Le bellezze di Agnone

Se c’è nel Molise una paese che è sempre nei miei occhi e nei miei ricordi, è Agnone, l’Atene del Sannio o, la città regia, come la chiamò, nel 1404, il Re Ladislao di Durazzo, ossia dipendente direttamente dal Re.

Ci andavo quasi ogni anno con mia moglie, anche se tornavo, poi, con il cappotto sempre coperto di cenere perché mi mettevo davanti, in prima fila, sui marciapiedi, per essere vicino a quella teoria di portatori di fiaccole accese, crepitanti, lunghe da quattro ad otto metri, lungo il corso di Agnone che diventava all’improvviso un emozionante fiume di fuoco. Il rito veniva rinnovato ogni vigilia di Natale, e si concludeva in Piazza Plebiscito, antica piazza Tomolo, ( pietra della gogna di chi deve mettere “lu c… dentro a lu tummiere “), sostituita da artistica fontana
E’ questo rito un elemento tipico della ritualità pagana, legato al solstizio d’inverno, fatto proprio dal Cristianesimo, in onore di Dio.

Tomolo di Agnone

Il fuoco più piccolo viene portato dai bambini, poi quelli più grandi da robusti giovani, le ventiquattro ‘ndocce da spericolati portatori che rischiavano molto, incurvandosi sotto il loro peso.

‘ndocciata


E’ la tradizione più imponente che si conosca, spettacolare quanto suggestiva. Anche il papa Giovanni Paolo II volle far rivivere ai Romani questa emozione, accogliendoli in Piazza San Pietro.

‘ndocciata in Piazza San Pietro

Ma di tradizioni ce sono diverse : quella del Piccolo Natale.
Il 21 Novembre, alle sei del mattino, ogni agnonese viene richiamato nella chiesa di San Marco dove il vescovo di Trivento, tra lo squillare di tutte le campane, officia una Messa cantata con novene natalizie, per la Madonna delle Grazie. Alla fine, i dolci migliori della pasticceria agnonese sono un anticipo dei panettoni di Natale.

Celebrazione del Piccolo Natale


C’è pure una altra tradizione simpaticissima. I giovani che vogliono fidanzarsi con una ragazza del paese, lasciano la torcia accesa dinanzi alla sua porta. Se la fiaccola viene ritirata, la ragazza e la sua famiglia acconsentono, diversamente con dell’acqua si spegne quel fuoco.

La zona di Agnone, storicamente, nel V secolo a.C., era abitata dagli opici. Questi furono assorbiti dagli Osci e gli osci, a loro volta, si unirono in confederazione coi Sabini, così da formare il popolo dei Sanniti. Ne è prova la Tavola Osca e diverse altre tavole come la Tavola Bauzia.

Tavola Osca

Con mia moglie andavamo, ovviamente, prima ad ammirare tutte le case che esponevano i loro presepi, e, camminando, ci soffermavamo a contrattare qualche Tavola Osca di bronzo o un’altra in cui era scritto in latino che un commerciante, che si era fermato per la notte in una locanda, ed aveva chiesto per la notte una puella , giunto al conto, avrebbe detto: quanto mi costa la paglia di questo mio asino !

Poi, acquistati dei confetti, grossa specialità del posto, incominciavamo a leggere una vecchia guida che ci consigliava tutto quanto c’era da vedere.

Agnone è il paese delle chiese. Ce ne sono 14 che custodiscono vere e proprie opere di grandi artisti. Passeggiando, poi, per il centro storico si andava alla scoperta dei portali, ed entrando in questi scrigni capolavori, si poteva ammirare altari barocchi, statue lignee del XV e XVI secolo, sculture, dipinti ed arredi.

Biblioteca di Palazzo San Francesco

Dopo la suggestiva Piazza, si raggiungeva Palazzo San Francesco, sede della mostra del libro antico e delle Storie Bibliche.
Agnone, infatti, è stato sempre un vero centro culturale e custodisce preziosi incunaboli e volumi risalenti a diversi periodi antichi .

