Breve storia del Molise per chi non conosce il nostro passato

Pur essendo al liceo uno studioso di storia, non ho mai approfondito la Storia del Molise che non era nel programma di studi. Ma la Enciclopedia Treccani, e molti autori, come Giovanni Gentile, che insegnò al Mario Pagano dal 1898 al 1001, hanno riportato tutti i particolari storici di questa piccola, ma splendida regione, in cui sono nato, e di cui ho scritto dei Castelli, delle Chiese, delle Tradizioni, dei Posti più belli, della Cucina, dei Vini, dei Dolci, tanto che molti anni fa, sentii il bisogno di invitare tutti gli studenti della mia classe, assieme all’immortale nostro prof. Ciaccia, di educazione fisica, che ebbe a farci l’appello nella nostra stessa aula. Un compagno, prendendomi in giro, mi disse : sei il quarto cane, riferendosi alla Treccani.

Eremo di Moulen

Posso solo dire che il grande pittore francese Charles Moulen, vincitore, nel 1896, dell’importante Prix de Rome, amico di Matisse, assegnatario di una borsa di studio della Accademia di Francia, rimanendo colpito della mitica bellezza immacolata dei monti della Mainarde, rimase gli ultimi quaranta anni della sua vita alle pendici di questa catena montuosa, come eremita, perché aveva bisogno solo di colorare le sue tele della luce del posto, per immortalarle.

Re Fajone

Aggiungo, che dire del monte Miletto, nel Matese, dove, nelle belle giornate, è possibile vedere i palazzi di Napoli ed il mare Adriatico. E lo spettacolare salto della cascata del fiume Verrino, del paese di Belmonte del Sannio, di Prato Gentile, di Pescopenataro, di Castel del Giudice, o del Re Faione di Vastogiardi, un faggio secolare alto 25 metri e 6,40 di circonferenza, o del paesaggio più bello del Molise, nella baita della Gallinola, dove con un quod è possibile ammirare l’incantato panorama delle piccole cascate della Callora, che raggiungono il Ponte del diavolo, per immettersi nel lago sottostante.

Arco sul Matese

Ci sembra di stare quasi, sulle Dolomiti, e la cosa, per gli amanti della montagna, ci invita a fare delle bellissime passeggiate per respirare l’aria più salubre e sana, o cavalcare a Staffoli. E la cosa più bella è la scoperta di tanti angoli unici, sconosciuti.

Cascate del Verrino

Inizio dal lontano passato: In località La Pineta di Isernia, sono state individuate alcune tracce di ominidi, esattamente un dente di latte di una varietà dell’ Homo erectus, vissuto settecentomila anni fa, classificato come il più antico resto umano d’Italia. E ricordare l’abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno, a cui il Re dei Franchi diede tanti privilegi da farla annoverare fra le maggiori abbazie d’Europa.

Abbazia di Castel San Vincenzo

Storicamente, le terre del Molise erano degli Etruschi. Successivamente, la regione venne abitata da popolazioni insediatesi sul territorio Sannio, che partirono in settemila, da Rieti, come Sabelli, seguendo un bove e una guida di nome Comio Castromio. Si chiamarono Sanniti e, poi, secondo le zone che occuparono, il loro nome fu di Carecini, Pentri, Frentani, Caudini, Irpini.

A partire dal terzo secolo a.C., la regione subì l’invasione dei Romani che si assicurarono il controllo del territorio, stabilendo una serie di insediamenti nei punti strategici più importanti, ossia i centri abitati, di Bojanum, Aesernia nata nel 262 a.C., Larinum, Terventum, Venafrum. Saepinum fu romana solo dopo con Augusto.

Alla fine del I secolo a.C., dopo le tre Guerre Sociali, dal 343 al 290 a.C., per il riconoscimento degli stessi diritti degli Italici, si ebbero ulteriori scontri 91-88 a.C. Infine, la decimazione dei molisani di Lucio Cornelio Silla che portò nella regione, a posto dei morti, 40.000 Apuani.

Alla caduta dell’Impero Romano di Occidente, nel 476, il territorio molisano, al pari di gran parte dell’Italia centrale e meridionale, subì le pesanti devastazioni della guerra Greco-Gotica. I Goti regnarono dal 535 al 553. Ma, nel Molise, nel VI secolo, dopo altri diversi dominatori, si imposero, nel 572, i Longobardi che mantennero il potere, per un lungo periodo.

