Immunità, impunità, complicità

La confusa situazione attuale, in Italia, fatta di lobbies, corporazioni, continue promesse, infinite diatribe, continue contestazioni, che arrivano sino a far intervenire continuamente il Presidente della Repubblica, ci spinge ad rimarcare alcuni concetti che riguardano gli uomini politici.

La parola immunità, deriva da latino, “in mumus”, senza gravami, è la situazione giuridica soggettiva, riconosciuta e garantita, a vari soggetti, in funzione della loro posizione, o funzione istituzionale.

Nell’antichità. Erano principalmente gli ambasciatori, quelli che andavano a parlamentare o chi alzava la bandiera bianca, in caso di assedi, battaglie.

Oggi, nella complessità del mondo in cui viviamo, bisogna fare delle distinzioni, tra le immunità di diritto internazionale e quelle di diritto pubblico interno.

Immunità di diritto internazionale.

Il Papa, in base all’art. 8 del trattato del Laterano. Il Pontefice, infatti, è considerato sacro ed inviolabile.

Immunità diplomatica

Per la convenzione di Vienna del 18 Aprile 1961, c’è la immunità per tutti i diplomatici, e le loro ambasciate.

Immunità diplomatica Europea

Per il protocollo di Bruxelles dell’8 Aprile 1965, vengono riconosciute ai parlamentari Europei, le stesse immunità e prerogative di cui godono gli appartenenti al parlamento del loro paese.

Immunità di diritto pubblico interno

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne in caso di tradimento od attentato alla Costituzione. Per tutti gli altri atti, non rientranti nell’ambito degli atti pertinenti la sua funzione, è equiparato ad un normale altro cittadino. Della stessa immunità, gode anche il Presidente del Senato, quale sostituto, in caso di impedimento provvisorio, del Presidente della Repubblica.

Immunità parlamentari

Il parlamentare non può essere chiamato a rispondere delle opinioni espresse ed i voti dati nell’esercizio delle sue funzioni, art. 69, primo comma, della Costituzione. L’immunità è concessa al parlamentare, in virtù della sua carica pubblica. Quando si cessa dalla carica, cessa anche la cosiddetta immunità.

Impunità, dal latino”in poena”, senza pena, il che qualifica ogni attore di una azione dannosa, contraria alle disposizini legislative, il quale non viene punito, o meglio viene punito, per assurdo, il latore dell’evento.

Tale azione implica, ovviamente, altri termini : complicità, inciucio, correità.

La parola complicità deriva anch’essa dal latino ” um plectere”, che significa coinvolgere. Ossia chi prende parte attiva o secondaria, con altri, nell’esecuzione di una azione moralmente, o legalmente riprovevole.

Inciucio : accordo informale fra le forze politiche, di opposta ideologia, che mette in atto un “do ut des”, per una spartizione del potere.

Correità: “Cum reus” è la forma di concorso nel reato , preparato ed eseguito da più persone. Tra queste si distingue l’autore del reato, che incorre nella fattispecie prevista dal legislatore, dal partecipe, il quale concorre nel reato svolgendo una attività distinta da quella dell’autore, seppur rilevante per l’esecuzione dell’evento lesivo. In effetti complicità.

Alcuni episodi, svoltisi recentemente , hanno fatto scrivere, sul Corriere della Sera, al ministro Di Pietro, noto come principale attore di “Mani pulite”, che immunità non significa impunità.