La Chiesa romana in cammino

Anche se lento, è importante sottolineare il salto di qualità che la Chiesa Romana sta facendo rispetto al vecchio codice di Diritto Canonico del 1917.

Basta pensare che, prima, ad un estraneo, era severamente proibito toccare il calice, la pisside o patena, con le ostie consacrate.

Invece, già nelle istruzioni del 1973, “Immensae Caritatis”, si definì la persona del “ministro straordinario della Eucaristia”, ossia ogni battezzato e cresimato, adulto, uomo o donna, incaricato della distribuzione del pane eucaristico, sia durante che fuori della celebrazione della Messa, il che significò passare da una struttura gerarchica, ad una ministeriale, che meglio si addiceva al nuovo portato del “popolo di Dio”.

Esiste, in effetti, un profondo divario tra quello che la gerarchia comanda, e quello in cui i membri della Chiesa credono, o comportano, un divario che si riflette nella maniera in cui si vive e si pensa.

La frequentazione delle chiese, tranne che nelle grandi feste, è in declino, al pari dei matrimoni religiosi. La pratica della confessione è scomparsa nella maggior parte dei paesi. I ranghi del sacerdozio si assottigliano, molti sacerdoti si avvicinano più agli ottanta anni, ed anche la loro credibilità è stata scossa da molti scandali di pedofilia, avvenuti.

Questo significa che solo se si abbraccerà il modello di Giovanni XXIII, ossia il primato pastorale del servizio, visto solo alla luce del Vangelo, la Chiesa tornerà ad essere la vera bussola morale per il mondo, si desidera, in sostanza, che i problemi reali del momento vengano discussi apertamente, per trovare le più adeguate, non ipocrite, soluzioni.

II pontificato di Karol Wojtyla, ha stupito per la sua grande, immensa personalità, diremmo carismaticità da grande trascinatore, per le oceaniche folle di giovani che ha saputo convogliare, per i suoi viaggi pastorali, per la politica estera che ha contribuito alla caduta del muro di Berlino, ma ha puntato al ritorno dello status ante Concilio Vaticano II, sottovalutando l’aiuto dei Vescovi, dei teologi, delle donne, fungendo, al tempo stesso, da legislatore, accusa e giudice.

Grande ammiratore della Madonna, e degli ideali femminili, ha negato però la pillola, od un diverso sistema e la loro ordinazione a diaconesse, già esistente nelle altre confessioni cattoliche, pur costatando che orami sono le donne che costituiscono la maggioranza viva della chiesa.

Ha preso posizione non solo contro la pillola, ma anche contro il profilattico, che il Cardinal Martini ha, in funzione dell’ AIDS e dei tempi, ha giustificato, rendendosi cosi, responsabile in una crescita demografica incontrollata.

Ha insistito sul celibato dei sacerdoti, causa prima del catastrofica carenza di nuove vacazioni, ignorando la dottrina della Bibbia, in cui non era previsto nessun divieto per i matrimoni, San Pietro era sposato), specie per i curati del piccoli paesi e per quanti non avevano, come il pope ortodosso, alcun desiderio di carriera ecclesiastica.

Molti vescovi, al momento, sembrano e si sentono governatori romani, invece che servitori della chiesa e, come, con Pio XII, molti teologi tacciono o scrivono in modo conformista.

Giovanni Paolo non è riuscito a ricucire gli strappi con le chiese ortodosse, quelle riformiste, non riconoscendone i funzionari e l’ospitalità eucaristica, ed il ritorno dei protestanti alla casa paterna romano-cattolica, forse ora possibile, in quanto cambiati i tempi e le antiche motivazioni.

Karl Wojtyla ha preso infine parte al Concilio Vaticano II, ma diventato sommo Pontefice, non ha seguito la collegialità del Pontefice con i Vescovi, che vivono a contatto del popolo, decretata dal Concilio. Ha fatto pubblica confessione dei peccati e degli errori della Chiesa del passato, ma senza trarne conseguenze pratiche, perché ci sarebbe voluto una reale, fraterna mediazione di posizioni.

Ha messo la museruola a grandi teologi come Hans Kung, già nominato “peritus”  da Giovanni XXIII, che a suo tempo chiamò ad insegnare all’Università di Teologia Benedetto XVI, uno dei pochi che avrebbe potuto anche trovare una soluzione al problema fede-scienza, ed ad una apertura della chiesa alla società.

In breve, ed è il silenzioso pensiero di moltissimi, se la Chiesa vuol uniformarsi ai tempi, e considerare la vita reale della società, deve ritrovare la spirito di Giovanni XXIII e l’impulso riformistico dell’accantonato Concilio Vaticano II, perché si possa tornare allo vero spirito delle parole di Cristo, e non diventarne un corpo egemonico, diviso dalle altre chiese, per ragioni che potrebbero essere superate.

In fondo il Pater Noster è unico, ed invita a pregare fraternamente insieme.