Il Padre, oggi

Ora che sono plurinonno, ed ho visto i tempi evolversi nel corso del secolo scorso, posso anche dire la mia, che sicuramente , è la storia dei più.

Mio nonno, l’unico conosciuto, era della seconda metà dell’ottocento. Ricordo che mio padre, e tutti i miei zii, gli davano del voi. La notte, metteva in testa la papalina ed un camicione, di giorno sempre mutandoni e maglie di lana dalle maniche lunghe, il giorno, la camicia, con colletti inamidati e, per usanza dell’epoca, portava sempre il lutto.

Quando parlava, il tono era sempre severo e di comando: padre padrone.

Con mio padre, quasi la stessa cosa, non per mancanza di affetto, ma dal Voi, tramite la evoluzione dei tempi, si era passato almeno al tu.

Oggi, dopo quattro generazioni, ci troviamo in un mondo completamente cambiato.

La famiglia è rimasta sempre l’unità base della società, del successo,o della cattiva riuscita dei suoi componenti, ma è anch’ essa cambiata, non è più la stessa, anche se è la stessa di sempre.

I problemi, perciò, connessi alla funzione paterna, debbono essere considerati, nell’attuale società, nello sfondo dei profondi mutamenti che si sono avuti nell’organizzazione delle relazioni familiari.

La funzione paterna, infatti, ne è stata relativamente più influenzata, rispetto a quella materna.

Al padre, infatti, è stata tolta ogni parvenza di autorità. Non è più l’indiscusso signore da temere, rispettare, ubbidire. Il suo potere di disciplinare, punire i membri della famiglia, si pensi al “pater famiglia”, è stato drasticamente ridotto, tranne l’attuale caso pachistano, per popolazioni, di idee diverse.

Il genitore, in breve, incomincia ad essere considerato come una figura periferica. Prima viene la madre, ora è Lei il genitore più importante, mentre il padre rimane quasi nell’ombra. Il ruolo materno è stato esaltato, quello paterno, invece, ridotto, quasi due persone distinte, invece d’essere una persona sola.

O si parla di padre padrone, o padre debole, padre assente, padre materno, mammo. Probabilmente perché manca l’antico camino dove, ogni sera, alla stessa ora, ci si riuniva per discutere, trattare di tutti i problemi familiari. O, per colpa della televisione, in cui ognuno vuol vedere il programma che più gli interessa.

Vorrei io, invece, spezzare una lancia a favore dell’uomo-padre. Nel libro della Genesi, Dio dice: non è bene che l’uomo sia solo, il che significa che è un essere duale. Platone direbbe androgino. Ossia Dio creò l’essere umano, maschio e femmina, dicendo voglio dare all’uomo un aiuto che gli sia simile.

Testualmente: “Allora, il Signore Dio, fece scendere un torpore sull’uomo,che si addormentò, (il che significa che passarono milioni di anni). Gli tolse una delle costole, e rinchiuse di carne il suo posto.

Molti altri esseri della natura, come noto, si riproducono per mitosi, al pari della goccia d’acqua che quando si ingrossa, poi si divide.

Il signore Dio, con la costola che aveva tolto all’uomo, plasmo, quindi, la donna e la condusse all’uomo. E l’uomo disse questa è carne della mia carne e osso delle mie ossa, la si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta. Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola.”

L’uomo ha quindi bisogno della donna per ritrovare se stesso e, naturalmente, si è padre soltanto se c’è un figlio. Biologicamente e socialmente, da sempre, rappresenta l’identità generazionale della famiglia.

Il padre è il dovere, l’alterità sociale, il mondo esterno, il mondo duro della vita, la patria, la terra paterna, la continuità della tradizione, dei costumi, per far si che il figlio possa costruire la sua storia, la sua avventura esistenziale, sentendosi sicuro. Quando si parla di un giovane, si dice, infatti: è figlio di

Il nostro tempo ha messo, però, in scena una prospettiva drammatica, e cioè che, mentre una società senza madre non è possibile, al contrario, una società senza padre è possibile. Ma l’assenza del padre coincide con la scomparsa del senso di sicurezza, di responsabilità. Una società senza padre, è una società a cui manca la consapevolezza della socialità, ed una società, senza soclalità, che nega se stessa come società, il che potrebbe portare alla violenza, non riconoscendosi socialmente.

II compito del padre, secondo il mio punto di vista, rimane. sempre quello di avviare i figli alla vita, aiutarli ad essere se stessi, dare dei valori, spiegare, con il suo esempio, i sacrifici necessari alle difficoltà della vita. Senza la figura del padre, e questo lo posso affermare per esperienza, vi sono , da parte dei figli, sensazioni di angoscia, di panico, perché i figli cercano, nella figura paterna, protezione e garanzie di identità.

Una domanda? Come mai per tanti millenni c’è stato il patriarcato. Una ragione ci deve essere stata, perché la società si è gestita cosi, per tanto tempo.

Questo è il problema dei nostri giorni.