Attrazioni e feste popolari nel Molise

Attrazioni e feste popolari nel Molise per gli appassionati e per il pubblico .

Colli al Volturno
Aquaviva Colle croci
Tufara
Bagnoli del Trigno
Santa Croce
Portocannone
San Martino in Pensilis
Larino
Campobasso
Termoli
Ielsi
Capracotta
Vastogirardi
Riccia
Isernia
Montagano
Bojano
Agnone
Oratino
Gambatesa

Molte tradizioni sono medievali, qualcuna addirittura Romana per i Santi che si sono immolati. Ma anche quelli di origine meno remota, non sono comunque meno entusiasmanti. Alcune di queste feste hanno varcato i confini regionali e sono conosciute da appassionati, studiosi, o da occasionali spettatori, anche non Italiani.
Per illustrarle, daremo uno sguardo a quelle più significative e spettacolari di alcuni comuni della regione, in modo da coprire tutto l’anno.

S. Antonio, Colli al Volturno

Le prime feste sono i Carnevali di Colli al Volturno. E’ interessante assistere al Carnevale di Colli al Volturno che viene spostato al 13 Giugno S. Antonio di Padova. In occasione della festa del Santo, è tradizione portare doni in natura, come olio di oliva, vino, animali da cortile, come polli, gallina , conigli, colombi, ed anche agnelli. Tali dono nel pomeriggio del 23 Giugno, in una pubblica “ Riffa “, vengono venduti all’asta al folto pubblico dei fedeli, che in una simpatica gara, acquistano ad un prezzo, per così dire esagerato, i doni offerti dal banditore E’ evidente che l’acquisto ha un aspetto devozionale, Infatti il ricavato va a sostenere i costi della festa. Vi sono altre feste promosse dalla Pro loco che intende promuovere la valorizzazione dei vari angoli del paese, che, per l’occasione, diventano luoghi belvedere dei turisti.

Sant’Anastasio, Acquaviva di Isernia

La festa di Sant’Anastasio di Acquaviva di Isernia. San’Anastasio, patrono di Acquaviva d’Isernia, viene festeggiato con un falò notturno e una processione religiosa il 21Gennnaio, vigilia della ricorrenza, Gruppi di giovani raccolgono, nelle campagne circostanti, grande quantità di rami di ginepro, un arbusto dalle bacche particolarmente aromatiche e facilmente infiammabili. Il ginepro viene trasportato in paese ed ammassato ai piedi della scalinata che conduce alla chiesa di Sant’Anastasio, intorno ad una croce di ferro. Le fasi della preparazioni, costituiscono una occasione di confronto tra i partecipanti, in una gara che richiede coraggio ed abilità per destreggiarsi tra le fiamme. L’accensione che ha luogo la sera, rappresenta il momento culminante della festa: i giovani, tra i rami infuocati, esprimono il loro entusiasmo per la riuscita della festa Alcuni uomini si sfidano in prove di forza sollevando anche i tronchi. La statua del Santo viene collocata dietro le porte spalancate della chiesa, rivolta verso il fuoco, e riceve la devozione di molti fedeli. Il falò continua tutta la notte: La mattina del giorno successivo, ai piedi della scalinata, restano solo le ceneri. La banda percorre le vie del paese e viene effettuata la questua per la festa, Dopo la Messa, ha luogo la processione con il trasporto, al suo posto, della statua del Santo

