Il grande scisma

Il Grande Scisma, conosciuto dalla storiografia occidentale come Scisma d’Oriente, e definito invece dagli Ortodossi lo Scisma dei Latini, fu l’evento che rompendo, nel luglio 1054, l’unità delle chiese basata sulla Pentarchia: Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, divise la Cristianità di cui al concilio di Calcedonia del 451.

La chiesa cattolica occidentale aveva sviluppato il concetto del primato, anche giurisdizionale, del Vescovo di Roma, in quanto considerato successore dell’apostolo Pietro.

La Chiesa Orientale, invece, riteneva di rappresentare la chiesa del primo millennio, senza cedimenti a quelle che riteneva le innovazioni dei Latini.

Il concilio di Calcedonia, quarto concilio ecumenico, voluto dall’imperatore Marciano, attribuiva a Cristo due nature, unite ed inseparabili quali la natura umana e la natura divina, tesi diversa e largamente diffusa in Oriente da Ario.

Papa Leone IX

Sebbene si indichi il 1054, come anno dello Scisma, allorché il Papa tedesco Leone IX, attraverso i suoi legati, lanciò la scomunica al patriarca Michele Cerulario, quest’ultimo, a sua volta, rispose con un suo proprio anatema, scomunicando i legati.

Lo Scisma, quindi, fu il risultato di un lungo periodo di progressivo distanziamento fra le due chiese. Per amore di notizia, il Papa tedesco Leone IX, vescovo di Toul, appoggiato al soglio pontificio dal cugino imperatore Enrico III, fu sconfitto a San Paolo Civitate nel Giugno dell’anno 1053 dai Normanni, imprigionato poi a Benevento.

Tornato a Roma, ebbe a morire dopo un mese, nel 1054, dopo aver dato la prima porta Santa della Cristianità al paese di Guardialfiera, venendo santificato il 19 Maggio, per estirpazione della simonia e combattuto il concubinato. La città di Benevento, nel 1762, lo elesse a suo patrono.

Gesù consegna le chiavi a San Pietro

Le dispute a base dello scisma erano sostanzialmente due. La prima riguardava l’autorità papale. Il Vescovo di Roma, ritenendosi investito del primato di Pietro, quale primo Papa per mandato di Cristo, che gli aveva dato la chiave del Regno dei cieli, e quindi un vero potere di successione, iniziò a reclamare la sua autorità anche nei quattro patriarcati orientali che, con Roma, formavano la cosiddetta pentarchia.

Pentarchia

Questi, in verità, erano disposti a concedere solo un primato onorifico ed a lasciare che la sua autorità si estendesse solo sui Cristiani d’Occidente.

L’altra disputa concerneva l’aggiunta del Filioque nel Credo Niceno del Concilio del 325, e di altre differenze meno significative: Quale il pane azzimo, il matrimonio dei preti, la cresima riservata ai vescovi, ma anche ragioni politiche quali alleanza papale con i Franchi e coi Normanni, conflitti di giurisdizione, il rigetto del Concilio di Firenze del 1484, indetto da Simeone I .

I Patriarchi avevano autorità e precedenza sugli altri vescovi della Chiesa, nella relativa circoscrizione, che in Oriente corrispondeva ad una diocesi romana. Alcuni storici sostengono che, prima della metà del II secolo, od anche più tardi, non venisse riconosciuto alcun primato al vescovo di Roma, mentre altri autori cattolici sostengono la tesi opposta, non tanto in virtù della posizione del pontefice come successore di San Pietro, tranne Ignazio di Antiochia, Ireneo di Lione, Ambrogio di Milano, ma perché la sede papale aveva l’importanza particolare che consisteva nel fatto che Roma era la capitale dell’ Impero romano.

