Dubbi sulla Resurrezione

Siamo in tempo di Quaresima e, qualche fonte mediatica, aveva tentato pochi giorni addietro, uno scoop giornalistico, come già avvenuto per il libro ed il film: il Codice da Vinci, sostenendo, come attuale, il ritrovamento, a Gerusalemme, della tomba di Gesù, San Giuseppe e Maria.

La scoperta, ad opera di un archeologo ebreo, ha fatto il giro del mondo, ma è stata subito ridimensionata. Il ritrovamento, in effetti, era già avvenuto, a Gerusalemme, nel 1980, ma era stato considerato solo una casuale omonimia in quanto i nomi Giosuè, Giuseppe, Maria, molto fusi, oltre ad essere appartenenti a famiglia, all’epoca, molto facoltosa, cosa che non si sarebbe potuta dire di Giuseppe.

Queste, comunque, le obiezioni degli scettici, sollevate dai critici della Resurrezione di Cristo: la Resurrezione di Cristo è un mito. I racconti della Resurrezione sono pieni di contraddizioni, se si tengono presenti anche alcuni Vangeli apocrifi. I miracoli non sono possibili perché nessuno è mai tornato in vita, senza un intervento esterno. La salma, secondo alcuni, fu trafugata. Gesù era solo svenuto e, poi, si è ripreso dalle ferite perché secondo alcune fonti, sarebbe, infatti, morto in India, dove c’è una tomba, con il suo nome. I testimoni furono vittime di allucinazioni, al ricordo dei tanti miracoli operati, di cui si sapeva in giro, come quello in cui venne resuscitato Lazzaro, morto da più giorni, e già in decomposizione.

Cercheremo, sulla scorta di quanto abbiamo letto, di effettuare una attenta analisi degli avvenimenti, quasi una esegesi, per rispondere a quanto avanzato dagli scettici, aggiungendo, per dovere di cronaca, che tutti gli studiosi, di qualsiasi scuola, hanno sempre convenuto che i primi discepoli erano convinti di aver visto Cristo risorto.

I motivi : il gran numero dei testimoni. La personalità dei testimoni: Giovanni, Pietro, Tommaso, le due Marie che diedero, per prime, la notizia del sepolcro aperto. Perché non esistono visioni che appaiono ad una intera folla. Normalmente, come a Lourdes, le apparizioni sono prerogativa di persone singole, in stato emotivo. Perché, sicuramente, i discepoli avrebbero riconosciuto Gesù che era stato con loro, per tre anni.

Lo studioso ebreo, Pinchas Dr. Lipide, rabbino ortodosso, che non riconosce in Gesù l’atteso Messia, pur cede dinanzi alle prove incontrovertibili, esempio Emmaus, che Gesù fosse risorto dalla morte, specie dopo il colpo di lancia, al costato, del centurione romano, come colpo di grazia, e l’asfissia susseguente alla posizione sulla croce.

Dovremmo cominciar col dire che il discepolo prediletto di Gesù, l’anti-Tommaso, dinanzi al sepolcro sarebbe stato un visionario, che avrebbe detto Gesù è risorto, solo per fede. A sentire i Vangeli, infatti, le donne, i discepoli e gli apostoli, non avrebbero avuto alcuna sicurezza preventiva nella Resurrezione. Tommaso, in particolare, aveva voluto personalmente sincerarsi che, il risorto Gesú, fosse lo stesso Gesù che era morto in croce. Che, quindi, la Resurrezione di Cristo, non era un problema storico, ma un oggetto di fede.

Ripartiamo, pertanto, da quando Giovanni aveva iniziato a credere nella resurrezione di Gesù, ossia la scena, davanti al sepolcro, dove erano arrivati, trafelati, Giovanni e Pietro, quella domenica mattina. Giovanni vide e credette, come racconta nel suo Vangelo, a differenza di Pietro, che era rimasto solo confuso, e quasi turbato dalla mancanza del corpo.

Il religioso don Antonio Persili, da Tivoli, leggendo, però, il passo evangelico dei due apostoli dinanzi al sepolcro, ebbe a comprendere perché, proprio da quel momento, Giovanni aveva iniziato a credere nella Resurrezione di Gesù. Riprendendo l’originale greco dei Vangeli, e i manuali di greco biblico, scoprì che le traduzioni del brano evangelico in questione, erano infelici, come avvenuto anche nella traduzione latina della preghiera del Padre Nostro, che ci fa credere che è Dio che ci induce in tentazione.

Ragionò cosi Secondo l’uso del tempo, i morti, con perdita di sangue, venivano sepolti senza essere lavati, né unti, perché il sangue era considerato la sede del principio vitale, e, quindi, andava sepolto, insieme al cadavere.

I Vangeli ci avvertono che Giuseppe di Arimatea, il ricco sinedrita, padrone del sepolcro in cui fu deposto Gesù, aveva portato, per l’inumazione, un rotolo di tela, mentre Nicodemo aveva portato una mistura di mirra e cento libre di aloe. Dal rotolo di tela erano stati tagliati tutti i pezzi necessari a ricoprire e fasciare il corpo di Gesù. II telo più grande, con cui fu avvolto tutto il corpo insanguinato, per evitare che, chi si fosse occupato dell’inumazione, lo toccasse con mani nude. Le fasce, abbastanza larghe, vennero fatte girare intorno al lenzuolo, per tenerlo stretto intorno aI corpo. Il sudario, un fazzoletto quadrato, fu posto sul capo di Gesù. I profumi, onde evitare i cattivi odori, erano stati versati all’interno delle fasciature, e sulla superficie su cui era stato posto.

Nell’originale greco è scritto che Pietro, entrando, vide”tà othonia keimena”. Keimai, da cui il participio “keimena”, significa una posizione precisa, cioè il giacere, essere disteso in posizione orizzontale. Ciò vuol dire che, i due, non videro le fasce a terra, ma le fasce distese, afflosciate, senza essere state sciolte o manomesse. Erano rimaste immobili al loro posto e, semplicemente, che il corpo non c’era più, mentre le tele si erano afflosciate su se stesse, e il sudarío, a differenza delle fasce distese, sollevato in maniera , quasi innaturale, forse perché, si di esso, i profumi avevano avuto un effetto inamidante.

Se questo fu lo spettacolo che si presentò ai due apostoli, si può comprendere perché Giovanni poté intuire quanto accaduto. Gesù non era stato portato via, ma era risorto nel suo vero corpo, come aveva promesso, con parole che , nemmeno i suoi, avevano compreso. Sarebbe stato impossibile che il corpo di Gesù fosse uscito dalle fasce, per una improvvisa rianimazione, o che fosse stato portato via, da amici o nemici, senza slegare le fasce, o manometterle in qualche maniera. Se le fasce erano rimaste al loro posto, afflosciate su stesse, ma ancora avvolte, era segno che Gesù era uscito vivo dal sepolcro, sottraendosi ai panni che lo avvolgevano, fuori dalle leggi dello spostamento dei corpi, ossia con un intervento soprannaturale, senza manomettere i teli funerari.