Islam, scontro di civiltà, non di religione

Nel precisare che il vero nome del profeta è Muhammad, tenteremo di descrivere la religione Islamica.

La tradizione dice che il patriarca ebreo Abramo condusse la schiava egiziana Agar, ed il loro figlio Ismaele, nell’interno del deserto, in una desolata valle, a Sud di Canaan.

Agar, presa dalla sete, appena finita la riserva che le era stata lasciata, temendo per la vita del bambino, si mise a correre intorno più volte, si dice sette, in cerca di aiuto. Stremata, sedette alfine a riposare su una roccia. Fu allora che le apparve un angelo, ordinandole di sollevare il fanciullo, annunciandole che Dio, per mezzo di Ismaele, avrebbe creato una grande nazione. Ripresasi dalla visione, Agar si accorse, allora, di una sorgente d’acqua che scaturiva dalla sabbia, proprio nel punto in cui il piedino del bimbo aveva toccato terra.

L’acqua era abbondante ed il pozzo prese il nome Zamzam, divenendo la sosta di tutte le carovane.

In seguito, quando Abramo fece visita al figlio, Dio mostrò il posto esatto, vicino al pozzo, sul quale , Lui ed Ismaele, avrebbero dovuto edificare un santuario. Dio spiegò loro come doveva essere costruito, nonché il nome dell’edificio, derivato dalla sua forma, Ka’bah , che significa cubo, con i quattro angoli orientati secondo i punti cardinali, ed, in quello orientale, l’oggetto più sacro la pietra di origine celeste, portata dall’arcangelo Gabriele, di colore nero.

Quando fu ultimata la costruzione della Ka’bah, Dio comandò ad Abramo di istituire il rito del pellegrinaggio alla città santa della Mecca, che si sarebbe dovuto fare almeno una volta l’anno, poiché la pietra, chiamata Pietra della Felicità, avrebbe cancellato, una volta baciata, ogni impurità.

Vari clan, discendenti, a volte da Ismaele, a volte da Abramo, in seguito presero custodia della Mecca, finché l’incarico non venne preso dal decimo figlio di Abd-Muttalib, Abd Allah, che sposo, nel 569, la bella Amina, figlia di Wahab.

Purtroppo Abd Allah, di ritorno da una viaggio in Siria, ebbe ad ammalarsi e morire nel 570, poche settimane prima della nascita del figlio Muhammad (Maometto).

Quando Muhammad ebbe tre anni, mentre giocava con il fratello di latte, si presentarono due uomini vestiti di bianco, recando un bacile d’oro, pieno di neve. Presero il bimbo ed, estrattogli il cuore, glielo lavarono con la neve.

Morta la madre, Maometto fu affidato allo zio paterno, Abu Talib. Ma a dieci anni, mentre si recava con lo zio in Siria, incontrarono un monaco cristiano, di nome Bahira, che, conoscendo, da antichi manoscritti, la predizione della venuta di un profeta per gli Arabi, lo comunicò ad Abu Talib, chiedendogli di mantenere il segreto.

Tra i più ricchi mercanti della Mecca, c’era anche una bella vedova, Khadijah, che , sapendo dell’onestà di Maometto, gli affidò l’incarico di portare alcune merci in Siria. Pur avendo quindici anni più di Maometto, al ritorno, fu interessata più dal fascino del giovane, che dal guadagno, tanto che decise di sposarlo.

Maometto amava la solitudine e la meditazione, e si recava in ritiro in una grotta del Monte Hirà. Una notte, quando aveva già quaranta anni, vide una Angelo in forma umana che gli ingiunse di leggere, o ripetere dei versetti. Maometto, spaventato, fuggi dalla grotta, ma raccontò tutto alla moglie che corse dal cugino Waragah, grande conoscitore delle antiche scritture. Questi annunciò alla donna che era il Profeta promesso.

Quando Maometto annunciò la nuova religione, suggerita dall’angelo numero dei credenti aumentò via, via. I cinque pilastri dell’Islam, che significa sottomissione, erano fissati con chiarezza nel Corano: 1) Non c’è altro Dio, fuorché Dio, e Maometto è il suo profeta. 2) Le cinque preghiere quotidiane. 3) Il pagamento dell’imposta coranica. 4) Il pellegrinaggio almeno una volta nella vita, alla Mecca. 5) Il digiuno del mese di Ramadan, periodo della rivelazione, nono mese dell’anno lunare.

Nel pellegrinaggio, ogni mussulmano abbandona i suoi vestiti e va incontro a Dio con le parole: eccomi a te. Gira sette volte intorno al cubo sacro, bacia una volta la pietra nera, si dirige poi verso la valle di Mina ed ivi venera la memoria di Abramo, sacrificando una capra, in ricordo del paventato sacrificio di Ismaele, e non Isacco, per mano di Abramo.

Ricordiamo che, in ogni moschea nel mondo, vi è una nicchia, Mihrab, orientata verso la Mecca.

Con tante cose in comune, quindi, tutti i profeti della Bibbia, Gesù Cristo, anche la Madonna, ma col capo velato, come usanza araba, non dovrebbe essere consentito irridere a abitudini diverse, derivate anche da condizioni climatiche diverse, perchè vi sono avvicendamenti della storia, e le prime civiltà sono nate fra il Tigri e l’Eufrate, nella mezzaluna fertile, ed il rispetto è alla base di ogni convivenza.

Il ricordo delle Crociate, la posizione delle fonti dell’oro nero, non trovato da loro, sono una rivalsa di secoli di colonialismo economico, tecnologico.

Forse, in un futuro non lontano, con la fusione fredda dell’atomo, o la diffusa produzione di betanolo, potrebbe verificarsi un diverso sfruttamento dell’ attuale oro nero, inquinante, come successo per la lignite, ed il carbone.

Non è il caso di esasperare, pertanto, quei rapporti, come accaduto, ricordando che il rispetto è alla base di ogni convivenza e, nel passato, ha prodotto risultati culturali ed artistici, di notevole rilievo.