Anche dopo che Costantino il Grande ebbe a spostare la capitale a Costantinopoli, nel 330 , il Papa mantenne la sua posizione di primus inter pares, come ribadito nel secondo Concilio ecumenico del 581: Dopo la promozione di Costantinopoli, la posizione del Patriarca di detta città cominciò, però, ad essere considerata la seconda sede per importanza, dopo quella del Papa.

Teodosio il Grande, morto nel 395, fu l’ultimo imperatore a regnare su un impero unito. Dopo la sua morte, questo fu diviso in due metà, ognuna con il suo distinto imperatore. Entro la fine del V secolo, infatti, l’impero romano d’Occidente, per mano della truppe germaniche di Odoacre, era ormai senza più il suo ethos militare.

Divisine impero romano

L’antico impero romano di Occidente scomparve, quindi, a causa delle invasioni dei Germani. La religione, i costumi ed anche le idee erano omogenee, ma fu l’invasione musulmana ad isolare l’Occidente, con gli arabi stanziati in Spagna e lungo le coste dell’Africa. I popoli germanici diventarono così figli della Chiesa, come lo erano stati prima i Romani. Tuttavia è grazie alla chiesa che la memoria della civiltà romana si tramandò. Fu la Chiesa d’Occidente ad amministrare la cosa pubblica, ed eseguì questo compito coi suoi preti, i suoi vescovi. Paradossalmente lo Stato si chiericalizzò. La Chiesa ebbe in affido la cura degli affari secolari, specie con l’istituzione dei vescovi conti, sopravvivendo al disfacimento del mondo antico. Queste, le realtà che modificarono la Chiesa romana d’Occidente rispetto alle Chiese romane d’Oriente.

Altri fattori fecero sì che l’Oriente e l’Occidente andassero ultriormente a discostarsi. La lingua dominante dell’Occidente era il latino, mentre in Oriente era più diffuso il greco. Con il venir meno dell’unità linguistica, anche l’unità culturale iniziò a dare segni di cedimento; la cultura occidentale si trasformò sensibilmente per influenza dei popoli germanici, mentre l’Oriente continuò ad essere legato alla cristianità ellenistica, rafforzando le tradizioni ed i riti greci in cui si era espressa la Chiesa delle origini.

Carlo Magno

Tale differenza si fece sempre più profonda nel corso dell’VIII secolo quando i Papi, caduto l’Esarcato di Ravenna, per mano Longobarda, chiamarono in aiuto i Re Franchi, con reciproco appoggio. Anzi, successivamente, stanchi delle secolari lotte iconoclaste, rinnovarono lo stesso impero d’Occidente con Carlo Magno, voltando le spalle ai sovrani dell’impero romano d’Oriente.

La Chiesa si divise, quindi, lungo linee dottrinali, teologiche, linguistiche, politiche e geografiche, e le fratture fondamentali non vennero a rinsaldarsi. Si ebbero, in effetti formali riunioni, ma in tutti i casi le riconciliazioni tra Roma e l’Oriente furono non riconosciute dai fedeli e dal basso clero delle Chiese Orientali. Gli ulteriori tentativi di riconciliare le due chiese fallirono, anche se tuttavia alcune comunità ecclesiastiche, inizialmente Ortodosse, nel corso dei secoli cambiarono giurisdizione, riconoscendo l’autorità del Papa, divenendo cattoliche. Tali comunità furono allora dette Chiese cattoliche di rito orientale, ovvero con il termine dispregiativo di Uniate.

Chiesa cattolica di rito orientale

All’inizio, la chiesa Cristiana riconosceva la posizione principale di tre vescovi, conosciuti come patriarchi: il vescovo di Roma, il vescovo di Alessandria, il vescovo di Antiochia; ai quali si aggiunsero il vescovo di Costantinopoli ed il vescovo di Gerusalemme. Ma, anche dopo che Costantino il Grande spostò la capitale a Costantinopoli nel 330, il Papa mantenne la posizione di primus inter pares.