Sotto il dominio Longobardo, il nostro territorio fu suddiviso fra sei gastaldati: quattro appartenenti al Ducato di Benevento (Bojano , Larino, Termoli e Trivento). due al Principato di Capua ( Isernia e Venafro ). Con l’arcidiocesi metropolitana di Campobasso-Bojano, le due cessarono, nel 1976, di essere suffraganee di Capua, come anche le diocesi di Isernia e Venafro, dell’ arcidiocesi di Benevento

Alzeco

Intorno al 667, il castaldato di Boiano venne concesso, dal Re longobardo Grimoaldo, al condottiero bulgaro Alzeco, Comunità Bulgare, quindi, furono presenti, oltre che a Bojano, anche a Sepino, Isernia, Castropignano, Campobasso, come evidenziato dal ritrovamento di tombe umane di un tipo steppico-nomade, caratterizzate dalla presenza di sepolture equine, e questo sino alla seconda metà del secolo VIII.

L’amico architetto Franco Valente ha compiuto varie ricerche nella regione per trovare le tracce della presenza Longobarda, trovando solo castelli, come quello di Cerro al Volturno, della famiglia Pandone, considerato, in assoluto, tra le migliori roccaforti, o il castello di Spondasino, e quello di Tufara, costruito quest’ultimo per le invasioni saracene del IX secolo.

Le principali signorie, dotate di conti, che si costituirono in Molise, durante l’arrivo dei Longobardi, furono:la contea di Isernia, la contea di Termoli, la contea di Bojano, la contea di Venafro,.la contea di Larino, ma non si hanno molte testimonianze, dai documenti, sulle varie dinastie dei signori succedutesi.

Importante sito antico del Molise fu l’ex abbazia di Casalpiano, in Morrone del Sannio. Il sito era occupato da un villaggio romano già dal nel I secolo a.C., con casale e fattoria. Nel VI secolo si insediarono dei monaci nella area di Casal plano, vessati però nel 545 dal Re goto Totila, quando questi aveva ripreso le provincie meridionali d’Italia.

Riconquistata, nei successivi due secoli, l’autonomia da parte dei Longobardi, , la regione passò sotto il dominio dei Normanni, i quali ingrandirono, di molto, i confini del Molise.

Nel 1045, infatti, il condottiero normanno Rodolfo di Moulins, discese in Italia, con gli Altavilla, conquistando la contea di Bojano, E, quindi, con l’arrivo dei Normanni e della famiglia de’ Moulins. che comincia ad affermarsi il toponimo Comitatus Molisi, riferito, appunto, alla contea di Bojano che, nel contempo, aveva inglobato numerose contee, dove governavano altre signorie feudali.

Rodolfo di Moulins in una rappresentazione storica

Rodolfo di Moulins fu il primo conte del Molise. Territori, quali Venafro, Larino,, Trivento, Isernia, Campomarino, la Montagna del Matese, Pietrabbondante, Termoli, Mignano sino a Capracotta, Capriati e Prata, passarono quindi, sotto la signoria dei de’Moulins. Nel contempo, la città di Campobasso stava raggiungendo un’importanza economica sempre crescente, riuscendo a diventare capitale di contea.

Il Molise, in seguito, ebbe a subire molti cambiamenti, come accenneremo : Stette con Benevento, Caserta, Capitanata, Abruzzo nel 1816, Frosinone, Loritello, e solo nel 1963 venne ricostituito di nuovo, come entità amministrativa..

Nel X secolo, in Normandia, è documentato il castrum Molinis, di cui è signore tal Guinemondo. Alla sua morte, Roberto ne fu il successore, e mentre il suo secondogenito restava a Horne, il primo Rodolfo di Molinis, partiva alla conquista dell’Italia, fermandosi a Bojano.

La conquista della città molisana, avvenne prima della battaglia di Civitate sul Fortore. Rodolfo vinse, combattendo di notte con i suoi 3000 Normanni contro i 13000 militi, italiani e svevi di Papa Leone IX, che voleva salvare le Diocesi di Larino Termoli, spartendosi, poi, le conquiste con Roberto il Guiscardo che si era distinto nello scontro.

