Qualche risposta dimenticata

Come nonno, spesso mi trattengo con i miei tre nipotini, figli di mio figlio, e mi diverto a fare delle facili domande di varia natura e mi meraviglia il fatto che spesso non mi sanno rispondere anche le persone più grandi presenti.

Una delle tante domande è perché la nostra nazione si chiama Italia

Il nome potrebbe derivare dal vocabolo Italoi, termine con il quale i Greci designavano i Vituli, togliendo solo la V e modificando la u, una popolazione che abitava nelle punta estrema della nostra penisola, nei pressi di Catanzaro, i quali adoravano il simulacro di un vitello.

Catanzaro

Il nome, quindi, avrebbe potuto significare: abitanti della terra dei vitelli. Solo all’inizio del V secolo a. C., con l’Italia che indicava unicamente la Calabria. In un secondo tempo, il nome fu esteso a tutta la punta meridionale del Paese.

Nel Secolo III a.C., poi, dopo la vittoria dei Romani nei confronti dei Sanniti e contro Pirro, il nome si estese sino al Rubicone.

Fiume Rubicone

Nel 49 a. C., quando alla Gallia Cisalpina furono concessi i diritti di cittadinanza romana, anche le regioni settentrionali della penisola presero il nome di Italia.

Con Augusto, 27 d.C., i confini furono portati ad ovest sino a Nizza, ed a est, sino al fiume Arsia, in Istria

Nizza

Ritornando, invece, all’ età del Bronzo medio, 1359 a. C. ossia la sedicesima generazione dalla guerra di Troia, e quindi quella che è da definire periodo protostorico, ossia la condizione che sia possibile riscontrare una società con una struttura sociale, dei vari culti, o una prima divisione del lavoro, ma non ancora la scrittura, che è la caratteristica della storia vera, vi è una seconda tesi, avvalorata dal grande filosofo Aristotele : quello di un Re che si chiamava Italo, Re degli Enotri.

Armatura di re Italo

La storia, quindi, ci dice che questo Re degli Enotri, popolazione che regnava anche sull’Aspromonte, era molto potente, ma molto buono e saggio, da non lasciare ai posteri il nome di Enotria, modificandolo col suo nome.

Da Lui, pertanto, la nazione avrebbe potuto prendere il nome. Il Re Italo, in questo caso, sarebbe stato l’eponimo italiano a dare il nome a tutta la penisola.

Una seconda domanda : Come fondarono Roma, Romolo e Remo ?.
Il sito della futura Roma, infatti, sarebbe stato occupato, sin dall’età antichissima, da popoli di origine greca. Come primi gli Aborigeni, popolo proveniente dall’Arcadia e che vi avrebbero cacciato dalla zona i Siculi, dopo essersi alleati con i Pelasgi, provenienti dalla Tracia. Questo, tre generazioni prima della guerra di Troia. Trent’anni dopo, sarebbero giunti nella zona alcuni abitanti della città greca di Pallantio, sempre in Arcadia, guidati da un certo Evandro. Gli aborigeni avrebbero accolto benevolmente gli Arcadi, che si sarebbero stabiliti sul colle Palatino. Una ultima migrazione avrebbe visto il famoso Eracle che avrebbe ucciso il brigante Ceco.

Re Latino

A questo punto ci si collega con Virgilio, nel raccontare l’arrivo di Enea alla foce del Tevere. Questi, dopo essere sfuggito alla distruzione di Troia, insieme alla moglie Creusa, il padre Anchise ed il figlio Ascanio, e non essersi fermato a Cartagine, dove Didone lo voleva trattenere, al termine del suo peregrinare, sarebbe infine approdato sulle coste del Lazio, fondando la futura città di Lavinio. Il re degli aborigeni, infatti, Latino, avrebbe stretto con Enea un’alleanza, cementata con il matrimonio tra l’eroe troiano e la figlia, Lavinia.
Quest’ultimo fatto avrebbe però scatenato l’ira di Turno, re dei Rutuli e promesso sposo di Lavinia, il quale alleatosi con l’etrusco Merenzio, avrebbe mosso guerra a Latino ed a Enea. Ma lo scontro, violentissimo, si sarebbe concluso con la morte di Turno e la vittoria dei Troiani. Al seguito della morte di Latino, anche lui perito nello scontro, Enea avrebbe assunto il comando dei due popoli, che, da quel momento si sarebbero comunemente chiamati Latini.
Pochi anni dopo, morto Enea, il trono sarebbe passato nelle mani del figlio Ascanio, che avrebbe fondato la città di Alba Longa, su cui i suoi discendenti avrebbero regnato per molte generazioni.