Diavolo di Tufara

La festa di Tufara. Tufara,17 Gennaio. Mentre la campana scandisce dall’alto del campanile, con i suoi rintocchi, il mezzogiorno, ha inizio il carnevale. E’ salutato dalla esibizione di un asino rivestito di stracci, condotto da persone camuffate da pagliacci: questi con sapienti battute, tra i serio ed il faceto, divertono la gente. Da questo momento per il paese, si respira un’aria diversa, elettrizzante, strana : senza distinzione alcuna,, tutti, invasi da una febbrile attesa, sono in un continuo fermento, impegnati nei preparativi rivolti al prossimo martedì grasso. Questo giorno è speciale per la piccola comunità, il paese si popola all’inverosimile, è invaso da turisti, curiosi che giungono dalla più disparate località, decine di emigranti ritornano, vengono richiamati da qualcosa di inspiegabile, un vero e proprio ritorno alle origini, allo scopo di visitare la famiglia, ma anche di rendere omaggio alla tradizione, allo stesso modo di una festa pasquale o natalizia. Molto si può scrivere sul Carnevale di Tufara e sulla sua maschera: Il Diavolo. La maschera è tra quelle che conservano le antiche caratteristiche, da cui traggono origine. Anche il suo vero significato primitivo si è in parte perduto, esso rappresentava un tempo la passione e morte di Dioniso, Dio della vegetazione, le cui feste si celebravano in quasi tutte le antiche società granarie.
Dionisio è il Dio che ogni anno moriva e rinasceva come la vegetazione, ed è rappresentato da una maschera zoomorfa ; il Diavolo, che indossa sette pelli di capra, cucite addosso, quasi a voler rievocare un lontano rito di smembramento di cui non si ha più coscienza. Il capro, infatti, era la forma più frequente nella quale il Dio si manifestava. La rappresentazione della sua passione che in tempi lontani era un cerimonia sacra, in periodo cristiano venne banalizzata e declassata a semplice maschera carnevalesca, aggiungendovi una serie di figure stratificatesi nel tempo carnevalesca, In questa forma è giunto fino ai giorni nostri. Il Diavolo, trattenuto in vita con catene dai Folletti, i suoi guardiani, gira per le strade del paese, saltella, cade a terra, si rotola , si rialza, corre, cercando di sedurre. chi incontra, per iniziarli ai suoi misteri.
Le maschere della morte, vestite di bianco, con il volto impiastricciato di qualche metro di farina, precedono di qualche metro il Diavolo, e starebbero a simboleggiare la purificazione attraverso la morte. Se il seme muore, e con la morte del terreno è purificato, la primavera ce lo restituirà in raccolto. Il roteare delle falci, il gesto stesso del falciare che la Morte compie, indicherebbe il momento del raccolto; queste due maschere compiono una funzione attraverso salti e grida. La pantomina di Tufara si differenzia da altre simili, in quanto la figura del capro espiatorio e qui stranamente presentata in duplice aspetto: non solo la si intravede tra il corpo irsuto e le pieghe della maschera del Diavolo, ma anche tra la paglia e la tela del pupazzo simulato, identificato con il carnevale, da scaraventare tra le zolle di terra dall’alto di un precipizio. Pupazzo-simulacro, che viene processato e condannato da una scanzonata Giuria, nonostante gli appelli tragico comici della Mamma e del Padre per salvarlo. Esso morrà ma no la speranza poiché la Madre- parca, con i filo del destino: conocchia fuso, ha già pronto un altro simulacro, portato nella culla del Padre, che così darà continuità al rito.

Festa medievale, Bagnoli del Trigno

La Festa Medievale di Bagnoli del Trigno. La festa Medievale di Bagnoli del Trigno si svolge tutti gli anni il 18 Agosto e rappresenta una delle manifestazioni più sentite nel territorio di Isernia: parliamo di Frammenti d’Antico, festa medievale nata per celebrare Santa Caterina.
Fin dal pomeriggio si assiste alla sfilata in costumi d’epoca e, verso sera, il Duca, con tutto il suo codazzo di dama e cavalieri, giunge al rione di Sana Caterina, dando così inizio alla festa. Quello che rivive è il ricordi di una antica leggenda, di una rivolta e di una promessa d’amore rivendicata.
Si narra,, infatti, che in una delle tante sere d’estate, dal castello uscissero le fate. Chi le vedeva poteva esprimere un desiderio, certo che si sarebbe avverato.
I più propensi a stare con il naso all’insù sono gli innamorati e fu così che un giovane promise il cuore alla sua bella, con una serenata, suscitando le ire del Duca, pronto a rivendicare il diritto della prima notte. Il popolo, stanco dei soprusi, si rivoltò dando alle fiamme il castello, e così ogni anno, durante i Frammenti di Antico, si rivive questa storia d’amore tra at6mosfere irreali, fuochi pirotecnici, folclore e il sorriso di quei sposini destinati a vivere per sempre contenti e felici: In genere interviene Miss Molise.

Festa dei fiori, Santa Croce

Santa Croce. Oltre 70 mila visitatori e più di 200000 splendidi fiori colorati. La Manifestazione, conosciuta come festa dei fiori, celebra a ricorrenza della fine del colera e dura sei giorni. Secondo la tradizione, infatti, nel corso dell’800, gli abitanti dei due paesini, colpiti dalla grave epidemia, chiesero la grazia alla Santissima Croce, promettendo di onorarla con una grandissima festa, a scadenza mobile.
Il fulcro delle manifestazioni è , da tradizioni, il 14 settembre, giorno in cui si svolge la manifestazione con la S, Reliquia della Croce di Cristo. Il tutto in una atmosfera di altissimo fascino in qualsiasi ora del giorno e della notte.

