L’indifferenza etica

In Indonesia, ieri, tre esponenti della locale comunità Cristiana, sono stati fucilati, con l’accusa di aver fomentato disordini infra-religiosi, nonostante la perorazione di clemenza del ministro D’Alema, al collega degli Esteri indonesiano.

Nel mondo non si è levata alcuna voce di protesta, e non ci sembra che nessuno si sia indignato , nelle nostre società occidentali, contrariamente alle società islamiche, come accaduto per le note vignette danesi di Maometto, od al riporto delle parole medievali dell’ imperatore Bizantino, Manuele il Paleologo, pronunciate da Benedetto XVI, nel suo discorso all’Università di Ratisbona.

Queste parole, per la cronaca, erano già state riportate, nel 1685, dal filosofo inglese John Locke, nella “Lettera sulla tolleranza”. Il senso era che non si sarebbero mai potuto stabilire sentimenti di pace, e tanto più di amicizia, se avesse prevalso l’opinione che la religione avrebbe dovuto essere diffusa con la forza, queste parole e con le armi.

Dette dal Papa, sono state invece un pretesto di indignazione, anche da parte dei governi islamici, cosiddetti moderati, con la conseguente generale richiesta di scuse.

In tal caso, le guardie svizzere avrebbero dovuto occuparsi, seriamente, oltre che della sicurezza del Papa, anche di quella del nostro Presidente del Consiglio.

Si dice che l’indignazione sia l’anticamera dell’azione politica, ma ci risulta che nessuno più sembra indignarsi nella nostra società, schiava del petrolio e degli interessi.

Sembra prevalere una sorta di pensiero che eleverebbe l’indifferenza etica, a fondamento dello spirito di tolleranza, che non sarebbe vissuta come valore in sé, premessa di ogni libertà, ma come opportuno espediente per evitare guai, ed esporsi alle ritorsioni del terrorismo.

C’è un vecchio adagio: “Chi pecora si fa, il lupo se la mangia”.

La conseguenza è che nel mondo giudaico-cristiano, e nelle società democratiche liberali, nessuno ha levato la propria voce a difesa del Pontefice, al quale, invece, è stato rimproverato di avere, “imprudentemente “, sollevato il problema delle differenti radici storiche del Cristianesimo, nato, ai tempi dell’Impero Romano, dal sacrificio di tanti martiri, quelle dell’Islam.

L’unica voce, quella del primo ministro Zapatero, nonostante sia il politico europeo più laico, per le sue più avanzate aperture : “il matrimonio fra omosessuali, il ristretto periodo necessario per divorziare, lo studio degli embrioni “, ma, sicuramente, non antireligioso, forse per il retaggio storico dell’ eroe spagnolo, il Cid, al tempo della dominazione dei Mori.