Roberto il Guiscardo

Con l’appoggio, poi, sempre di Roberto il Guiscardo, Rodolfo sottoscrisse un accordo in cui egli fu proclamato signore delle terre conquistate nel Sannio, che negli anni vennero chiamate “contea di Molise” , probabilmente dal suo cognome.

A metà del secolo, Bojano venne conquistata dalla armate Normanne degli Altavilla e ne divenne feudatario il compagno d’armi di Roberto il Guiscardo, Rodolfo I, figlio del Conte Guinemondo de Molins, compagno d’armi di Roberto. Questi ebbe due figli, un maschio ed una femmina : Aldruda che andò in sposa a Sario II d’ Altavilla ed il II che divenne conte di Bojano.

Rodolfo I , quindi, divenuto conte di Bojano e del Comitatus Molisii, nel 1053, solo per notizia storica, edificò anche la chiesa cattedrale della Città.

Di questa dinastia il nome più noto è Ugo I de’ Molins, figlio di Rodolfo II, che ebbe a conquistare altri feudi, estendendo la contea, con Toro, San Giovanni in Galdo, annettendo pure. la contea di Venafro. Nel 1105 combatté contro i signori del Borrello in provincia di Chieti e la contea di Isernia, e tra i castelli quello di Gamberale, Pescopennataro, Sant’Angelo del Pesco, Agnone. Strappò i possedimenti di Agnone e Trivento, prese Pietrabbondante con il castello, arrivando ad estendere i confini sino al fiume Sangro al Nord, mentre a Sud, la contea di Molise arrivò a toccare i confini di Foggia e Lesina.

Il figlio di Ugo, Ugo II, si alleò contro Ruggero, II di Sicilia, con Roberto Capua e Raimondo dì Alife, scatenando una guerra. Ugo, però, subì, per questo, la confisca dei suoi beni, anche se verrà dopo reintegrato della guardia della contea di Molise, subendo però la confisca di Castel Volturno, importante presidio del fiume che sbocca sul Tirreno, ed anche le terre verso la costa molisana alla foce del Biferno, compresa Termoli.

Leone IX

Altra importante signoria dell’ attuale Molise, insieme al Contado di Bojano, era la contea di Loritello, avente il nucleo centrale nell’attuale comune di Rotello. Dopo la Battaglia di Civitate del Fortore (1053), in cui Leone IX, aveva concesso a Guardialfiera, di cui era ospite, la prima Diocesi, fuori Roma, e la prima Porta Santa, i Normanni imprigionarono il Papa a Civitate e si divisero le terre conquistate

Goffredo, fratello di Roberto il Guiscardo, attaccò la signoria di Larino, espugnando anche il castello di Morrone del Sannio. Suo figlio Goffredo fu nominato conte di Loritello, continuando l’espansione nella campagne Molisane. Conquistò, inoltre, la città importante di Chieti, negli Abruzzi, che affidò al controllo di Drogone, scatenando una guerra contro gli storici signori franchi degli Attoni e Ascondi, che si risolverà, nel 1076, a Ortona, con una battaglia in cui il Conte teatino, Trasmondo III, perse i suoi beni. La contea di Chieti fu annessa a Loritello, sicché i conti di Loritello si trovarono con una signoria molto estesa, sino alle foci del fiume Pescara, avendo il controllo diretto su molti scali portuali, come Ortona e Vasto.

Roberto II, figlio del Guiscardo, collaborò con la Chiesa di Roma, presenziando al concilio di Troia (1115), indetto dal papa Pasquale II. Si stabilì, per questo, che avrebbe dovuto governare in pace, e fermare l’avanzata di Arrigo V, bloccando le guerriglie intestine dei feudi della Capitanata, in Puglia.

Guglielmo, invece, signore delle Puglie, tradì Ruggero II di Sicilia per schierarsi, nel 1137, col fuoriuscito Lotario III, facendosi accedere liberamente a Termoli, porta del mare del Molise. Ma Guglielmo si vendicò, conquistando Termoli, incamerandola nel regio demanio.

