esisteva la mietitrebbia. In fine gennaio mi trasferivo a Napoli per dare gli esami dell’ultima sessione, ed seguire i corsi in funzione di Giugno, e conoscere i professori delle nuove materie. Ebbene, all’improvviso, ogni due settimane sentivo il bisogno di tornare a casa. Non avvisavo nessuno, prendevo il treno che , a tarda sera mi riportava a casa. Trovavo che mia madre, per un sesto senso, aveva pensato di lasciare una cena sul tavolo da pranzo. Al mattino chiedevo a mia madre come era avvenuta la cosa senza che io l’avessi avvisata. Mia madre mi rispondeva : lo sentivo. Il fatto si è ripetuto più volte ed io non sapevo spiegarmelo, solo apprendendo, ora, che l’empatia, può essere valida, oltre con la madre, anche tra veri innamorati, o sposi che vivono l’uno per l’altro,e così ho capito il termine.

I giovani sono attanagliati da più timori : quello di privilegiare il rapporto con la ragazza del cuore, l’alea degli esami, il futuro economico nel mondo del lavoro, e non si rendono conto che un vero problema potrebbe non realizzarsi con la persona con cui potrebbe nascere una vera empatia, unica a dare serenità, sicurezza, armonia,ed una vita matrimoniale unica..