Fin quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere, il mondo potrà trovare la pace: la frase non è mia, ma è molto profonda. Tutto ciò che è bello è nato dall’amore.
Il mondo, inteso come il nostro futuro, dagli australopitechi del pliocene è da sempre pervaso dal senso del miglioramento delle condizioni umane e, quindi dai sentimenti, quali bellezza, rispetto, armonia. La scienza sa, però, che nel corpo umano c’è un luogo fisico che collega l’atto neurale con la decisione : l’istinto, ossia quel modello di comportamento che ha la caratteristica di essere ereditato dall’essere umano: il mammifero.

E’ una tendenza che può essere diversa, secondo l’ambiente di vita, la professione, la personalità. Ma prevale, di massima, nei più, sempre il possesso, l’invidia, l’alterco. Caino ed Abele sono l’esempio, infatti, più realistico di questo fattore che, non si riesce a controllare nel rapporto con molti suoi simili.

Questo si riscontra attualmente nel populismo, ossia nel sostituire l’elite con la persona comune che ha le medesime aspirazioni, ma non le medesime qualità, intendendo educazione, istruzione dell’uomo migliore, sia esso economista, scienziato, artista, filosofo, politico di chiara fama.
Il 24 febbraio, con l’invasione dell’esercito russo in territorio ucraino, è iniziata una nuova guerra in Europa. La lotta, intesa nel suo significato più ampio, ha fatto sempre parte della storia umana da innumerevoli secoli, perché dalla clava, dalla spada, si è passati al carro armato, ai missili, ed infine alle bombe atomiche.

Derivando, come ho già scritto, l’uomo o la nazione , dal mammifero, racchiudono in sé tutta la storia archetipica della loro classe animale e, per l’appunto, anche l’istinto a voler prevalere sull’altro.
Se, in passato, queste forme prevaricatorie si limitavano ad un territorio di caccia, la conquista di una donna, nel tempo si sono trasformate in vere e proprie guerre tra popoli, nazioni, insieme di stati, spinti dalle più varie ed ingiustificate motivazioni, ideali politici, esigenze economiche, religioni, e così via.
Anche se, attualmente, questo conflitto bellico, non si sta consumando nel nostro paese, la sensazione di essere in guerra è sentita, in quanto un domani potrebbe essere il nostro paese a vivere le stesse devastazioni.
Televisione, radio, siti internet, social network, le continue notizie, che riguardano il continuo flusso di aggiornamenti, sono percepite come se il conflitto si stesse svolgendo dinanzi alle nostre case.
Perché la guerra in Ucraina ci interessa così tanto, mentre gli altri conflitti no? Perché forse sono morti moltissimi civili e molti militari e si sono scoperte nuove tante fosse comuni ?
Questa guerra, purtroppo non è l’unica sul nostro continente al giorno d’oggi. Vi sono alterchi in Israele, in Iran, in Afganistan, in Pakistan , in Libia, in Sudan, per non parlare di tutte le altre guerre civili che si disputano per ragioni ideologiche, od altre motivazioni.

La distanza, la differenza di ideali, la diversità di religione, la non condivisione di un diverso territorio, ci fanno percepire questi conflitti come lontani, come se non ci riguardassero, come qualcosa che non ci coinvolge, un pericolo che non ci potrebbe raggiungere.
Le stesse guerre civili, anche se presenti a poche centinaia di chilometri dal nostro Paese, non si ritengono di essere considerate al pari di qualcosa che ci coinvolge, un pericolo che si consumerà come il fuoco di un camino che si spegne da solo, senza che nessuno se ne accorga, queste non ci interessano.
Ma quando il caso si verifica tra due nazioni, non molto distanti, ecco che l’ombra della guerra, i fantasmi della seconda guerra mondiale, le morti , i pericoli già vissuti, risvegliamo, in modo indelebile, la nostra memoria che non ha mai dimenticato, quasi fotograficamente, gli eventi a cui si è stati presenti o attori. Tutto ritorna al presente.
La guerra in Ucraina è solo una delle tante, ma sembra quasi la nostra guerra, con tutte le violenze che ci vengono mostrate televisivamente, giornalmente, facendoci riaccendere i sensi, i ricordi non dimenticati, facendoci entrare a stretto contatto con la paura della morte e delle devastazioni.
Lasciamo ai contendenti la relativa condanna degli avvenimenti, ed agli esperti i giudizi delle dinamiche economico-politiche che hanno generano il conflitto, il dispiacere per le vittime innocenti, diamo il nostro modesto contributo per coloro che affrontano il pericolo, per avere la coscienza a posto nell’ottica di pensare di essere idealmente al loro posto.
L’invasione dell’Ucraina rappresenta quindi, a seguito della passata guerra mondiale, conclusasi circa settanta anni fa, un risveglio improvviso dal torpore della pace, rievocando, l’oscura ombra del passato, in funzione del valore di quelle libertà che sono alla base delle democrazie e non di quel autoritarismo che è la morte del pensiero sociale, della gioia di vivere .

L’incertezza, il non sapere quanto durerà questo dissidio, svilupperà in noi una tensione, uno stress di come si dovrà vivere, già provati dalla pandemia del Covid-19 che da tre anni ci mette in uno stato di ansia.
La funzione della Religione è stata sempre quella di rinforzare i legami sociali. Nel caso di fratelli che portano il nome di Russi, ed in special modo gli abitanti della città di Kiev, antica capitale della Russia e lo Stato Ucraino, inoltre, che fu fondatore dal 1922 dello Stato Sovietico, bisogna fare un esame di coscienza.

Per il prossimo Giugno, per tal motivo, è previsto un incontro a Gerusalemme tra il Patriarca Kirill ed il Papa Francesco, per trovare quella verità che potrebbe salvare tante vite.