Roberto, al contrario, cercò di mantenere il controllo della contea di Loritello, facendone assumere il titolo a Roberto II, condottiero spregiudicato ed arrivista, che scatenerà ancora guerre intestine, contro i sovrani normanni di Palermo.

L’integrità del contado di Molise fu conservata sino al 1221, anno in cui Federico II di Svevia attaccò e conquistò Bojano, convocando i feudatari ed i nobili a Lui fedeli.

Federico II

Federico II di Svevia, figlio dell’imperatore Enrico VI e di Costanza di Altavilla, fu considerato, da molti Stupor mondi, una meraviglia del mondo, per le sue doti politiche e culturali. Il centro della sua politica fu il Regno di Sicilia, e la sua corte a Palermo fu il luogo di incontro della culture greca, ebraica, cristiana ed araba.

Nacque a Jesi il 26 dicembre 1194 e la madre, morendo, affidò la reggenza del regno, e la tutela del figlio, al papa Innocenzo III. Ma l’imperatore Ottone IV, rivendicando diritti sul Regno di Sicilia, discese in Italia. Ma, deposto Ottone dai principi di Germania, nel 1214, questi fu rovinosamente sconfitto dalle truppe anglo-francesi, nella Battaglia di Bovines.

Il 25 luglio del 1215, Federico II. decidendo di tornare in Germania, fu incoronato, ad Aquisgrana Re dei Romani, con l’impegno di bandire una Crociata. Invece di combattere, però, intavolò un lungo negoziato con il nemico, il sultano d’Egitto, ottenendo la consegna di Gerusalemme, Betlemme, Nazareth, e garanzie di movimento per i pellegrini, incoronandosi, nello stesso tempo, anche Re di Gerusalemme e sovrano del Sacro Romano Impero.
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Lasciata poi la Germania al suo destino, Federico si ristabilì nel regno di Sicilia, emanando importantissime leggi, fra cui, nel 1123, le costituzioni di Melfi, sforzandosi di creare uno stato moderno, con obblighi dei sudditi, ma anche delle amministrazioni statali.

Come studioso, ebbe a far nascere, a Napoli, nel 1224, la prima università statale. Ma ebbe a scontrarsi con i comuni dell’Italia Settentrionale, per le sue pretese di sovranità. La ricostituita Lega Lombarda, che già si era opposta per gli stessi motivi a suo nonno, Federico I Barbarossa, volendo preservare la sua autonomia, nel 1248, lo sconfisse a Parma.

Conte di Matera, Re di Tessalonica, Principe di Capua, Federico morì il 13 Dicembre del 1250, e le sue spoglie riposano nella Cattedrale di Palermo.

Abbiamo voluto raccontare gli anni della Università di Federico II, in via Partenope, perché, col suo mare, quando non c’era lezione, mi dedicavo al canottaggio, è rimasta sempre nei miei ricordi. E’ opportuno, comunque, tornare agli eventi storici che hanno inciso nel Molise.

L’integrità del contado del Molise fu conservata dai Normanni sino al 1221, anno in cui Federico II di Svevia attaccò e conquistò Bojano, convocandovi i feudatari ed i nobili a Lui fedeli. In quell’anno. Il Molise divenne la sede di un giustizierato, cioè di un distretto di giustizia imperiale, dove l’autorità del re si sovrapponeva a quella dei feudatari. La contea di Molise venne unita alla contea di Loritello, formando un’unica entità amministrativa e territoriale che , però, fu aggregata alla Terra di Lavoro ( Caserta), ed a parte delle provincie di Frosinone e di Isernia, e poi, dal 1538, durante la dominazione spagnola, alla Capitanata (Foggia) .

Fu questo un periodo di isolamento e grave crisi economica e sociale per il Molise, data la presenza sul territorio di numerose bande di briganti.

Castelli del Molise al tempo del Contado del Molise,1221- 1806, furono : Castello Monforte, Castello d’Evoli, Castello Svevo, Castello Angioino, Castello Pignatelli, Castello Pandone, Castello di Gambatesa, Castello Carafa di Ferrazzano

Federico II di Svevia comparve nel Molise nel 1221-1223, quando dovette affrontare la ribellione dei Conti dei Marsi, all’epoca la contea abruzzese era una delle più potenti del periodo normanno, ed aveva la sede a Celano. Il conte era Tommaso dei Marsi, che aveva acquistato, nel frattempo vasti feudi con alleanze matrimoniali, arrivando a controllare la roccaforte di Bojano ed il castello di Civita Superiore

Federico attirò Tommaso in una trappola, appostandosi proprio a Civita: Tommaso raggiunse Bojano e cacciò i signori messi a controllo provvisorio da Federico, poi raggiunse la moglie Giuditta nel possedimento molisano di Roccamandolfi.

