Deus, caritas est e Spe salvi (facti sumus)

Queste sono le due encicliche del Papa Benedetto XVI.

Molti filosofi dicono che il mondo di oggi è dominato dal relativismo e dal nichilismo.

Il termine relativismo è quella posizione filosofica che nega l’esistenza di verità assolute, perciò Dio viene a mancare. L’unico sapere è quello scientifico, che può spiegare perché si verifica ogni cosa. I valori giustizia, amore, bellezza, felicità, religione, morale arte, sono quindi fondati da categorie diverse da quelle della scienza. La scienza può spiegarli come processi biologici, chimici, ma, è certo che sarà sempre l’uomo a decidere quello che vuol fare, in base, a mete, sogni, ideali.

Il termine nichilismo, dal latino “nihil” designa, come il relativismo, l’assoluta negazione di qualsiasi valore in sé, e l’esistenza di qualsiasi verità oggettiva, e che il niente sia il vero senso dell’essere, di conseguenza l’inutilità delle speranze che sono fuori della sua portata, o come dice il filosofo Emanuele Severino nascere vuol dire uscire dal niente, morire vuol dire tornare nel niente. Ciò comporta, come si è visto, il fenomeno dei punk, ossia una visione politica incentrata su un concetto di anarchia, fortemente individualista, che, però, può determinare solo caos e confusione.

Ma torniamo all’enciclica Deus caritas est

Carità è un termine derivante dal greco: chàris, che significa amore, benevolenza. Attraverso la carità l’uomo realizza il comandamento lasciato da Gesù: amerai il prossimo tuo, come te stesso. Solo la carità, unita alle altre due virtù teologali, fede speranza, può dare, serenità, felicità. È l’elemento distintivo dei cristiani che fa si che essi abbiano un futuro, ossia la loro vita non finisce nel vuoto. Senza Dio, il mondo è buio, esisterebbe solo un futuro oscuro, senza speranze.

Gesù non è Spartaco. Il suo messaggio non era rivoluzionario, cruento, né, come Barabba, un messaggio di lotta, per una liberazione politica.

Carità, inoltre, non significa elemosina. Anche questo termine deriva dal greco: eleo, che vuol dire: ho compassione, E, quindi, si basa sulla disparità tra chi da e chi riceve, in genere bisognoso. È forse anche un modo di alleviare il senso di colpa che nasce, in alcuni, dalla constatazione che c’è chi sta peggio.

Il materialismo di Marx, la proprietà è un furto, ha lasciato milioni di morti e, dietro di sé, una distruzione desolante. L’errore fondamentale è stato che l’uomo ha dimenticato la sua libertà. Marx credeva che una volta messa a posto l’economia, tutto sarebbe stato a posto.

Anche il progresso è ambiguo, può aprire possibilità abissali di bene, ma in mani sbagliate, come con Hitler, può aprire possibilità abissali di male.

Ragione e fede, hanno bisogno l’uno dell’altra, per realizzare la loro missione. Il legame tra ragione e fede si collega al concetto di libertà. Il vero progresso è il superamento di tutte le dipendenze, ed è tale solo verso una vera libertà. Se la libertà, continua Benedetto XVI, a causa di determinate situazioni, fosse tolta agli uomini, non sarebbe cosa augurabile, perché un mondo senza libertà non porterebbe a nulla di buono.

L’ateismo dell’era moderna, ha provocato le più grandi crudeltà, lager, campi di concentramento, e violazioni della giustizia. Un mondo che si fa giustizia da solo, è un mondo senza speranza, che può portare solo al materialismo.

La speranza ci è data, ci è fornita nel senso di una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il presente. Ed un presente, anche faticoso, può essere affrontato, ed accettato, se conduce verso una meta di cui possiamo essere sicuri, se, cioè, la meta è tale da giustificare la fatica del cammino.

L’elemento distintivo dei cristiani è il fatto che essi hanno un futuro, che la loro vita non finisce nel vuoto. Senza Dio, il mondo è buio, con un futuro oscuro. Giungere a credere in Dio, significa ricevere, vivere una speranza. E questa speranza è l’amore, inteso non come verso i singoli, ma come insieme, verso tutti, in un incontro che possa ristabilire giustizia, vita, salvezza, dinanzi a tutte le assurdità di questo mondo.

Il rifiuto di Dio, porta, alla fine a perder se stessi. Il regno dell’uomo solo, come scriveva Kant, si risolve nella fine perversa di tutte le cose. Ma i cristiani devono ripartire da Dio, dal Dio che ci è venuto incontro con Cristo, e si è rivelato come amore che trova la forza di portare ogni sofferenza, e scoprirne il senso, anche quando queste sono ingiuste.

La sfida della fede e speranza è quella di affrontare il problema del male nel mondo, vera radice dell’ateismo moderno, cioè del dopo questa vita, al Giudizio, un giudizio che cl richiama con forza alla responsabilità. Un giudizio che ristabilisce la giustizia e la immerge nella prospettiva dell’Amore. Un giudizio a cui guardare con speranza, da cui dipenderebbe il nostro modo di vivere e camminare nel mondo.