Notizie sul Pane

Una Commissione di Gildone, deputata all’organizzazione di una grande festa di paese, il 14 Giugno 2019, per la storia del pane, loro produttori di una qualità speciale, molto appetibile, mi hanno incaricato, al riguardo, di trovare tutto che si è verificato nel passato, invitandomi a presenziare alla manifestazione.

Le prime notizie di un tipo di GALLETTE, uso pane, le troviamo in Europa, ed esattamente in Toscana, 30000 anni addietro. Erano prodotte servendosi di canne palustri chiamate fita, ricche di amido, triturate, mescolate con acqua, e messe poi su pietre arroventate.

Il primo tipo, invece, di una specie di Pane,la troviamo in Giordania 14000 anni fa, nel sito Shubayqa 1, fatto di un insieme tritato di farro, orzo e miglio. Questa focaccia azzima, cotta al forno, trovata negli scavi carbonizzata, riportata storicamente, è il primo tentativo attuato da parte dei Natufiani, popolazione dedita alla caccia, che  incominciò ad non essere più nomade.

Ma il primo vero pane lievitato è da attribuire agli Egiziani, che, 3500 anni a.C., scoprirono la fermentazione. La leggenda ci parla di tre diverse tradizioni. Si narra che una schiava, in un mucchio di vari cereali sfarinati, per la maggior parte grano duro, aggiungesse, sbadatamente, invece dell’acqua, della birra di cui gli Egiziani, oltre ad essere stati i primi a fabbricarla, erano assidui consumatori, conosciuti, a quel tempo, come i più grandi mangiatori di pane.

Il risultato fu così che la birra sarebbe forse è diventata il primo lievito ed il pane prodotto, soffice e gradevole, diventato l’alimento più sfornato dal popolo egiziano.

Secondo un’altra storia, all’impasto dei cereali sfarinati della giornata, una massaia aggiungesse, forse per economia, il residuo dell’impasto inacidito del giorno prima, mettendo, quindi a cuocere insieme nel forno quel quantitativo che era  fermentato. Terza storia, molto verosimile, una massaia, avrebbe messo nel forno tutto l’impasto inacidito del giorno prima.

Solo per inciso, come rilevato nella stele di Memi, gli Egiziani mettevano del pane anche nelle tombe, perché i loro morti potessero sopravvivere.

Solo gli Ebrei, dopo gli Egiziani, continuarono a produrre il loro pane, chiamato Matza, senza però fermentare il loro sfarinato, e, quindi, un prodotto azzimo, come le attuali ostie.

Dagli Egizi, il popolo Greco, trovando questo pane molto più gradevole delle loro focacce, cominciò  ad acquistare da loro adeguate quantità di grano, per avere lo stesso risultato e, così facendo, nacquero molti forni con innumeri qualità, aggiungendo anche allo sfarinato olio, vino,semi di papavero,  spezie varie,ed i fornai tutti incominciarono a lavorare di notte per fornire al mattino del prodotto caldo, appena sfornato.

I Romani, che ancora usavano la Puls, tipo di polenta di orzo, grano o fave, appresero dai Greci questa nuova qualità che era di gran lunga più appetibile, tanto che fecero venire, da Atene, il maggior numero di impastatori, fornai.

Il Pane, nel Medio Evo, per le classi più povere, era più scuro, più duro, più povero di proteine. La miscela di base che doveva essere sfarinata, si componeva di farro, segale, avena, miglio. Quella, invece, delle classe nobili e delle comunità monastiche, era fragrante, bianca, soffice, ed era composta di solo frumento. La regola di San Benedetto, Santo Patrono d’Europa, era, comunque, di recuperare anche tutti i tozzetti di pane, focacce, torte, per poi riutilizzarli, cucinandoli con le Uova.