Federico rispose affidando il controllo della campagna a Tommaso d’Aquino, conte di Acerra e giustiziere di Puglia, e la Rocca di Bojano fu nuovamente assediata.

Tommaso d’Aquino passò a Roccamandolfi, mentre nello stesso tempo ordinava l’assedio di Celano. Alla vista di ciò, Tommaso dei Marsi non si diede per vinto, e saputo dell’assedio di Ovindoli, roccaforte a nord di Celano, piombò su Ovindoli, la liberò e poi attaccò Celano. Federico II serrò ancor più l’assedio, passando ad attaccare Roccamandolfi, sempre affidando il controllo a Tommaso d’Aquino, che riuscì a corrompere Giuditta. Caduta la Roccaforte, Tommaso dei Marsi dovette arrendersi a Federico, che lo punì bruciando la città di Celano, salvo, poi, a ridargli il controllo della contea, ma con molti meno privilegi, rispetto a quanto i Signori dei Marsi avevano acquisiti da IX secolo, sino al XIII .

Il passaggio di Federico II, in Molise, può essere visto dalla cinta muraria di Termoli, con il castello Svevo del 1247. Termoli divenne per secoli il distretto portuale del territorio, come lo è ancora oggi. Ma la città, tuttavia, non fu esente da attacchi navali, come quelli dei Veneziani del XV secolo, e quelli turchi saraceni, di cui si ricorda dell’agosto 1566 , da parte delle galee di Pyli Pascià, dopo aver saccheggiato la vicino Vasto.

La successiva presenza degli Angioini, da Carlo I a Luigi, è attestata dal giglio francese presente in alcune chiese, Come nel Portale del Duomo di Larino e della chiesa Annunziata di Venafro.

Quanto ai fatti storici, con Federico II, le storiche contee normanne furono abolite, sicché anche la storica contea di Bojano, con sede a Bojano e la contea di Loritello, cessarono di esistere. Si assistette ad una vera riorganizzazione, venendo creato, nel 1233, un giustizierato del Molise, con sede amministrativa a Campobasso, separato dagli Abruzzi, dalla Capitanata, dalla terra di Lavoro, dai monti del Matese e dal Monte Croce di Venafro.

I cadetti di Federico II, rimasti al governo dei territori conquistati, nel 1247, rifecero ricostruire il castello di Termoli, massima espressione della presenza federiciana in Molise.

Dopo gli eventi di Manfredi di Svevia e Corradino di Svevia, sconfitto a Tagliacozzo nel 1268, il Molise fu inglobato nel nuovo regno di Carlo I d’Angiò. Sicchè il sovrano assegnò i vari castelli ai cadetti di provenienza francese, ma ormai napoletizzati. Le famiglie più influenti che ebbero i castelli assegnati, furono : i Castelluccio, i Cantelmo, gli Accquavviva, i Gambatesa, i Del Balzo, i D’Evoli, i Caracciolo.

Carlo I d’Angiò

Campobasso esisteva, in un certo senso, già nell’epoca Sannita. Era un piccolo agglomerato fortificato, che sorgeva sopra il Monte Castello, di cui esistono ancora ruderi di una torre di controllo: la Torre Janularum. Nell’epoca longobarda-franca, Campobasso non era sviluppata, ma aveva dei terreni presso la piana del fiume Biferno, e veniva citata, nei documenti come Piana Campi Bassi. Gli Storici hanno supposto che i cittadini si erano stabiliti in poche case ai piedi del monte della torre sannitica, e che i confini amministrativi furono ridisegnatti varie volte, per distruzioni portate dai saraceni nel IX secoli, e per terremoti.