Carrese di Portocannone

Le Carresi di Portocannone. La corsa dei carri è l’elemento più atteso tra tutte le tradizionali manifestazioni che si svolgono a Portocannone, capace di scatenare il coinvolgimento di tutta la popolazione, di tutti gli abitanti degli altri paesi arbereshe limitrofi, e di tutti coloro che sono emigrati e che tornano ogni anno, puntualmente il lunedì di Pentecoste, per poter rivivere l’emozione che questa manifestazione trasmette. E’ un rituale in cui si mescolano religione e folclore, memoria e celebrazione del passato che è annualmente rievocato con intensa partecipazione da parte delle intere comunità.
Si narra che giunti sulle coste dell’Adriatico, e trovatisi di fronte ad una terra incontaminata e ricoperta di vegetazione, gli arberesh, non sapendo dove stanziarsi data la vastità del territorio, decisero di far decretare la scelta ad una coppia di buoi aggiogati, che trascinavano un carro sul quale fu posta l’effigie della Beata Vergine di Costantinopoli. Il carro, risalendo il bosco di Ramitelli, raggiunse l’attuale sito ove fu definitivamente fondato Portocannone ed ora è tuttora depositato il quadro della Vergine di Costantinopoli che, per questo è sia oggetto di venerazione per tutti i fedeli del paese, sia l’ambito trofeo della corsa dei cari, che si svolge ogni anno a ricordo della venuta in Italia.
Questo evento comincia già la sera prima : la domenica di Pentecoste. I sostenitori di ogni singola fazione, si esibiscono separatamente in uno spettacolo pirotecnico ella piazza centrale, al fine di dare inizio ufficiale alla manifestazione. Comincia ad esibirsi il carro vincitore dell’anno precedente ed alla gara tre partiti: i Giovani, con il colore bianco e celeste, i Giovanotti con i colori giallo e rosso, ed un altro carro con il colore arancione chiamato Xhuventjelvet. I percosso della gara è di circa 3,8 Km. Ed il numero dei buoi aggiogati è due. La vera e propria corsa ha inizio nelle prime ore del pomeriggio, ed una scelta schiera al seguito si avviano verso la chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, ove li attende il sacerdote per la benedizione. I carri si avviano poi verso la partenza, situata nel vallone delle Canne. Tra i tre carri vi è una distanza di sicurezza di m. 25 e il sindaco, gridando girate con un colpo di pistola. Naturalmente, ha più probabilità di vincere la squadra che ha la coppia di buoi migliore, con quattro mesi di allenamento. Il carro vincitore della competizione spetta il merito di portare con sé, in processione, la riproduzione della dipinto della vergine di Costantinopoli, patrona di Portocannone.

Carrese di San Martino di Pensilis

Sam Martino in Pensilis. La corsa dei carri, anche detta La Carrese, si svolge ogni anno il trenta aprile, in concomitanza con i festeggiamenti per il patrono del paese San Leo , 2 Maggio. La corsa dei Carri si tiene anche nei comuni di Chieuti,, il 22 Aprile, alla vigilia della festa del patrono San Giorgio, ad Ururi il 3 maggio, in onore del Santo Legno della Croce. A Chieuti gareggiano quattro carri. Ad Ururi tre, su un percorso0 di 3,2 km