In ogni caso, le due metà della Chiesa si andavano distanziando: usavano riti differenti nelle funzioni religiose
Le cause che l’avrebbero determinato apparivano chiaramente percettibili fin dall’epoca che seguì alla scomparsa dell’ultimo imperatore romano orientale, di lingua e cultura latina: Giustiniano I che, nella sua riforma amministrativa, abolì le diocesi romane, e riconfermò la Pentarchia.

Giustiniano I

Il Grande Scisma non fu il primo, fra Oriente ed Occidente. Ci furono altri due secoli di divisioni nel primo millennio della chiesa : Arianesimo, deposizione del patriarca di Costantinopoli Giovanni Crisostomo, Herotikon, Fozio, scomunica di Silva Candida, aggiunta del Filioque al Credo niceniano.

Un evento storico, di grande rilevanza, ebbe luogo il 5 Gennaio 1964, quando il patriarca Atenagora I e Papa Paolo VI si incontrarono a Gerusalemme: il loro abbraccio di pace, e la loro dichiarazione di riconciliazione furono il primo atto ufficiale congiunto delle chiese, dallo scisma del 1054. La dichiarazione comune cattolico-ortodossa fu letta contemporaneamente il 7 Dicembre 1985, in un incontro pubblico nell’ambito di una cerimonia speciale del Concilio ecumenico Vaticano II a Roma ed in occasione di una cerimonia speciale a Costantinopoli: Questi grandi eventi non posero fine al Grande scisma tra le due chiese, ma senz’altro mostrarono il desiderio di una maggiore riconciliazione fra Oriente e Occidente.

Paolo VI e Atenagora I

Il 27 novembre 2004, per promuovere l’unità dei cristiani, Papa Giovanni Paolo II restituì parte delle reliquie dei Patriarchi Giovanni Crisostomo e Gregorio Naziaremo alla chiesa di Costantinopoli.
Il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, insieme con altri capi delle chiese autocefale orientali, presenziò ai funerali di Papa Giovanni Paolo secondo, il 9 Aprile 2005. Questa fu la prima occasione dopo molti secoli, e fu considerata da molti un serio segno della ripresa del dialogo, verso la riconciliazione.

Nel corso del suo viaggio pastorale in Turchia, il 30 Novembre 2006, Papa Benedetto XVI incontrò il Patriarca Bartolomeo I con una dichiarazione congiunta, ribadendo la necessità del dialogo fra le due chiese, che però incontrò ancora difficoltà in relazione alle Chiese cattoliche orientali, che le Chiese ortodosse ritenevano traditrici.

Il 12 Febbraio 2016, Papa Francesco ed il Pariarca Kirill, capo della Chiesa Oortodossa Russa e di tutta la Russia, si incontrarono all’Aeroporto internazoinale dell’Avana, nel viaggio Apostolico in Messico. Questa è stata la prima volta che i leader delle due chiese si sono incontrati e rappresenta un momento simbolico del processo intrapreso per avere relazioni più strette tra la chiesa ortodossa e la chiesa di Roma, distaccatasi a seguito del grande scisma del 1054.

Papa Francesco e il patriarca Kirill

L’incontro e la dichiarazione è stata seguita da tutto il mondo. Insieme hanno formulato una dichiarazione in 30 punti, con un appello congiunto per la fine della persecuzione dei Cristiani in Medio Oriente e alle guerre nella regione, con la speranza di contribuire così stabilmente all’unità dei cristiani delle due chiese, anche se l’aspirazione politica era forse che la Russia avrebbe voluto così essere considerata la terza Roma.

Kirill chiese di poter avere in Russia, anche se per un breve periodo, una reliquia del patrono di Bari, San Nicola. Francesco accolse il desiderio del Patriarca e l’anno seguente, per poco più di due mesi, un frammento della costola sinistra del Santo fu portata a Mosca e a San Pietroburgo, dove fu venerata da quasi due milioni e mezzo di fedeli, principalmente ortodossi, tra i quali lo stesso Putin che baciò le reliquie.