Infatti, presso la chiesa di San Bartomeo, a Torre Terzani, i confini della mura sono stati rifatti ben tre volte ( IX-XIII). La conta muraria dell’abitato sannita doveva estendersi per tutto il monte del castello, sino alla chiesa di San Giorgio, usata come cappella del cimitero. La seconda cinta muraria, più estesa, inglobava le chiese di San Leonardo e San Mercurio ( oggi sconsacrata ).

Nell’epoca normanna, quando si procedette a dare di nuova importanza al traffico della merci e delle pecore, lungo i tratturi abruzzesi e molisani verso la Puglia, Campobasso era una stazione di passaggio e tornò a prosperare. Nel XI secolo, poi,Campobasso divenne la sede del conte Ugo I de Molisio, signore di Bojano, che fece ricostruire il castello.

La città, nel 1100 è nominata , nei documenti, come civitas, segno che era un abitato vero e proprio con mura e castello, sede di importanti fiere. Con l’arrivo degli Svevi, l’abitato si sviluppò nell’attuale quartiere San Paolo e porta sant’Antonio. Con l’arrivo degli Angioini, nel regno di Napoli, Campobasso viene assegnata in feudo all’importante famiglia dei Monforte, che eresse il piano della Fiera presso la citata chiesa di San Leonardo, divenuto il nuovo centro pulsante della città.

Nel 1450, Campobasso passa al conte Nicola II Monforte, che era in buoni rapporti con l’Aragonese Alfonso I di Napoli, benché si ribellò al figlio Ferrante d’Aragona.

Nel 1456, Cola di Monforte fu protagonista di un evento catastrofico che sconvolse Campobasso, il terremoto del Sannio, che distrusse la città e molti centri dell’Abruzzo, del Molise, e della Campania. Cola si adoperò per la ricostruzione della città, demolendo quanto rimaneva del vecchi castello e delle mura, ricostruendo una nuova e vasta cinta che abbracciasse tutto l’abitato che, nel frattempo si era sviluppato intorno a Piazza San Leonardo. Eresse il nuovo castello in cima al monte, con la cappella Palatina di Santa Maria del Monte, stando attento alle nuove tecniche di architettura militare, come i torrioni a scarpa, a pianta cilindrica, che, ancor oggi cingono il maniero.

Data la ribellione di Nicola Monforte a Ferrante, nel 1463, il sovrano di Napoli bruciò i feudi dei Monforte, come Pontelandolfo, sicchè il conte fu costretto ad abbandonare Campobasso.

Il secolo XV-XVI, fu per il Molise il periodo più proficuo, durante la reggenza aragonese del trono di Napoli. Tuttavia,la terra fu coinvolta nella lotta di successione angioino-aragonese, tra Alfonso V d’Aragona e Giovanna II d’Angiò. Le famiglie nobili che governavano i feudi molisani, furono inevitabilmente coinvolte, come il capitano Japoco Caldora che aveva i possedimenti di Carpinone e Trivento. Alla morte di Alfonso, il figlio di Jacopo, Antonio Maria, si ribellò al sovrano, subendo confische di beni. In un incontro con il sovrano Ferrante, nel castello di Carpinone, si raggiunse un accordo, rotto poi da nuove ribellioni di Antonio Caldora. Nella battaglia di Sessano, del 1442, Antonio fu sconfitto e privato di vari possidementi conquistati dal Padre Jacopo. La signoria più proficua fu quella dei Monforte che strinse con i conti De Sangro, famiglia nobile esistente sin dall’ XI secolo, negli Abruzzi, nell’area tra Penne e Sulmona. I Monforte erano signori di Campobasso, Termoli, Oratino, Campodipietra, Gambatesa, Pontelandolfo, Celenza sul Trigno, Pesche. Ereditarono altri feudi da Giovanna, contessa di Celano, sposata a Nicola Monforte : Roccavivara, Raiano, Guglionesi. I Monforte, verso l’apogeo del loro potere, si allearono con i conti Gambatesa, che avevano l’omonimo feudo in Molise.

Dopo che Nicola II Monforte, nel 1463, fu esiliato da Ferrante di Aragona, per aver preso il partito angioino di Giovanni di Angiò, nel tentativo di conquistare Napoli, il controllo dei feudi passò a Riccardo di Gambatesa. Il Molise prosperò grazie al governo di Alfonso di Aragona che, nel 1447, regolarizzerò definitivamente, sino al XIX secolo, le leggi sulla transumanza, istituendo la Regia Dogana a Foggia.