San Pardo, Larino

Larino. San Pardo a Larino è una delle manifestazioni più antiche e suggestive, candidata a patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La carrese risale all’842 quando, secondo la tradizione, il popolo larinese, il 26 maggio, riuscì ad impossessarsi delle reliquie di San Pardo, morto e sepolto a Lucera, traportandolo a Larino. I carri tramandano, sotto l’apparente e pacifica veste agricolo-pastorale la memoria sublimata delle lontane primavere sacre, durante le quali i giovani figli dei Sanniti sciamavano in cerca di nuove terre e di nuova vita. Affermano le fonti che la processione dei carri, fino al sec. XVIII era in realtà una gara di velocità tra i buoi, come tutt’ora accade nella vicina San Martino in Pensilis, con la quale veniva perpetuato il ricordo della precipitosa fuga dei Larinesi. Lo stesso canto dei carrieri, la carrese, presenta infatti molte somiglianze con l’omonima canzone popolare diffusa nella zona, un tempo, sotto le case dei parenti degli amici, i cantori larinesi intonavano : Tocca, carriere mije su carre d’amore Sono oltre cento i carri addobbati con fiori e rami d’olivo e trainati da buoi che nei tre giorni dedicati alla festa sfilano per la città in onore di San Pardo, vescovo del Peloponneso, le cui spoglie vennero trasportate undici secoli fa.
I carri sono suddivisi nelle due tipologie tradizionali: a Capanna, trionfali. Il corteo processionale, nel pomeriggio del primo giorno festivo, si reca nella località detta Monte Arona per prelevare la statua di San Primiano, martire larinese : i fedeli tornano in città a buio ormai inoltrato rischiarato da torce e fiaccole sfavillanti nella notte. Nel giorno successivo i carri vengono allineati dinanzi al Duomo e dopo la benedizione, ha inizio la solenne processione per o l’abitato intonando il canto tradizionale della Carrese : l’ultimo dei carri porta i sacri resti di San Pardo, mentre su ciascuno dei timoni viene collocato un ramo di olivo, in simbolo di pace. Infine, l’ultimo giorno, l’effige di San Primiano viene riportata nel suo eremo e, a coronare il triduo, si svolgono i festeggiamenti all’aperto con il consueto accompagnamento di cibi e Bevande. Si deve ovviamente notare quel legame ancestrale tra uomo e animale che caratterizza la festa.

Misteri, Campobasso

Campobasso. Da oltre due secoli e mezzo, angeli, diavoli, Madonne e Santi, sospesi nel vuoto, sfilano per le vie di Campobasso. Le attuali macchine dei Misteri furono ideate dallo scultore Campobassano, Paolo, Saverio Di Zinno, intorno al 1740.
Di Zinno studiò una armatura verticale su piattaforma di legno, da portare a spalla, che avrebbe retto dei bambini, su sapienti diramazioni, mentre alla Base si sarebbero collocati gli adulti. Si suppone che i Misteri, commissionati da tre Confraternite della città, sfilarono, per la prima voltarne 1748. I 18 misteri venivano custoditi, a gruppi di sei, nelle tre maggiori chiese Campobassane. S. Antonio Abate, Santa Maria della Croce e S.S. Trinità. Con il terremoto del 26 Luglio 1805, molte chiese e molti edifici andarono distrutti, fra questi la chiesa della S.S. Trinità e quelli di S. Maria della Croce e andarono perduti alcuni Misteri, ivi custoditi Da allora sfilarono sempre in 12 fino a quando, nel 1959, i fratelli Tucci costruirono un tredicesimo Mistero, su un disegno attribuito al Di Zinno, il S.S. Cuore di Gesù.
La sfilata che si svolge oggi, a Campobasso, ha caratteristiche identiche a quelle de 1748. Tutte le persone che debbono interpretare i vari personaggi, compresi i bambini. si danno appuntamento nei locali di via Trento, dove i misteri sono attualmente custoditi. Lì convergono anche i portatori, più di 200, e le bande musicali. Apre la sfilata S. Isidoro, a seguire S. Crispino, S. Gennaro, Abramo, Maria Maddalena, S. Antonio Abate, l’Immacolata Concezione, S. Leonardo,. S. Rocco, l’Assunta, S. Michele, S. Nicola, e SS.Cuore di Gesù. Alle dieci in punto si apre il cancello, il caposquadra grida “ scannett allert “ e al battere re volte iri sollevano il Mistero che, come per incanto prende vita ondeggia La banda attacca il motivo, sempre lo stesso da anni, ed i Misteri attraversando la Campobasso antica, si fermano, sostano tra le migliaia di persone che fanno ala al suo passaggio. Le strade percorse sino le principali ed alle 13, in piazza Municipio, il corteo riceve la solenne benedizione del Vescovo. Con l’occasione, si svolge una fiera molto attesa, anche dai paesi dell’hinterland.