Enea


Il trono quindi, sarebbe passato nelle mani di Numitore. Ma Il fratello minore di costui, Amulio, desideroso di impossessarsi del trono, avrebbe però ordito un complotto ai danni di Numitore, facendone uccidere il figlio e costringendo la figlia Rea Silvia a diventare una vergine vestale, impedendole, così, di dar vita ad una successione legittima. Poco tempo dopo, tuttavia, Rea Silvia sarebbe rimasta incinta: secondo alcuni a seguito di uno stupro perpetrato da uno dei suoi corteggiatori, secondo altri per opera del Dio Marte,
Amulio, temendo l’avvenuta nascita dei gemelli, avrebbe ordinato alle sue guardie di condurre i due bambini presso un’ansa del fiume Tevere, e lì abbandonarli al loro destino.

Lavinia
Ascanio

I gemelli, dai nomi Romolo e Remo, sarebbero però sopravvissuti grazie all’intervento di una lupa, donna libera, senza marito, che, udendo i vagiti dei neonati, li avrebbe allattati.
Romolo e Remo sarebbero poi stati recuperati da un pastore della zona, Faustolo, che li avrebbe cresciuti insieme alla moglie Acca Laurenzia.
Romolo e Remo, una volta raggiunta l‘età adulta e scoperta la loro identità, avrebbero aiutato il nonno Numitore a ritornare sul trono, uccidendo il fratello Amulio.
Fatto ciò, essi avrebbero fondato la nuova Roma, il 21 Aprile dell’anno 753 a.C.,

Alba Longa

A partire degli ultimi studi, e lo sviluppo di una scienza più critica, e più campagne di scavo nell’area del Palatino, del Foro, e del Campidoglio, è stato possibile tracciarne con più precisione i confini, tra mito e storia e di delineare l’evoluzione di una Roma arcaica, capitale del mondo Romano.

Rea Silvia

Nuova domanda : le lotte della confederazione Sannitica, formata dai Caudini, Irpini, Pentri, Caricini, e, nel periodo della massima espansione, anche i Frentani, contro i Romani.

I Sanniti, ritengo, rappresentavano il frutto di varie popolazioni provenienti dall’area sabina: Il risultato di questa mescolanza osco-umbra fu la formazione di gruppi che si sparsero su tutto il territorio e adottarono l’osco come lingua. I Sanniti, però, si distinguevano dalla altre etnie, per arte, religione, sistemi difensivi e leggi.

Lupa (a buon intenditor) che allatta Romolo e Remo

I Caricini abitavano l’area del basso Abruzzo. I Pentri erano il popolo guerriero stanziato nel Molise. I Caudini, la tribù che maggiormente risentìva dell’influenza ellenica, e risiedeva nell’attuale territorio di Benevento. Gli Irpini, il cui nome derivava da hirpus lupo, ed aveva uno dei centri più importanti in Abellinum.

Faustolo

Nel 354 a.C. i Romani, che pure avevano in parte sangue Sabino, vennero a contatto con i confederati Sanniti e, nonostante avessero ambedue mire espansionistiche, preferirono stipulare un patto di non belligeranza.

Ma il primo vero scontro si ebbe nel 343 a.C., quando la città di Capua chiese aiuto ai Romani per l’assedio dei Sanniti. I consoli furono Corvo per Capua, e Cnosso per i Sannio. Ma i Sanniti perdendo, inviarono nel 341 a.C. i loro ambasciatori a Roma a chiedere la Pace.