Agnone, quindi, era il cuore pulsante del Sannio, ed era stata la principale città del Molise, dispiaciuta che i suoi meriti non erano stati poi riconosciuti, anche perché, rispetto agli attuali circa 4.500 abitanti, ne era abitata anticamente da 11000 Agnonesi.
Aveva avuto l’elettricità dalle centrali del Verrino, già nel 1895 e la luce prima di Roma. C’era un fiorente commercio della lana proveniente da Sulmona, che era poi venduta nella Campania. Aveva una ferrovia elettrificata, destinazione Pescolanciano e, sempre nel medioevo, era diventata molto importante sotto la signoria della potente famiglia feudataria dei Conti Borrello, capitani di ventura della Serenissima, che avevano importato tradizioni e costumi veneziani, dando notevole impulso alla urbanistica, sulla scorta dei capolavori del centro lacunare, costituendo, oltre la chiesa di San Marco, una vera zona col nome Ripa, con botteghe, bifore, leoni, ed il Palazzo Nuonno.

Treno della ferrovia elettrificata


Poi, si visitava il Caffè letterario, la Biblioteca, il Teatro Italo Argentino, con la stele funeraria di Vibia Bonitas e la chiesa di San Francesco che è la maggiore del paese, con i frati minori conventuali, e le pitture del Ripabottese Paolo Gamba.

Agnone come ho già detto è il paese delle chiese. La guida, ricordo, ne portava 14, un’altra guida addirittura 21. Tra le più centrali La chiesa di Sant’Emidio, la Chiesa di San Marco Evangelista, La chiesa di Sant’Antonio Abate, la chiesa di San Francesco.

Chiesa di Sant’Emidio

La Chiesa di Sant’ Emidio, detta popolarmente Duomo, si trova all’ingresso del centro Antico del Corso Vittorio Emanuele, ed è dedicata al Santo Protettore dei terremoti: La prima notizia si fa risalire al 1096. Ciò che caratterizza l’accesso è la monumentale facciata trecentesca, decorata da un grande portale gotico. Nel 1995 fu visitata da Giovanni Paolo II. Ha una piccola edicola sulla sommità che evidenzia la statuetta votiva di Sant’Emidio, protettore dei terremoti. Di caratteristico sono le tredici statue di legno che rappresentano i dodici apostoli che sono una dimostrazione delle qualità scultoree degli artisti agnonesi.

Chiesa di San Marco Evangelista

La chiesa di San Marco Evangelista è la chiesa madre di Agnone. L’edificio religioso fu opera dei veneziani e fu costruita nell’undicesimo secolo. Su ogni facciata è possibile osservare il famoso Leone alato in pietra, simbolo della Serenissima. L’altare dedicato alla Madonna del Rosario è in stile Barocco, ricco di fiori. Al patrono San Cristinziani è dedicato il consecutivo altare. L’elemento posto per esaltare la grandezza di Gesù, è un crocefisso a misura d’uomo, con accanto due dipinti sui quali è raffigurata la scena in cui le donne si trovano davanti al sepolcro.
Fino al 1884, questo scrigno veneziano era l’unico provvisto di una fonte battesimale.

Chiesa di Sant’Antonio Abate

La chiesa di sant’Antonio Abate risale al XIII secolo e presenta un interno riccamente dorato, bellissimi gli altari lignei intagliati, le sculture policrome di grande effetto.

La cacciata degli angeli ribelli

La chiesa di San Francesco, costruita nel 1343, è la chiesa maggiore della città. Essa ospita, nel convento attiguo, l’ordine dei frati minori conventuali. Sulla volta vi sono affreschi del pittore molisano di Ripabottoni Paolo Gamba. Il dipinto più bello e più importante, al centro della chiesa, raffigura la Cacciata degli Angeli Ribelli. Di notevole anche una pala della scuola del Beato Angelico. La chiesa è monumento Nazionale dal 1926.