San Basso, Termoli

Termoli. Con la Messa in programma alle 18,30, nella cattedrale di Santa Maria della Purificazione, a Termoli, si apre il solenne triduo di preparazione dedicato a San Basso, patrono della città e dell’intera diocesi di Termoli-Larino. La celebrazione sarà preceduta dal Monsignore di turno, in occasione dell’anniversario della sua ordinazione presbiterale. Le Messe saranno celebrate, sempre alle 1830 in cattedrale, anche l’indomani, sabato 1 Agosto e domenica 2 Agosto.
Per quanto riguarda la festa di San Basso( 3 e 4 Agosto ), in considerazione della limitazione dei posti a sedere sia in Cattedrale, che in piazza Duomo, sono previste delle Messe anche nella parrocchia di San Timoteo, onde consentire un numero maggiore di fedeli, di partecipare alle funzioni nei giorni dei festeggiamenti religiosi.
Tra le altre iniziative, il lancio della corona per i caduti in mare, cui seguirà una preghiera . Il Vescovo ed il Sindaco di Termoli saliranno su un peschereccio, per recarsi al largo per la commemorazione. Ultimo atto, la benedizione alla città, da parte del Vescovo.. Da tener presente che la festa religiosa ricorrerebbe il 5 Dicembre, giorno in cui nella cattedrale romanica si celebra una solenne Messa in onore del Santo, alla presenza di autorità. I Festeggiamenti , veri e propri, come già scritto, si tengono in estate con la tipica e suggestiva processione per mare con un peschereccio estratto a sorte. Seguono l’imbarcazione del Santo, motopescherecci cariche di gente con una altra corona di fiori che, secondo una antica incerta leggenda, che furono proprio dei pescatori termolesi a trafugare a Marano le reliquie del Santo Vescovo di Lucera.

Festa del grano, Jelsi

Jelsi, la Festa del grano. Molto singolare è anche la Sagra del Grano che si svolge il 26 Luglio a Jelsi. La Sagra delle Traglie si svolge a Jesi il giorno 26 Luglio, ricorrenza di Sant’Anna, madre della Vergine Maria e protettrice delle partorienti. Vuole la tradizione che la festa abbia avuto origine dal “voto” solenne che il paese tributò alla Santa, come segno di ringraziamento per la protezione ricevuta in occasione del disastroso terremoto del 1805, che fece sussultare tutto il Molise, risparmiando l’abitato di Jelsi. Accanto agli innegabili motivi culturali e devozionali, la manifestazione possiede antichi legami con il ciclo festivo. La festività del 26 luglio venne solennizzata con l’offerta votiva del grano, che assunse un notevole valore scenico accanto a quello propiziatorio, dopo un temporale che nei giorni 24 e 25 Il rito dell’offerta di grano, nel tempo, si è andato modificando con una sempre maggiore del popolo anche nella realizzazione anche nella realizzazione di spontanee scenografie. Inizialmente si trattava solo del conferimento e del trasporto dei covoni ( manoccchi ) di grano, poi cominciò il trasporto con carri di legno. la cui
Forma ricorda una slitta, le cosiddette traglie, mezzi di trasporto particolari, privi di ruote, trainate dai buoi o da mezzi agricoli, sui quali sonno raffigurate scene di vita contadina, momenti di vita religiosa, fatti di attualità. Per tenere fermi i covoni si usano due coppie di sostegni verticali di forma triangolare fissate sui lati brevi del piano, collegate tra loro da un asse. Per il collegamento con il gioco c’è il taglione, un specie di ramo biforcato. La scelta del grano, quale pegno dell’offerta e materia da plasmare per le decorazioni è chiaramente simbolica: Rappresenta il ringraziamento, l’offerta alla divinità del frutto prezioso della terra. Dietro il grano c’è la suddetta fertilità dei terreni, la fatica dell’uomo che vive dei prodotti della terra, la trepidazione per le avversità climatiche che potrebbero vanificare il raccolto. Attualmente i preparativi per la sfilata, che richiama sempre un folto pubblico, anche da località distanti, iniziano in paese alcuni mesi prima della ricorrenza. Ci si divide in gruppo do lavoro per seguire le varie fasi del procedimento con cui il grano sarà reso duttile e intrecciabile; le spighe, una volta bagnate ed ammorbidite, vengono lavorate a tre a tre. Esse verranno utilizzate sia per gli obblighi fissi che orneranno la piazza e le vie principali, sia per le vere e proprie “ Traglie “, per la cui composizione ci si affida al gusto dei singoli.

