La congiunzione planetaria chiamata Cometa

Sono un appassionato presepista che ho la copia esatta, in  formato ridotto, del presepe che si trova a San Polo Matese. Tanti anni fa, oltre ad averne costruito uno con pastori che si muovevano, ho portato i miei figli, ed i miei nipoti, in tutte le chiese, anche dei paesi vicini, per vedere quali erano i più belli. Ricordo che il Commendatore Colitti mi gratificò anche d’un premio e, per più anni, ho eseguito le foto, per conto del Provider Aliseo, dei tanti lavori artistici che si esponevano a Campobasso.

L’importante, ora, è che in quelli che ancora si allestiscono nelle case, o si acquistano sulle bancarelle, ci siano quei Re Magi che, di solito, vengono posti agli angoli dei presepi realizzati, spostati quindi, ogni giorno, di un piccolo tratto, quasi passo dopo passo, per avvicinarsi a Betlemme, all’Epifania, il 6 Gennaio, alla capanna del bambino Gesù, con su una stella..

Il primo racconto di questa stella si trova nel Vangelo di Matteo che fu scritto attorno al 50 d.C., e che recita così: Nato Gesù in Betlemme di Giuda, al tempo di Erode, alcuni Magi, venuti da Oriente, giunsero in Gerusalemme e chiesero “Dove è nato il Re dei Giudei? Perché noi abbiamo visto una vivida luce in Oriente, siamo venuti per adorarlo.” Quindi, quel miracolo di luce che, avevano visto in Oriente, era quello che si vedeva, ancora, sul luogo dove riposava il Bambino.

Ma, per sostenere che non era una cometa, bisogna ben conoscere la natura delle comete. Bisogna, cioè, chiarire cosa sono. Il sistema solare, è stato scritto, al momento della sua formazione, era formato da nubi di polvere e gas. Il più pesante, e la maggioranza, di questo materiale si addensò in nuclei più grandi, formando i pianeti. Le comete erano, quindi, solo quei corpi celesti di polvere e ghiaccio gravitanti intorno al sole, in orbite di solito ellittiche. I cristalli, pertanto, evaporavano ogni qual volta che le comete si avvicinavano al sole, ovviamente per un tempo limitato.

I Magi, poi,  erano sicuramente degli astrologi, sacerdoti probabilmente della religione di Zoroastro, che venivano dalla Assiria o dalla Media, ossia Oriente, e dovevano percorrere grosso modo 8-900 chilometri, e, per il viaggio a dorso di cammello, ci volevano, sicuramente, tre o quattro settimane, tempo superiore all’esposizione di una cometa al Sole. Inoltre dovevano saper interpretare i segni della volta celeste..

Ma nel più vecchio esemplare del Vangelo di Matteo, del 70 d.C., scritto in greco, la parola usata per indicare quel che guidò i Magi è “astron”, che si può tradurre come stella o evento del cielo, ma  non la parola cometa. Inoltre, se guardiamo come fu rappresentata la stella di Betlemme, ci accorgiamo che fu disegnata come una normale astro.

Il problema dell’errore è, però, da imputare al grande Giotto, il quale nel ciclo degli affreschi che decora la stupenda Cappella degli Scrovegni dipinse una cometa , fatto unico, dato che, nei successivi affreschi di Assisi, Giotto non ripeté l’errore, Ma la bonaria invenzione prese piede.

Quella che, con molta  probabilità conta, poiché la parola pianeta significa errante, ed è la ipotesi più vicino al vero, è la congiunzione planetaria di Marte, Giove, Saturno.

Si tratterebbe di un effetto prospettico, dal punto di vista della terra, ma i tre pianeti rimasero vicini nel cielo della costellazione dei Pesci, cosa che si ripete ogni 805 anni. Ipotesi confermata dalle cronache cinesi, dove si parla di una stella nuova nel 5 a.C., e anche dell’errore del monaco Dionigi il Piccolo che sostenne la morte di Erode nel 4 a.C., errore perché Erode era vivo quando nacque Gesù.