Sempre nella metà del XV secolo, per via del disastroso terremoto del 1456, molti centri delle piane verso il mare Adriatico si spopolarono e vennero rifondati da profughi albanesi e croati, fuggiti dopo l’espansione ottomana, successiva alla caduta di Costantinopoli, presa dai turchi nel 1453. Tali popolazioni capitanate da Giorgio Castriota Scandeberg fondarono vari villaggi come Ururi, Portocannone, Palata, Montemitro ed altri. Di religione cristiana greco-ortodossa, passando, successivamente, nel corso dei secoli, a quella cattolica.

Famiglie nobili napoletane che acquisirono vari feudi, furono i Pandoni, i de Capua, i Carafa, i Caracciolo, i Sanfelice, il Duca di Castropignano. La signoria di vari piccoli appezzamenti di terra, nel Molise, terminarono con l’abolizione delFeudalesimo nel 1806, per via delle leggi napoleoniche.

Ferdinando IV

Ci furono disordini quando Ferdinando IV di Borbone progettò la riconquista del Regno di Napoli e si ricorda la celebre battaglia di Bojano, condotta dal bandito Fra Diavolo.

La Contea di Molise, nata dalla fusione del Contado del Molise e della contea di Loritello, ebbe la sua autonomia, ufficialmente il 27 settembre 1806. con la legge 132 del 1806. Sulla divisione ed amministrazione delle provincie del regno, varata l’8 Agosto di quell’anno, con Napoleone, il Molise divenne, per la prima volta, una provincia autonoma, con Campobasso capoluogo e divisa in tre distretti : Distretto di Campobasso, dal 1806, Distretto di Isernia, dal 1806, Distretto di Larino, istituito nel 1806, come parte della Capitanata, aggregato al Molise, nel 1811.

Tra i patrioti che contribuirono alla causa del Regno d’Italia, si ricorda la famiglia di Nicola Campofreda ed il massacro di Isernia il 17 Ottobre 1860, in cui perse la vita Giuseppe Suriani, con la su testa mozzata presso la Fontana fraterna, in piazzale della Concezione, ad Isernia.

Garibaldi

Il 20 Agosto 1860, quando Garibaldi entrò a Napoli, Francesco De Feo issò la bandiera del tricolore, sopra il Castello Monforte di Campobasso, e quando il Re Vittorio Emanuele, passò per il Molise, visitando il Regno conquistato, per incontrare Garibaldi a Teano, il 24 ottobre 1860, passando per Venafro ricevette Francesco De Feo, nominandolo sottointendente di Isernia.

E’ d’uopo ricordare, per gli avvenimenti francesi in Molise, Vincenzo Cuoco, patriota di Civitacampomarano ed il patriota Gabriele Pepe, con l’innovativo programma edificatorio presso la piana dei Celestini, a Campobasso,in quanto con il disastroso terremoto del 1805, ci furono 5000 morti e 1000 feriti.

Nel periodo francese è indubbio notare come la presenza di Gioacchino Murat, a Napoli, sia stata fondamentale per la ricostruzione dei centri molisani..

Il M0lise regione

Nel 1963, grazie ad una disposizione transitoria, che derogò ai limiti imposti dall’132 della Costituzione italiana, all’assemblea della Repubblica italiana fu prefigurata la divisione delle due distinte regioni : Abruzzi e Molise. Nacque, così, la regione Molise dal territorio della provincia di Campobasso, dal seno della quale derivò la nuova provincia di Isernia nel 1970. Il Molise, prima della sua autonomia, altro non era che un appendice di varie regioni. Infatti per alcuni uffici si dipendeva dall’Abruzzo, per altri dalla Campania, dalla Puglia e persino dalle Marche. Con poche strade, carenza di rapidi collegamenti, ed una economia povera, contadina, pastorale, si verificarono molte difficoltà. Spesso, quindi, anche contrasti di competenza, ma, soprattutto, si diffuse un certo disorientamento che paralizzò gli sforzi di ripresa dei Molisani. Nessun commento sulla riuscita del provvedimento. L’economia del Molise ristagna ed i giovani espatriano.