Pezzata, Capracotta

Capracotta. Il vivido legame tra Capracotta e la sua tradizione pastorale rivive nella pezzata, sagra del agnello alla brace e della pecora bollita con erbe aromatiche. Attualmente una delle più importanti manifestazioni che animano l’estate molisana e che si tiene annualmente la prima domenica di agosto, nella splendida cornice del pianoro di Prato Gentile, richiamano migliaia di persone, anche dalle regioni limitrofe.
In tale occasione è possibile trascorrere una piacevole giornata di relax a stretto contatto con la natura, Ricevendo una ottima accoglienza, tanto è vero che la giornata è chiamata dell’ospitalità. A ricordo della festa. ai visitatori rimane un simpatico souvenir costituito da una forchetta di legno, una ciotola ed un bicchiere di terracotta. Questa tipica pietanza locale, si distingue per a semplicità degli ingredienti indispensabili alla sua preparazione, abilmente dosati da mani esperte per esaltarne il sapore e conservarne il sapore secondo l’antica ricetta dei nostri pastori.
L’origine di questa pietanza risale ai giorni in cui la transumanza tra le montagne dell’ Alto Molise ed il tavoliere delle Puglie era pratica comune. Se qualche animale si azzoppava o non fosse più in grado di proseguire il viaggio, diventava la cena dei pastori che potevano cucinarlo dopo averlo depezzato. La carne veniva cotta in grandi paioli pieni d’acqua, quindi la schiumatura, aggiunta di sale e patate e qualche pomodoro, e l’aggiunta di odori.

Volo dell’angelo, Vastogirardi

Vastogirardi Il volo dell’angelo di Vastogirardi è la sacra raffigurazione dell’Annunciazione e si svolge la sera del primo e la mattina del 2 luglio dedicata alla Madonna delle Grazie, ben 106 ani or sono. Dopo la Messa solenne , la statua della Vergine delle Grazie, anche patrona del paese, viene trasportata e collocata davanti al sagrato della Chiesa a lei dedicata, una delle chiese degli inizi del 900 in Molise, ove si raccolgono i fedeli e curiosi per assistere alla sacra rappresentazione. L’angelo, da 106 anni e stato sempre interpretato da una bambina compresa tra i 4 ed i 6 anni, inizia il suo percorso verso la Vergine, uscendo dal balcone, di fronte la chiesa, scorrendo sulla fune tesa fino sopra la Madonna, grazie ad un sistema di carrucole. La sera del 1luglio, la fanciulla è vestita di bianco e compie quattro uscite alle tre della sera precedente si aggiunge la quarta con una catenina d’oro come pegno d’amore alla Madonna che viene portata, nella chiesa di San Nicola, al castello Medievale , e lì lasciata in visita fino al pomeriggio successiva, quindi viene riportata in processione alla propria chiesa.
Una tradizione, quella del Volo dell’Angelo, suggestiva ed unica nel suo genere. Fu definita da Giorgio Napolitano una manifestazione una delle più sentite e originali, conferendo una speciale medaglia di rappresentanza e la Rete di cultura popolare Patrimonio Culturale Italiano.

Festa dell’uva, Riccia

Riccia, La sagra dell’uva. A tramandare la festa dell’ uva sono gli abitanti del grazioso comune di Riccia, ossia a dar vita ogni anno, la seconda domenica di Settembre, ad una festa davvero suggestiva. Il cartellone degli eventi propone, quest’anno, appuntamenti il 31 Agosto-1 Settembre e poi dal 6 al 9 Settembre, quando si chiude la manifestazione, con la premiazione dei carri. Il clou della manifestazione è però domenica 8 Settembre, con la sfilata dei carri allegorici, preparati ed allestiti con ogni cura. I carri sembrano proprio un quadretto di vissuto rurale in cui si canta, si balla e si cucina come si faceva un tempo. Gli ambienti domestici sono ben ricostruiti con oggetti e attrezzi antichi e si distribuiscono prodotti tipici insieme all’immancabile uva ed al vino da bere in compagnia.
I carri si muovono si muovo lungo il centro storico assieme ad un corteo di gruppi folcloristici, mentre la folla che segue la sfilata canta e balla al ritmo di una fisarmonica e di un organetto. L’evento nacque nel 1930, quando il regime fascista dispose che tutti i comuni celebrassero la Festa dell’Uva.