Zio Pasquale Marinelli con Papa Giovanni Paolo II

Quasi ogni anno, passava per Campobasso il cordialissimo Commendatore zio Pasquale, sempre sorridente, mostrandomi tutti gli antichi monili sanniti che la più antica Fonderia del mondo colava. Io ne facevo grande incetta per farne omaggio a qualche caro amico o a miei clienti che avevano il pastificio. Uno, non troppo esperto, mi disse che la sua statuetta poteva essere anche un originale, tanto era autentica.

Ero, comunque, in ottimi rapporti con i Marinelli perché, da poco, avevo ordinato la Campana della Chiesa San Nicola di Campitello, Matese, insieme ad un monaco sciatore, dalle prediche che riempivano tutta la chiesa : Padre Marcellino Iasenzaniro, con cui ogni mattina alle 8,30 aprivamo la sciovia San Nicola. Un giorno d’estate, siccome sono un amante di antichità e storia, questo lo dico per la prima volta, decidemmo di trovare il motivo perché la zona e la chiesa si chiamavano così. Scendi, scendi, verso Roccamandolfi su un terreno pietroso, ed a tratti cespuglioso, trovammo il cenobio che aveva dato origine alla zona. Era un piccolo ma importante monastero di qualche nobile di Roccamandolfi in cui il priore Iohanni era stato eletto dai frati del monastero, (ius libere eligendi priorem et alia iura), come da conferma del 23 Maggio del 1194 in S.Pietro a Roma, del Papa Celestino III.

Al ritorno Padre Marcellino, anche rocciatore, volava per la contentezza. Io sudando, arrancavo. Il terremoto del 1456 aveva scalato la montagna del Matese e il cenobio, rimasto senz’acqua, era andato via.

Palazzo Nuonno

L’evidente influsso veneziano avvenne in Agone fra il 1100 ed i 1200 : La bottega veneziana, le bifore ed i leoni sporgenti dalla faccia, presenti nella struttura, sono elementi caratteristici della cultura lacunare, nella zona di Ripa di Agnone, col palazzo Nuonno, detto del Diavolo.

Si cominciava poi a chiedere : Quale la etimologia di Agnone ? Io, che sono un appassionato, dicevo Angulus perché il Paese, è a forma di cono, tra i metri di 820 della base, metri 915 dell’altezza. Mi rispondevano invece che era la Sannitica Aquilonia distrutta dai Romani nel 295 a.C., nella quale morirono 30.000 Sanniti, che erano di stanza a Pescopennataro.

Allora, insistendo, sostenevo che il nome parlato di Agnone è Agneume. Quindi la vera origine potrebbe derivare da questo avvenimento: Un principe Longobardo, nell’883, si accingeva a raggiungere da Benevento la contea di Pietrabbondante. Nei pressi di Agnone fu morso da un grosso serpente che si chiamava Anguorum. Il Principe nella sua disperazione, fece voto che se fosse guarito, avrebbe fatto edificare una chiesa a Napoli, denominata oggi Santa Maria Anguonis. Il Principe di Taranto, edotto del fatto, eresse una chiesa alla Madonna Assunta.

L’importanza della chiesa, quindi, è quella di avere conservato, il nome di anguorum. Cosa avvalorata dal fatto che nella lapide, è scolpito questo episodio
Un giro al Caffè letterario, al teatro Italo Argentino, che conserva la stele funeraria di Vidia Bonitas, infine al Ristorante Sammartino.

Mi si diceva che Agnone aveva avuto la corrente elettrica prima di Roma, per significare che Agnone non era stata premiata per i suoi primati e che aveva un riscontro anche nel commercio della lana che veniva da Sulmona ed era venduta a Napoli. Aveva avuto inoltre un acquedotto sin dal 1881. Di più aveva dei valenti organari: La famiglia Mascia che aveva costruito il favoloso organo di Capracotta ed altri, facendo scuola. Che una campana gotica era stata fusa dai fonditori Marinelli di Agnone in uno dei primi nuclei della città, qualche anno prima dell’anno mille.

Armando Marinelli

Ora sono stati insigniti del Titolo : Pontificia Fonderia Marinelli e la persona titolare delle campane di tutto il mondo è il dott. Armando Marinelli e la moglie è una grande artista.