La chiesa di S.Maria de Foras a Campobasso

Vicino alla chiesa di Santa Maria de Foras, a qualche chilometro da Campobasso, nella zona della Foce, in una villetta isolata in mezzo ad un folto verde, visibile da una parete di cristallo, lascito della famiglia dei fiorai Di Lauro, la Diocesi ha creato un piccolo eremo ove, lontani dal caos della città, si può restare più giorni, per isolarsi nella preghiera.

C’è anche, appena si entra, una stanzetta con in fondo un altare, un piccolo ostensorio per l’adorazione, un modesto tabernacolo, e tutti gli oggetti sacri per dir messa, dare la comunione, il che avviene di sera, ogni martedì, nella più completa partecipazione.

Come nelle comunità primitive, ci si ritrova con altre persone devote, desiderose di ritrovare se stessi, nel silenzio, imitando gli eremiti dei primi tempi.

Ho chiesto ad alcune persone il perché della loro venuta. Mi hanno risposto: perché Gesù ha pregato 40 giorni nel deserto, e ci ha detto di pregare, insegnandoci il Padre nostro.

Hanno aggiunto, perché la preghiera è un loro intimo bisogno, che nasce dal cuore, per cercare, nel silenzio, di entrare in comunione con Gesù, e rivolgersi  a Lui, l’unico nodo per inserirsi in questa comunione.

I sentimenti che si riescono ad esprimere nella preghiera sono, infatti, il mezzo, il fondamento di questo incontro interpersonale, in cui l’unico intento è cercare di sentirsi più vicini a Dio.

Ed il linguaggio della preghiera è, per questo, il linguaggio dell’amore che va dalle parole al silenzio, in cui il silenzio è il massimo della parola, perché ti fa ascoltare il tuo intimo.

Intendo, ovviamente, non la ripetizione di preghiere stereotipate, o recitate meccanicamente.

Solo ai bambini si chiede di imparare le preghiere più tradizionali, ma agli adulti si chiederebbe di esprimere pensieri per mezzo della corporeità del cuore.

Il frequentare l’eremo, quindi, è l’estremo tentativo di agganciarsi alla vera preghiera, il tentativo di sintonizzarsi, nell’ascolto del silenzio, sulle frequenze del cuore.