Santi Cosma e Damiano, Isernia

Isernia. Pellegrinaggio al Santuario dei santi Cosma e Damiano. Ogni anno, migliaia di persone abbandonano la vita normale e si si riversano in Santuari e luoghi e luoghi di culto. Ad Isernia esistono questi luoghi. Su una collinetta, sotto la quale scorre il torrente Carpino, sorge, infetti una chiesa meta annuale di un pellegrinaggio. La chiesa è un eremo spirituale nato in sovrapposizione ad un precedente tempio pagano. L’ermo è intitolato ai SS. Cosma e Damiano, i santi medici la cui fama di guaritori ne ha reso diffuso il culto tra il popolo.
I due santi(fratelli) furono chiamati anargiri, cioè senza argento, a significare che si adoperavano in cure molteplici, senza mai pretender alcuna ricompensa materiale.
Viene mostrato a Roma, nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, un pozzo molto profondo dove, si dice i persecutori gettarono i corpi dei martiri. I malati, dopo essersi confessati, bevono l’acqua che viene attinta da questo pozzo, ritornano guariti.
La festa isernina si svolge il 26, 27 e 28 settembre di ogni anno. Essa ha avuto sempre grande risonanza, sia in città che nel circondario. Il Teologo Pasquale Laurelli ebbe a dire : L’affluenza dei pellegrini, attratti dai miracoli che ivi operavano i Santi martiri , fu nei secoli meravigliosa, tanto che si dice che nei giorni della loro festa ha raggiunto anche i ventimila, venendo da lontano, con innumerevoli disagi. Anche oggi i pellegrini sono migliaia, soprattutto a classi sociali di tipo rurale. Sono state date disposizioni affinché il “ Gran dito “ del Santo non sia più esposto, tra le cause dell’estinzione della devozione del fallo a Isernia . Ma il culto fallico di Isernia non andava inteso come aspetto osceno e scomodo, ma quale segno di affermazione e di vigore. Quindi, come qualcosa di positivo. Non a caso Priapo, prima che divinità fallica, era considerato il re dei giardini e delle colture, il Dio della fecondità dei campi. Il suo contributo ed il suo intervento erano invocati per ottenere un buon raccolto, abbondante e proficuo, indispensabile per assicurare benessere ad una comunità prettamente agricola, quale era quella molisana.

Faifoli, Montagano

Montagano. Il suo nome deriva probabilmente da “montis” più “aganos” che, greco antico significa letteralmente “ monte bello “ L’origine del paese si fa risalire all’anno 1039 quando i principi di Benevento proclamarono l’indipendenza el comune,, e il suo riconoscimento come borgo libero. Il paese ha importanza storica per il fatto che il Papa Clestino V studiò e prese i voti intorno al 1230, presso l’abbazia di santa Maria di Faifoli, uno antico monastero, risalente a tre chilometri fuori dal centro abitato. La chiesa sorse dai tempi di Fagifulae, e , nel XIII secolo accolse Pietro da Morrone. Montagano fu una città dei Sanniti e si ribellò a Roma nelle guerre Sannitiche. La feste di Santa Maria di Faifoli avviene a fine Aprile con intervento di molti Campobassani, che qui amano sposarsi, e l’intervento di persone religiose di Matrice, Limosano e Sant’Angelo Limosano, dove la tradizione vuole che sia nato Pietro Angelerio e , ogni anno, c’è un giorno in cui viene rifatto il percorso che Pietro Celestino percorreva per raggiungere Il Monastero di Faifoli, di cui divenne poi il Priore.

Ver Sacrum, Bojano

Bojano In agosto, nell’antica città di Bovaianom, torna il grande appuntamento con la storia del “ Ver sacrum “, con i rituali dei Sanniti, L’evento rappresenta un tuffo nel passato che con centinaia di figuranti in costumi d’epoca, rievoca la “Primavera Sacra”, rituale religioso con il quale anticamente i popoli italici si inoltravano, lungo al dorsale Appenninica, alla ricerca di nove terre dove stanziarsi. E’ la iniziativa di far conoscer a tutti il proprio passato, le proprie radici. Quelle vicende storiche vengono fatte rivivere attraverso un corteo dei figuranti che, muovendosi al ritmo dei tamburi, creano un’atmosfera surreale e piena di fascino, animando le strade cittadine. Vengono riproposte l’epoca e la civiltà dei Sanniti Pentri, i sacrifici, il consiglio degli anziani, la divinazione, la migrazione, il matrimonio, il vecchio saggio ed altre scene ancora, la vita militare sociale, religiosa. I giovani guerrieri, guidati da Comio Castromio, e da un bue sacro, partono quindi alla ricerca di una nuova patria,, Altra scena importante è il matrimonio, in cui l’amore era legato agli interessi generali della patria, e la sposa era considerata come la giusta ricompensa del valore che i guerrieri mostravano in battaglia. Non meno importante il giuramento che veniva fatto davanti all’altare. Nel caso qualcuno si fosse rifiutato di giurare, sarebbe stato ucciso, come esempio per gli altri, Il programma è il seguente : ore 20.30, corteo storico , per le strade cittadine, con partenza di via Barcellona ore 21,15, e una folla di cittadini entusiasti di conoscere la storia della fondazione di Bojano, sino alla guerra sociale.