Putin bacia reliquie di San Nicola a Bari

Papa Francesco, poi ebbe a dirgli, in una intervista rilasciata al Corriere della sera : Ho parlato con Kirill via Zoom: I primi venti minuti con una carta in mano, mi ha parlato di tutte le giustificazioni della guerra.
In risposta, Papa Bergoglio, ebbe a dire che non erano chierici di stato, non potevano utilizzare il linguaggio della politica, ma solo quello di Gesù: Siamo pastori dello stesso popolo di Dio. Per questo dobbiamo cercare vie di pace, far cessare il fuoco delle armi.
Un Patriarca non può trasformarsi nel chierichetto di Putin.

Era stato fissato, quindi, un incontro per il 14 di Giugno. Sarebbe stato il secondo faccia a faccia, niente a che vedere con gli eventi bellici.

Ma la estrema vicinanza della NATO alle porte della Russia ha indotto il capo del Cremlino a reagire e scatenare il conflitto.

Quando abbiamo discusso, Kirill ha detto : Il conflitto, è iniziato nel 2014 con gli eventi di Maiden a Kiev. Il Patriarca Kirill ha continuato poi a ricordare che alla fine dell’era sovietica, alla Russia fu assicurato che la NATO non si sarebbe spostata di un centimetro ad Est. Tuttavia, questa promessa era stata infranta, dimenticata, giacché alcune delle nazioni baltiche si erano già iscritte alla NATO.

Di consequenza si era sviluppata una situazione molto pericolosa. I confini della NATO si sarebbero trovati a 130 chilometri da San Pietroburg, il tempo di volo del missile è di pochi minuti. Se l’Ucraina fosse stata ammessa alla Nato, anche il tempo di volo per Mosca sarebbe stato di pochi secondi.

Papa Francesco

Il patriarca della chiesa ortodossa Russa ha perciò annullato la sua partecipazione al settimo Congresso mondiale dei Leader delle regioni mondiali e tradizionali che si sarebbe tenuto in Kazakistan dal 13 al 15 settembre, lo ha detto il il metropolita Antonj Voloka. Qui avrebbe dovuto rincontrare Papa Francesco che ha pronunciato queste parole: Mai giustificare la violenza, Il sacro non sia puntello del potere, Dio porta pace non guerra, Dal conflitto in Ucraina quante morti prima che si ceda il passo al dialogo.

Il tono delle parole da parte di Papa Francesco, nell’occasione, non è stato forse adeguato alle circostanze, ma sostenere che la chiesa ortodossa si schieri con Putin perché l’occidente è gay ed immorale è altrettanto inadeguato.

Sembra che i contendenti abbiano tutti e due ragione, ricordando che nel 1931, 1932, gli Ucraini hanno avuto più di Sei miloni di morti , per fame, Holodomor, per aver contestato il sistema della propriertà collettiva, e Kirill abbia pronunciato che chi muore combattendo sarà lavato da tutti i peccati, e sarà con Dio nel suo regno di gloria, in special modo quelli che difendono il loro paese.

Il Fallimento degli accordi di Minsk I del 5 settembre 2014 e di Minsk II del 11 Settembre del 2015, in presenza anche di Francia e di Germania, sono tra i possibili motivi della ripresa delle ostilità.
Nella notte tra il 20-22 Febbraio, il presidente della Russia ha ordinato l’invasione vicina Ucraina dicendo di voler smilitarizzare e proteggere le regioni del Donbass. La dichiarazione si è avuta dopo che aveva riconosciute le due repubbliche delle regioni di Donetsk e Lubanks, ricche di importanti giacimenti di litio, uranio, manganese, e di altro per attuali tecnologie

Resistenza Ucraina

E Dio e la coscienza saranno giudici severi dei crimini commessi. L’Ucraina, cercando di salvare i suoi figli, ha il diritto di difendersi. Ma quanti giovani dovranno morire prima che si arrivi ad una definizione.