Santa Maria del Canneto, una perla del Molise Medievale
Nella ricerca dei posti più belli del Molise, pensavo di essere a buon punto, ma, debbo confessare, che questi non finiscono mai. Di continuo ne trovo di più belli. Per esempio, si fa per dire, lo sconosciuto lago degli innamorati di Montefalcone, ed i tanti, tanti ristoranti che i turisti frequentano, apprezzando la cucina genuina degli agriturismi, che hanno pietanze particolari risalenti a vecchie tradizioni pastorali. Contenti, però, con ricotte, caciocavalli, carni alla brace, di farci ricordare i nostri nonni, i nostri bisnonni.

In genere le domeniche, od i giorni di festa, mi organizzo e, con mia figlia, o con mio figlio, cerco posti nuovi, interessanti, o storici, o gli agriturismi che hanno un buon nome.
Questa volta è stato l’antico paese di Trivento che fu abitata fin dall’antichità dagli osci, col nome Tpebintum, come nella relativa medaglia, poi Trebentum ed infine Terventum. Come sostengono alcuni , tre venti e tre fiumi.
Più volte distrutta, fu ripopolata dalla tribù Voltinia. Come Larino, municipo romano duunvirale, con la cripta di San Casto, ed i santi Celso, Nazario e Vittore, e la chiesa cattedrale costruita sul tempio della Dea Diana.

Da quì’, nella valle del Trigno, al confine tra Abruzzo e Molise, sorge un’abbazia intitolata alla Vergine, iuxta fluvium Trinium, documentata come ecclesia dell’VIII secolo nel Cronicon di San Vincenzo al Volturno.
Il toponimo “ Canneto “ è dato dalla rigogliosa vegetazione di canne che caratterizza il paesaggio e che denota ancor oggi il Santuario Mariano.

La chiesa è uno degli esempi meglio conservati di arte romanica nel Molise. Le vicende storiche si legano a quelle di San Vincenzo al Volturno e, dal X secolo, di Montecassino. La chiesa, infatti, rimase in possesso di San Vincenzo fino al 1038, quando fu concessa, da Benedetto IX e da Corrado II, ai benedettini di Montecassino : il passaggio di consegne avvenne ufficialmente nel 1058, ossia da quando il Monastero di Santa Maria di Canneto fu regolarmente presente nei privilegi papali.
Fino alla metà del XII secolo, dunque, santa Maria è oggetto di maestose attestazioni pontificie a favore della badia di San Benedetto, affiancate da tre diplomi imperiali, di Enrico II, Corrado II ed Enrico III che ne confermano l’appartenenza alla casa madre laziale. Nel 1159, papa Alessandro III menzionava la chiesa di Santa Maria, in una dichiarazione di conferma di beni nella bolla inviata a Rainaldo II, abate di Montecassino dal 1137 al 1166. Nel 1179, il cenobio fu elevato ad “abbatia nullius” per voler di Alessandro III, inviandone comunicazione all’abate Rainaldo di Santa Maria di Canneto, che da questo momento si lega la costruzione delle chiesa che vediamo oggi, come testimonia anche l’iscrizione posta sulla lunetta del portale maggiore, memore che proprio Rainaldo fece costruire la chiesa, probabilmente a partire dall’anno in cui la bolla papale lo menziona come abate.

Il terremoto del 1456 accelerò i tempi della caduta del Monastero che, nel 1476 fu ceduto in commenda da Sisto IV a Giovanni D’Aragona, figlio del Re di Napoli, Ferdinando I, già abate commendatario di Montecassino. Nel 1505, lo divenne il Cardinale Scipione Caracciolo, già commendatario di San Vincenzo al Volturno, a cui si attribuisce la riedificazione delle strutture murarie della navata sinistra della chiesa di Canneto che, da allora, infatti, poggiano su pilastri e non su colonne, come invece avviene sulla navata opposta. Nel 1760 subentrò come commendatario l’abate salernitano Onorio Alfano, con il quale si chiuse la parentesi di affidamento giuridico di Canneto.

Molto bella la chiesa ha un fascino particolare. C’è sempre la possibilità di confessarsi, mentre il parco aiuta a riflessioni ed a rilasciarsi. Possiamo dire un ambiente suggestivo in cui l’impianto si ritrova diffusamente nel territorio molisano, nelle chiese di San Mercurio a Campobasso, in Santa Maria della strada a Matrice, in San Nicola a Guglionesi.

Nell’interno della chiesa si trova un ambone, datato 1223 , che potrebbe significare l’ultima cena e la statua lignea della Vergine, del XIV secolo, chiamata la Madonna del Sorriso, in legno.


Il tutto in una immensa villa con un grande cancello di bronzo, con, all’inizio, la Casa delle Suore Francescane della Carità, dove ho sentito di acquistare un quadretto meraviglioso di San Giuseppe con il Bambino, e tutta la Storia Fotografica degli interni della Chiesa, da conservare gelosamente, perché è uno dei posti più belli che ho visto, assieme ai ruderi dell’antico monastero benedettino e della villa rustica di età romana.

Per la ricostruzione della chiesa, attestata sin dall’VIII secolo, si hanno solo frammenti a basso rilievo, primo fra tutti la scultura datata tra il IX e X secolo, che presenta una schiera di personaggi disposti frontalmente dinanzi ad una tavola imbandita, riconosciuta come l’ultima cena o Cena monastica, reimpiegata come paliotto dell’altare maggiore.

La pianta della chiesa restituisce l’invaso attuale costituito da una sala tripartita e triabsidata senza transetto, con il corpo centrale più alto delle due navate laterali, con copertura a doppio spiovente. Le navate sono alternate da una sequenza di colonne e di pilastri e nella navata destra, all’altezza della prima campata, si innesta il campanile a base quadrangolare. Quest’ultimo, si eleva ripartito in tre registri aperti da monofore e da trifore.

All’interno della chiesa, appoggiato alla parete che separa la navata centrale da quella sinistra, si trova un ambone datato da una epigrafe al 1223, caratterizzato da quattro colonne che sorreggono tre archi, l’ultimo, più ampio e più alto, reca l’iscrizione anno domini millesimo duecentesimo vigesimo terzo.
Il monumento è meta di pellegrinaggi mariani, che dagli ultimi giorni di Agosto, fino alla prima settimana di settembre, celebrano le festività della nascita della Madonna che cade l’otto settembre.
Ero presente ad uno sposalizio, perché è la chiesa dove tutti vorrebbero sposarsi. E’ infatti una cerimonia indimenticabile.
