Storia del denaro

Prima del denaro, l’unico sistema possibile per lo scambio di beni era il baratto, questo nella età della pietra. Ad esempio, per avere una lancia per cacciare, bisognava trovare una pietra dura, appuntita, affilata, ed un’asta di legno. Il suo valore di scambio poteva essere quello di sei galline, e così via. Il metro usato, in genere, era il tempo di lavoro necessario per l’oggetto.

Ma, col tempo, questi scambi divennero sempre più difficoltosi, anche per la divisibilità dei beni, e nacque il bisogno di un valore ponte per quelle leghe che meglio si conservavano nel tempo. Così si arrivò ai metalli come il bronzo, il rame, l’argento, l’oro, che potevano essere custoditi, ma aventi valore diverso in base alla loro reperibilità, ed inalterabilità. Naturalmente l’oro con un valore maggiore, in funzione della trovabilità e conservabilità.

L’origine  del denaro, come forma di moneta,  è da  riconoscere al re Creso, nella Lidia, nell’ottavo secolo a. C.. Ma, nel giro di cent’anni, settimo secolo a.C.,  presto si diffuse l’uso della moneta, e, in Grecia, nacque la figura del mercante. La moneta, poi si  diffuse in Persia e quasi dappertutto, persino in India, per merito di Alessandro Magno.

Ovviamente le monete di rame erano le più usate quotidianamente per le spese giornaliere, quelle d’argento e d’oro, invece, aventi più valore, più di rado.

La parola denaro comunque, è di origine romana:  nummus denarius, e corrispondeva a 10 assi, equivalenti a 2 Sesterzi. L’asse, introdotto nel335 a.C. , dapprima moneta di bronzo, poi di rame, con su coniato il nome dell’imperatore del periodo, era il più usato, ma quello di minor valore.

Il soldo, dall’etimo solidum, fu introdotto nel 309, dall’Imperatore Costantino, sostituendo l’aureo. Dapprima fu d’oro, poi d’argento, e corrispose sempre a 25 assi.

Il termine moneta potrebbe avere due etimi. Per alcuni è riconducibile ad una statua, della dea Giunone, proprio nell’interno della zecca romana, chiamata Moneta, dal latino moneo, che significa monitorare, avvisare, perché furono le sue oche sacre del Campidoglio, che avvisarono gli assediati della presenza armata dei Galli Senoni, con a capo Brenno. Richiamando, per il difficile momento, il dittatore Marco Furio Camillo, in esilio, i suoi soldati cacciarono i Galli, vincendo ogni scontro. Furio Camillo recuperò l’oro già pesato con una imprecisa bilancia dei Senoni, più il peso  della spada di Brenno, impostosi con le parole : Vae victis (Guaio ai Vinti). Ma Marco Furio Camillo, aggiungendo la sua spada, disse : Non con l’oro si salva la patria, ma col ferro, mettendosi ad inseguire Brenno, fin oltre il Lazio, dopo aver recuperato tutto l’oro.

Un altro possibile etimo, forse più probabile, deriva dal termine greco monytes, che significa indicatore, e significa in modo più coerente, un  valore corrispondente a quello  indicato.

Un altro termine, pure molto usato, fu la pecunia, dalla  Dea latina della Ricchezza, Opi, che aveva una figlia dal nome Argentinus, protettrice del denaro e degli uomini d’affari, dall’etimo pecus, pecora, per il valore dell’animale, di cui si poteva monetizzare tutto.

Comunque, il privilegio delle monete è sempre stato quello di poter costituire depositi e formare dei risparmi.  Di qui, dopo il Medio Evo, il passo ai Banchi, alle Banche, agli Istituti privati dediti a tutte le varie operazioni finanziarie, il percorso è più che noto.

Mie Considerazioni : Si dice spesso che il danaro non dia felicità. Il denaro è diventato lo strumento verso cui, molti di noi hanno sviluppato una vera sorta di dipendenza, e la possibilità di ogni contrattazione e guadagno. Ma, secondo me, i sentimenti non si possono comprare con i soldi. Il denaro deve diventare solo uno strumento, ma è più importante la famiglia, gli amici, la salute.