La civiltà della Transumanza, in ricordo degli antichi Padri

C’è una poesia che è rimasta sempre nella mia memoria perché forse l’ho vissuta, avendo dei parenti a San Pietro Avellana. Le greggi impiegavano, allora, da Campobasso, sei giorni per andare e sei giorni per tornare E di continuo sceglievo, quando andavo in campagna, verghe per difendermi da eventuali serpi, ossia rami di nocciuolo, che erano la difesa migliore dal malocchio, come già avveniva nelle superstizioni dei popoli Greci e Romani.

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora, in terra d’abruzzi, i miei pastori.
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fondi
alpestri che sapor d’acqua nativa
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno la verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano.
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Ah perché non son io coi miei pastori

E’ una poesia carica di malinconia tipica propria dei pastori molisani che portavano le greggi a godere del fresco dei monti, mentre a fine settembre, lasciavano gli stazzi per dirigersi nelle zone di pianura, che avevano un clima più consono. Sono, però, lontane rimembranze, perché il Molise, allora, era tutt’uno con il Comitato Aprutino. E’ la storia dell’uomo primordiale che da cacciatore diventa allevatore.

Il Cammino “ Sulle orme dei Sanniti “ è l’occasione per conoscere, attraverso uno dei più antichi cammini, la ricerca dei primi sentieri e prime greggi, dalla montagna al piano, da parte dei nostri avi, E’ il caso di dire, anzi, che il Molise fu la terra dei Regi Tratturi, in cui si generò, con l’Abruzzo e la Puglia, la Basilicata, la storia del Meridione d’Italia.


Mi sovviene di dire che questi erbosi fiumi silenti rappresentavano, per i pastori, e le loro greggi, quello che, per le auto, sono oggi le autostrade. Erano le vie della pastorizia e continuano ad essere l’ideale per chi decidesse di rivivere con le piccole contrade, che si incontrano nel cammino, i sacelli, le tradizioni, le loro esperienze di vita. I tratturi, infatti, hanno rappresentato la cultura, la società, l’economia del nostro Molise e, nel ripercorrerli, venti, carichi di odori selvatici ci riporterebbero ai tempi ai nostri avi.

Parliamo del tratturo di Castel di Sangro Lucera che ben conosco, per il raccolto dei grani duri, lungo 130 Kilometri, uno dei primi motivi delle lotte dei Sanniti con i Romani. E si distacca dal più famoso tratturo Pescasseroli-Candela, a ponte Zittola, per arrivare in Puglia, dove si raccorda anche col Tratturo Celano Foggia.

Lago di Occhito

Nel suo percorso passava nei pressi di Campobasso, alla Taverna del Cortile, verso Ripalimosani, dove si univa al tratturo Pescasseroli- Candela, immettendosi in Puglia attraverso il lago di Occhito La loro larghezza era varia , da 11 a 111 metri, questi ultimi solo per i tratturi più grandi. Ma vi erano tratturelli, bracci, mulattiere.

Castello di Lucera

Tra i componenti del viaggio, viggeva anche una divisione dei compiti. Per esempio il Massaro era addetto al mattino a occuparsi del latte, della ricotta, dei formaggi. I ragazzi, di nove, dieci anni, al lavaggio delle pecore, nei fiumi, nei ruscelli. Agli uomini di sorvegliare gli asini, i muli, i cavalli. Al pastore, a tosare le pecore ed a marcarle con un timbro di legno personalizzato che rappresentava la proprietà, in modo che non ci potessero essere confusioni fra le varie greggi.

Il Molise offre ancora questa opportunità, più unica che rara. Ricordo che, quando i pastori passavano per i terreni di mio padre, mi lasciavano sempre dei caciocavalli e qualche forma di ricotta, appena fatta al primo mattino.

I trasferimenti iniziavano non appena spuntavano le lucciole, segno di calore, e si lasciavano le zone alpestri a fine settembre, per arrivare, in dieci, quindici giorni di cammino, in Puglia, attraverso erbosi sentieri mozza fiato, od anche, tratturelli, mulattiere.
Ogni quaranta chilometri circa, i Pastori si fermavano, in genere dove c’era qualche fontana, munita di abbeveratoio, o un fiumiciattolo, od un sacello.

Durante il tragitto, ci si fermava in grosse masserie, ora abbandonate, pronte ad ospitarli durante la notte, o in mancanza, sempre più spesso, i pastori si accampavano all’addiaccio per controllare le greggi, evitare furti o lupi, con al seguito di robusti cani dotati di collari di ferro, resistenti ai morsi. Le chiochie dei pastori si completavano con spesse calze di lana, ed il loro pasto si componeva di pane ammorbidito col siero, formaggi, ed i due abituali piatti : lo scattone, pasta col vino, o la micischia. Quando qualche vecchia pecora non ce la faceva più, rimaneva indietro, la sua carne, disossata, veniva condita con sale, pepe ed aromi vari, quindi lasciata ad essiccare vicino al fuoco, ad una giusta distanza dalle fiamme, in modo da poter assorbire lentamente il calore, e così assumere il suo caratteristico gusto di affumicato. La si gustava insieme, la sera, con copiosi bicchieri di buon vino, per riposare..

A titolo di cronaca, nei ristoranti svizzeri di Zermatt, è il piatto più costoso e preferito dagli sciatori, dopo le fatiche della giornata.

La transumanza, è bene ricordarlo, era in voga già con i Sanniti nel VII secolo a.C. Fu ripresa poi dai Romani, aggiornata, infine, dagli Aragonesi. I paesi che si attraversavano erano : Montalto di Rionero, Forli del Sannio, Roccasicura, Carovilli, Pescolanciano, Civitanova, Duronia, Torella, Castropignano, Ripalimosani, Taverna del Cortile, Campodipietra, Pietracatella, San Marco La Catola, Motta Montecorvino, Lucera. Ogni nove anni, poi, si ricostituivano nuove greggi.

Un Percorso, però. che appena conosco, è quello del tratturo Regio Pescasseroli-Candela. Il terzo del Meridione d’Italia di Km 221, ridotto da metri 111, ora a 55,55. Posso solo dirvi che ne ho visto solo il tragitto Bojano – Sepino, da porta Bojano, dove c’è ancora un recinto dove le pecore non venivano contate, ma assiepate nel grosso spiazzo, per pagare, alla Dogana, il dazio previsto. L’attraversamento trekking di otto giorni, vitto, alberghi, gipponi, accompagnamento, in quelli che sono i posti mozza fiato più indimenticabili che si possano immaginare, costa circa 750 Euro. Si parte da Capomizzo, si passa per il Parco Nazionale d’Abruzzo, Castel di Sangro, Molise ( Isernia, Bojano, San Massimo, San Polo Matese, Sepino) per finire, con paesi dell’ Avellinese, del Maleventano, in Puglia a Candela. Si torna, cioè a vivere ai tempi degli ultimi Ausoni, Enotri, Opici, Osci.

Non posso dirvi nulla del tratturo Celano Foggia e del Tratturo Magno o del Re, che lambisce Termoli, che completano tutti quelli che attraversano il Molise. Ma chi è più appassionato di me mi perdonerà.

Ma posso dire che i tratturi sono un patrimonio genetico del Molise.