La seconda guerra durò 22 anni, dal 326 a.C. al 304. I romani, nel 328, avevano fondato una colonia a Ceprano, sulla riva del fiume Liri, terreno dei confederati. Vi furono così scontri nel 326, 325, 324 a.C., ed infine, quando i Romani dichiararono guerra ai Vestini alleati dei Sanniti, ne riuscironno sempre vincitori, ma con scontri sempre più duri.

Forche Caudine

Sino al 321 a. .C., alle Forche Caudine, con la umiliante sconfitta dei soldati Romani costretti a passare sotto due lance incrociate, presso lo stretto di Arpaia, avendo scelto quella strada per raggiungere Lucera. Ma Roma non cedette e nel 320 a.C. la guerra si allargò in Puglia. Nel 319 i Romani sconfissero i Frentani, nel 317. la battaglia di Terracina, ed altri scontri dai quali i Romani riuscirono sempre vincitori, conquistando, poi, anche Sora, anche se, quest’ultima, solo con un tradimento.

Terza guerra Sannitica 298-290 a.C. I Lucani, attaccati dai Sanniti nel 298 a.C., chiesero aiuto ai Romani, che così, sempre vincendo, ebbero modo di conquistare Bojano, Aufidena, Maleventum.

Frentani

Inoltre, poi, nel 295 a.C. la battaglia di Sentino, contro Etruschi, Sanniti, Galli Senoni ed Umbri, aprì la strada ai Romani dell’Italia Centrale. La aspra battaglia, infine, di Aquilonia, nel 293 a.C,. l’ultima roccaforte della Confederazione Sannitica, che segnò anche la fine delle guerre Sannitiche. Lo scontro fu durissimo. I più valorosi della confederazione, i linteati, che avevano giurato al Sacerdote Ovio Paccio su un manuale scritto su un antico libro di lino, a stento si rifugiarono, dopo la disfatta, a Bojano, ma il terreno di questo scontro non è stato ancora ben identificato. La tomba, invece, di Ovio Paccio è stata ritrovata a Belmonte del Sannio.

Corfinio

Altro conflitto negli anni 90-88 a.C., per la Guerra Sociale, socio in latino significa alleato, detta anche guerra Marsicana,. La scintilla che fece scoppiare la guerra fu l’omicidio del tribuno Marco Livio Druso che voleva concedere la cittadinanza romana agli Italici. Ad Ascoli scoppiò una rivolta in cui tutti i Romani furono trucidati. Quinto Poppedio Silone, per questo, formò una lega con capitale Corfinio, e successivamente Bojano ed Isernia, dal nome Italia, dichiarando guerra ai Romani, con esiti positivi, finché non si raggiunse lo scopo della richiesta cittadinanza, anche se con diversi distinguo.

Mario e Silla

L’ultimo scontro a Porta Collina, ossia la prima Guerra Civile della Repubblica Romana, tra Mario e Cornelio Silla. Porta Collina è la stessa nella quale entrarono i Galli nel 390 a.C.
La battaglia di Porta collina ebbe luogo il 1 ed il 2 Novembre del’82 a.C. tra la fazione aristocratica di Lucio Cornelio Silla ed un esercito formato dai populares, (frazione sostenuta dai tribuni, in questo caso Mario, che sostenevano le istanze del popolo), ed un esercito formato dalla lega italica guidati dal condottiero Sannita Ponzio Telesino che marciò direttamente su Roma, non dimentico dei tanti soprusi ricevuti.

Battaglia di porta Collina


La battaglia fu combattuta con estremo accanimento, Silla stesso stava per essere colpito, ma venne vinta dagli aristocratici, anche perché i militi di Mario, si rivoltarono contro la lega.. La testa di Ponzio Telesino fu buttata nella mischia, e tutti i prigionieri trucidati, circa 8000, secondo alcune fonti.. Silla, poi, fu crudele con i Pentri di Bojano tanto che dovette far venire 47000 Apuani per ripopolare la zona. Come con Porcio Catone : Carthago delenda est , Silla disse : finché ci sarà un Sannita, Roma non sarà sicura.