Fiabe, Favole, Parabole

Recandomi dai concessionari della religiosa libreria San Paolo in quanto un mio nipote il prossimo 26 Dicembre, alle ore 18, nella Chiesa dei Marianisti, sarà nominato Diacono, mi sono soffermato sulle numerose pubblicazioni dell’Arcivescovo Giancarlo Brigantini, ed ho chiesto all’addetto da quale libro incominciare.

Mi è stato raccomandato il testo: “Cari giovani, scrivo a Voi”, una serie di fiabe scritte per far comprendere il significato delle stesse, non fermandosi al puro racconto ma, identificando i soggetti con la corrispondente realtà, per trarne insegnamenti, morale, esortazioni, suggerimenti per i giovani del nostro tempo, distratti dalla televisione, dalle discoteche, dalle moto, dalla droga, come si sente ogni giorno.

Siccome, però, fra pochi giorni sarà la festa dell’Epifania, data in cui i Re Magi portarono a Gesù Bambino oro incenso e mirra, c’è pure una vecchina tutta grinze, che volando su una scopa, per emulare i Re Magi, scende nella cappa di ogni camino, per portare ai bambini tanti regali, se buoni, aglio e , se cattivi.

Poiché la Befana fa parte di una leggenda (I Re magi, arrivati a Gerusalemme, chiesero ad una vecchina dove era nato il divino bambino. E dissero alla vecchina se voleva unirsi a loro. Ma la vecchina disse che aveva molto da fare. Quando poi seppe del miracolo, pentita, uscì di casa e prese a dare regali ad ogni bambino, sperando che fosse Gesù Bambino) io ho pensato di trovare la differenza tra fiabe, favole e parabole, in quanto i racconti, sempre molto noti dovevano esser interpretati, anch’essi, nel senso più nascosto, come Pinocchio, Cenerentola, Cappuccetto rosso.

Le favole e le fiabe, e bene dirlo, sono convinto siano nate in tempi molto remoti e sono state sempre tramandate oralmente, di generazione in generazione, di paese in paese. È sempre un piacere leggerle, ascoltarle, quindi, perché si perdono nel tempo, non hanno età.

Le fiabe, le favole, naturalmente, sono vissute come mezzo di tradizioni, di principi quotidiani, presso più culture, e come una forma narrativa a sfondo moralistico, perdendosi le loro origini nella antica sapienza dei popoli, in quanto un genere senza tempo.

Il termine favola, ed il termine fiaba, derivano dal latino fari, che significa parlare, e sono in genere una forma narrativa, a sfondo moralistico. Non sono, cioè, dei semplici racconti, ma percorsi di vita, tracce di quello che è il cammino dell’umanità, dei tanti problemi con cui l’umanità si è dovuta scontrare, e del modo in cui si son dovute superare le prove. In sintesi, delle piccole perle di saggezza che aiutano l’uomo, di tutti tempi, a scovare il loro significato pedagogico.

La fiaba porta con sé una grande saggezza, aiuta a comprendere come si può uscire da una visione egocentrica della vita, a come comprendere l’importanza dei sentimenti, che tutti dobbiamo fare affidamento su noi stessi, credendo di avere qualche chance, nella vita.

Ma cosa contraddistingue la fiaba dalla Favola? Le fiabe sono racconti in cui i protagonisti sono quasi mai degli animali, a differenza delle favole, ma persone umane, coinvolte in situazioni di fantasia, con personaggi dai poteri magici: draghi, giganti,orchi, fate. Non aggiungo streghe e maghi perché, diversamente dalle fate, non aiutano i protagonisti, e sono in genere persone malvagie.

Ad esempio: Biancaneve ed i sette nani. Il padre è morto, rimane una matrigna di notevole bellezza, ma che sente su di sé i segni del tempo, e si guarda continuamente allo specchio, interrogandolo. I nani sono probabilmente dei bambini che, in quell’epoca, erano preferiti perché potevano scavare miniere più basse, ai fini del costo dello scavo, e rappresentano l’innocenza. Il cacciatore, probabilmente un guardacaccia che ha un attimo di pietà, non uccide Biancaneve, poiché il potere umano nulla può contro la purezza di un cuore. La mela avvelenata è il problema. Per la morale cattolica è il peccato originale, ma Biancaneve si lascia sedurre dal peccato e cade morta, come giusta punizione. La specchio è, in assoluto, il simbolo del male, e chi troppo lo guarda, fa peccato di vanità.

Le favole hanno, invece, come protagonisti, immaginari animali, piante ed esseri inanimati cui si attribuiscono virtù e vizi umani, ed i loro contenuti sono soprattutto didascalici, o morali. Ricordiamo Esopo (Sesto secolo a.C.), Fedro (Primo secolo a.C.).

La Parabola, in quanto forma di espressione, non è una invenzione di Gesù. E’ una maniera espositiva, determinata dalla situazione in cui si viene a sviluppare. Con la parabola, chi parla intende coinvolgere l’ascoltatore nella formulazione di un giudizio sulla realtà, evitando polemiche. E’ un racconto finalizzato, caratterizzato dal fatto di trasferire, nell’uditore, mediante le finzione narrativa, esempi, onde provocare un mutamento di giudizio sulla realtà, detto appunto effetto parabola.