Sesso ed amore sbagliato

In questi giorni leggiamo sempre più di episodi che ci rattristano: stupri, ragazze che si buttano dall’ottavo piano, studenti vittime di prese in giro, che scelgono di non affrontare le difficoltà della vita, aggressioni di ragazze, di donne, offese a professori, atti intimidatori, ragazzi di meno di 16 anni che, con i cellulari, filmano il sesso fatto in gruppo, per poi farlo vedere in giro, o su internet.

Come scrive il sociologo Alberoni, nella gioventù italiana, nella scuola, si sono messi in moto gli stessi atti che sono sempre esistiti nei ghetti degradati delle grandi metropoli americane, nelle favelas, dove comandano bande di giovani violenti, che schiavizzando ragazze, che finiscono poi per prostituirsi.

In questi ultimi anni, poi, si è diffusa l’erronea idea che il mondo dell’amore, dei sentimenti romantici, della lealtà, delle buone maniere, sia qualcosa di naturale.

Siamo tornati al mondo animale, non considerando che tutto ciò che di buono c’è nella società, è frutto solo di educazione, rispetto, crescita culturale, osservanza di legalità, del non fare ad altri quello che non vorresti altri facessero a te.

Quando, però, quest’ordine si rompe, come in guerra , in una rivoluzione etnica, come leggiamo costantemente in Afghanistan, in Cecenia, in Iraq, in Africa, vediamo esplodere nei giovani i comportamenti primordiali, più brutali. La testa nella sabbia, per soffocamento, e lo sgozza mento. Od il giocare a pallone con le teste delle persone decapitate. Torture, stupri, estorsioni, ricatti, spersonalizzazioni, ed altro.

Ossia, quando viene a mancare la legge, si forma, tra i giovani, come nei film, spesso proiettati, un gruppo, o più gruppi dominanti, armati, violenti, in lotta fra di loro, per il dominio del territorio, che schiavizzano molti giovani del quartiere, monopolizzando le ragazze, preda del capo, o del gruppo.

Ripeto una frase di Alberoni: la civiltà è il prodotto dell’educazione degli impulsi, attraverso la morale, la cultura, la legge, e soprattutto l’esempio.

Imbrattare i muri, buttare a terra le mezze sigarette, o carte, barattoli, salire sulle aiuole, rompere o divellere i segnali stradali, sicuro segno di inciviltà.

Nei paesi in cui vigono ancora autorità, civiltà, elevazione sociale, culturale, questo non si verifica, perché la società fa rispettare i beni comuni, altrui.

E bene però dire che, biologicamente, i giovani hanno due impulsi primari: l’aggressività ed il sesso, ma la sessualità dei giovani è totalmente diversa da quello delle ragazze che parte soprattutto dall’affetto, dalla simpatia, dai sentimenti. Lo stupro, crediamo, abbia a che fare con gli istinti primordiali del sesso maschile, quali: la caccia, l’inseguimento, la preda tremante, il possesso, il senso di onnipotenza, lo sfogo sadico di un istinto malato, spesso di individui, socialmente isolati.

Una ricerca ISTAT, pubblicata alla fine del 2004, attesta che ogni giorno, in Italia, sette donne vengono violentate, ma il dato si riferisce solo ai casi denunciati, che sono l’8% degli episodi effettivi. Molte donne, per vergogna, od altro, preferiscono non denunciare la violenza subita, che cambia psicologicamente la loro vita.

Per onestà, dobbiamo riconoscere che il concetto di stupro è stata opera, per la prima volta, di testi religiosi. Nella antichità, e fino al Medioevo, lo stupro veniva considerato, in molte culture, un reato minore, contro donne o ragazze, perché queste erano trattate come una proprietà dell’uomo. La pena era, quindi, una multa da pagare al padre, od al marito della vittima.

Nell’antica Grecia, nell’impero Persiano, e nell’antica Roma, le truppe stupravano le donne ed i ragazzi delle città conquistate. La stupro in guerra fu proibito solo dai codici militari di Riccardo II ed Enrico V d’Inghilterra, nel 1385 e nel 1419, per giustiziare gli stupratori della guerra dei cent’anni. Solo dagli anni settanta, tale reato è diventato un crimine contro la persona, anzíché contro la moralità, l’onore.

Il fenomeno, come attestano i giornali, è in costante aumento.