Primo Maggio, solo per ricordo, di un argomento già trattato

Mi sono sempre chiesto perché la festa del 1° Maggio fosse la festa dei lavoratori.

Quando ero alle scuole elementari, questa data era solo l’inizio del mese Mariano e, come da antica consuetudine, ci si alzava presto al mattino per andare al santuario della Madonna dei Monti.

Improvvisamente, nel 1945, sei giorni dopo la liberazione dell’Italia dai Tedeschi, il 25 Aprile, tornò a celebrarsi la festa del Lavoro. Prima, se ben ricordo, si festeggiava solo il 21 Aprile, quale Natale di Roma, ed nel giorno del 1 Maggio si vedevano solo scritte sui muri, volantini, e persone che portavano garofani rossi all’occhiello.

Ricordo ancora quel primo maggio, e quelli che si sono poi susseguiti, con tante bandiere rosse, e l’inno diffuso da grossi altoparlanti montati su circolanti camioncini: Avanti popolo, alla riscossa…

Ho sempre però, forse innocentemente, pensato che la festa non fosse retaggio di un partito, ma di tutti i lavoratori del mondo, artigiani, contadini,operai, ed ho perciò creduto fare qualche ricerca.

Otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore per dormire, fu la prima parola d’ordine coniata nel 1855, in Australia, per migliorare le condizioni di lavoro proprie del tempo, per affermare dei diritti non riconosciuti.

Il movimento, di conseguenza, fu presto condiviso da gran parte dei primi sindacati dell’epoca che si misero alla ricerca di un giorno in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi, esercitare forme di lotta tese a giuste rivendicazioni.

A Ginevra, nel settembre del 1866, scaturi, ad opera della Prima Internazionale, la prima proposta concreta: “otto ore come limite legale dell’attività lavorativa”. Ed a sviluppare questo movimento furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi.

Lo Stato dell’Ilinois, proprio nel 1866, approvò quindi la legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore e l’entrata della legge fu fissata per il 1 Maggio 1867, giorno in cui, a Chicago, venne organizzata la più grandiosa manifestazione mai vista sino allora. Diecimila lavoratori diedero vita ad un imponente corteo, dinanzi a numeroso pubblico.

Nell’ottobre del 1884, la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò, nel 1 Maggio 1886, la data limite a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare oltre le otto ore.  Ed il 1 Maggio 1886, che cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, in dodicimila fabbriche degli U.S.A., 400.000 lavoratori incrociarono Ie braccia.

Nella sola Chicago ne scioperarono, e parteciparono ad un grande corteo, 80.000 lavoratori.

Il lunedì successivo, però, acuendosi le tensioni, la polizia fece fuoco contro dei dimostranti radunati per protestare contro alcuni licenziamenti. I morti furono quattro e, per il giorno seguente, fu indetto un grosso comizio. Mentre, però, la polizia si avvicinava al palco degli oratori, per interrompere la manifestazione non autorizzata, non si sa da chi, fu lanciata una bomba. I poliziotti, impauriti, si videro costretti ad aprire il fuoco sulla folla e si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno successivo ancora, a Milwaukee, la polizia ebbe a sparare contro altri manifestanti, operai polacchi, provocando altre nove vittime.

Il ricordo dei ” martiri di Chicago “, cosi, era diventato il simbolo della lotta delle otto ore, e riviveva nella giornata ad essa dedicata. Il 20 Luglio 1889, il congresso costitutivo della Seconda Internazionale, a Parigi, decise che il 1° Maggio, per il suo alto valore simbolico, sarebbe stato il giorno, per tutti i paesi, tutte le città, il giorno in cui i cui tutti i lavoratori avrebbero chiesto alle autorità la promulgazione della la legge delle otto ore lavorative. E cosi avvenne, ovunque, anche negli anni successivi, perché il ricordo, e lo spirito di quella giornata, si era radicato nella coscienza di ogni lavoratore.

I tempi, oggi, sono cambiati e qualche considerazione ci sarebbe pur da fare: innanzi tutto che, istituzionalmente, la giornata non dovrebbe aver logiche politiche, ma solo sindacali. In secondo luogo, essendo ormai in una economia mondiale globalizzata, i sindacati dovrebbero avere questi due obiettivi: il rispetto dei contratti collettivi nazionali, e la sopravvivenza delle aziende, nella condizione di competitività cui oggi sono esposte, perché, diversamente, qualunque imprenditore, non reggendo alla concorrenza, non sarebbe più in grado di creare o conservare i posti di lavoro, già in essere. Il che è un fatto sociale di somma rilevanza, a cui i sindacati, imprenditori e collaboratori, sono chiamati per il bene della società.

Nell’attuale mondo economico, c’è bisogno di imprenditori e di lavoratori, gli uni, senza preparazione sempre più evoluta dei collaboratori, non potrebbero difendersi, e non avrebbero associazioni in grado di sostenerli, specie di fronte a nazioni più arretrate in cui, il costo delle ore lavorative, molto diverso e non garantito da altrettanti sindacati.

E’ importante non dimenticare che l’economia è il perno vitale di ogni nazione, oikia nomos, norme di casa, e l’impegno, l’orgoglio, non la ricerca del solo posto di lavoro, non i ricatti od il disimpegno, dovrebbero spesso regnare. Gli artigiani, gli opifici, le aziende private, ove non riescono, anche con impensabili sacrifici, a superare i loro costi, non possono rimanere a lungo sul mercato, che è come una giungla, una competizione in cui il più capace prevale.

Alla politica non rimane che, ove ci sono condizioni irregolari di monopolio, intervenire nell’interesse, non del singolo, ma soprattutto della società.