Ndocciata, Agnone

Agnone. La sfilata delle ‘Ndocce l’evento che caratterizza Agnone, più di ogni altro. La’Ndocciata si puù anche descrivere, ma viverla da vicino è un’altra cosa. Due gli appuntamenti previsti e ricadono entrambi nel mese di Dicembre. Quello dell’Immacolata Concezione e quello della Vigilia di Natale, Un immenso fiume di fuoco, provocato da mille torce di legno di abete, alte circa 4 metri ciascuna, portate a spalla da uomini delle diverse contrade dell’agro. Tutti i partecipanti sono rigorosamente vestiti con il costume locale e danno vita a piccole scene di vita agreste Con queste torce si fanno delle composizioni che vanno da due sino a 24 torce. E’ il più grande evento legato al fuoco che si conosca al mondo ed è stato insignito nel 2011,del riconoscimento ministeriale di Patrimonio d’Italia per la tradizione.
La ‘Ndocciata è riproposta lungo le vie del Paese l’8 Dicembre, giorno della Immacolata concezione, alle ore 18.
Le radici della tradizione risalgono all’epoca romana, al tempo, della tribù del Sannio I sanniti usavano ‘Ndocce come fonte di luce durante gli spostamenti tribali che si verificavano durante la notte. La tradizione, da allora , dopo il XVIII secolo, è stata tramandata dai contadini che cerca di illuminare il percorso dei vari quartieri per raggiungere le numerose chiese nella notte di Natale. Durante il Medioevo, si credeva , inoltre, che il fuoco aiutasse ad allontanare le streghe. Le ‘ndocce hanno una forma ventaglio e sono fatte utilizzando l’abete bianco, reperito nel bosco di Montecastebarone. La processione si conclude a piazza plebiscito, lo rircodava Sabelli, con un Falò della fratellanza, dove vi è un grande presepe. L’otto dicembre vi è stata una ‘ndocciata in piazza Sa Pietro, a Roma, per celebrare il cinquantesimo anniversario di Giovanni Paolo II, di fronte a 300.000 persone. Disse : Gesù è la vera luce che rischiara le tenebre dl Mondo, voi proclamate l’amore di colui che è venuto a portare sulla Terra il fuoco del Vangelo.

Faglia, Oratino
Faglia di Oratino

Maiitunate, Gambatesa

Gambatesa. Le Maiitunate sono, dunque, un insieme di canti e ritornelli, stornarelli cantati da un gruppo di paesani che chiedono qualcosa da mangiare alle porte delle famiglie. Nacquero dai canti dei pastori molisani nel 1700. Da quel momento, sino ad oggi essi vengono cantati da un gruppo di cantanti per Natale e Capo d’anno. La cantata del mattino è quasi simile a quella degli Zampognari che hanno il compito principale di cantare e suonare canti religiosi. A Capo d’anno, invece, con allusione alle qualità più basse del Popolo, debbono destinare l’ascoltatore al riso.
Verso il periodo natalizio le maintunate si confondono con i zampognari. Successivamente , a Capo d’anno, il tema si trasforma in quello gioioso in cui si invita alla allegria ed alla speranza di un anno migliore.
Comunque è sempre un esempio tipico di teatro che si richiama al teatro vivo di Plauto e Terenzio, alla fresca e popolare farsa delle Atellane. alla fascinosa licenziosità dei Fescennini. La riuscita della mattonata è affidata all’inventiva del Cantore, alla sua capacità di saper cogliere, istantaneamente il carattere del personaggio.
Gli argomenti sono i più vari e sempre nuovi : si cantano . si cantano vizi e virtù, ma
più i vizi di belle ragazze e gentili signore, accentuandone l’aspetto umoristico, ,o il comportamento tipico di ognuno, il tutto condito con ironia che può raggiungere anche toni aspri e polemici. La parola maitunat, significa lo stornello n m0o improvvisato. Ogni maitunat un doppio senso , ironico e canzonatorio che ne rappresentava la morale: Fisarmoniche, organetti chitarre, bufù, putipù antichi strumenti di costruzione artigianale. Trombe, tromboni, clarinetti sax.
L’importante è avere il lessico dialettale adatto a trovare le rime.