Chronicon Vulturnense

Ho già scritto sull’ Abbazia di San Vincenzo al Volturno, ma non potevo non trattare, isolatamente, del Cronicon Vulturense del Monaco Iohannes (111-1139), scritto in un latino medioevale, Beneventano, di tipo Cassinese, in uso nel Mezzogiorno continentale italiano, che è una pietra miliare per la conoscenza non solo del Molise e dell’Italia, ma delle vicende Europee relativamente ai secoli VII e XII.

Nuova abbazia di San Vincenzo al Volturno

E’ decorato ed illustrato da mani diverse, con 37 miniature, 2 grafici, 29 figure di abati. Con tutte le sue lacune, questa cronaca duecentesca fa parte del Triangolo virtuoso Chronicon-cripta, con il suo parco archeologico, i suoi 11.000 metri quadrati, unico nell’Europa Carolingia, con i suoi pavimenti originali.

San Vincenzo, e le sue vestigia, rappresentano una testimonianza di rilevante valore ed interesse culturale. Un sito, studiato e conosciuto in Italia ed in Europa, che ha richiamato e richiama, sin dalle sue scoperte, l’attenzione di molti studiosi. Un grande teologo, oggi al vertice della Chiesa Cattolica, ha dedicato l’udienza generale di mercoledì del 22 Aprile 2009, all’insegnamento di Sant’Ambrogio Autperto, per uscire dalla crisi morale e sociale mondiale. Il grande teologo odierno si chiama Benedetto XVI che è andato a ricercare le opere conservate in poche biblioteche europee, per approfondire il pensiero dello sconosciuto teologo altomedievale.

Benedetto XVI

Dagli scritti di Autperto hanno attinto in molti, ma la novità è che ora Benedetto XVI ha riproposto al mondo l’attualità di questi scritti.

E’ in questo contesto che si pone l’opera del Chronicon Vulturnense, volta ad inquadrare, nelle giuste dimensioni, una fase storica che ha segnato il destino della valle dell’Alto Volturno, ai confini del Ducato di Spoleto e dello Stato Pontificio.

Iohannes decise di conferire all’opera un carattere assoluto, allargando la prospettiva sino a comprendere le vicende dell’umanità intera, ma l’opera, composta di 341 carte di pergamena, ora nella Biblioteca Vaticana,Vat. Barb. lat. 2724, si è trovato sino all’abbaziato di Maraldo (1007/11).

L’abate Gerardo (1076-1109) aveva commissionato al monaco Johannes: Actus vel nomina sanctorum patrum huius sacri cernobii martyris Vincentii abbatum humili recensem elogio.

In quest’area si sviluppò, tra il primo e secondo millennio, la comunità monastica dei Benedettini, esercitando una forte influenza sulle popolazioni, partecipando attivamente alla diffusione dell’insegnamento cristiano che conferì un notevole impulso, sul piano etico ed umano, all’Italia ed all’Europa.

L’attacco saraceno dell’881, e gli accadimenti politici dei secoli successivi, determinarono, prima, la decadenza e, poi, il tramonto dello storico monastero molisano che fu aggregato a Montecassino nel 1699, e, quindi, tornato, per volere di Carlo Magno, a luogo di preghiera e di lavoro, con le monache venute dagli Stati Uniti nel 1990.

Monache dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno

Ma perché è così importante, per una più vasta schiera di lettori, fermarsi a sfogliare ed a consultare questa Cronaca ? La risposta risiede nei monumenti archeologici della British School, sotto la guida di Richard Hodges e della Soprintendenza Archeologica del Molise.

Nel disegno dell’Autore, l’opera doveva essere divisa in sette libri, ognuno doveva scandire i momenti fondamentali della storia del Monastero.

Introduzione : Orazione dell’Igumeno Ambrogio Autperto.

Libro I Fondazione e costruzione del Cernobio di San Vincenzo Maggiore ad opera dell’ Abate Giosuè (792-817 ).

Libro II Vicende successive al saccheggio Saraceno (881)

Libro III Successiva morte dei 900 monaci decapitati in occasione
della nuova invasione Saracena.

Libro IV Abbandono dei monaci dal Cernobio e successivo ritorno, per volere di Carlo Magno (1007-1111).

Libro V Opera dell’abate Ilario (1111-1044).

Libro VI Glorificazione dell’Igumeno Amico (1117-1139).

Libro VII Dedica all’abate Amico e sua elezione ad Abate.

Il libro I tratta dell’importanza dell’opera. Quindi, della donazione di Gisulfo, delle donazioni di Carlo Magno, del sogno di Desiderio per la chiesa di San Pietro. Infine della vita e morte del venerabile Igumeno Ambrogio Autpeprto.

Libro II Vita e morte dell’ Abate Giosuè. Gli altri libri sono pertinenza di religiosi.

E’ davvero sorprendente verificare come, di volta in volta, i risultati dell’Archeologia si sono rispecchiati nella narrazione del Chronicon, che, tra le tante notizie, ce ne fornisce la chiesa di San Vincenzo Maggiore, anche nel complesso degli edifici di S. Vincenzo, in particolare sulla chiesa di S.Vincenzo Maggiore, che è la grande scoperta effettuata nei decenni scorsi. E’ proprio il Chronicon che ci informa ancora che le tre navate della chiesa erano divise in 16 colonne in granito rosa di Assuan, materiale di spoglio proveniente da un tempio romano di Capua, mentre il pavimento, poi rifatto nel secolo XI, era in marmo precompresso nel colore bianco, con sfumature grigio-azzurre, un tipo ampiamente adoperato nei territori dell’impero romano. Le fonti scritte hanno così letteralmente anticipato quel che è affiorato dopo molti secoli dal terreno, e viceversa i vari reperti archeologici hanno corroborato il valore dei riferimenti tradizionali. Scrittura ed archeologia, evidentemente, non possono fare a meno l’una dell’altra.

Interni dell’abbazia maggiore

Che cosa sarebbe successo se non avessimo avuto a disposizione il testo del Chronicon ? Dopo la distruzione saracena dell’881, ed il disastroso terremoto del 1349, avremmo perduto completamente la memoria del complesso monumentale Vulturnense più antico, e nessun ricordo ci avrebbe messo sulle tracce di quell’inapprendibile patrimonio architettonico, scultoreo e pittorico che , invece, a poco a poco, grazie alle fonti disponibili, in primis la Cronaca Vulturnense, è stato rintracciato, analizzato, ricomposto e valorizzato nell’attuale sito archeologico di San Vincenzo. La storia di San Vincenzo al Volturno, storia di monaci, di chiese e di campi, di guerra e di pace, letta nella nostra lingua, ci aiuterà a cogliere, da una prospettiva a noi familiare, per territorio, toponimi e personaggi, questo dinamismo che sta dentro ogni storia umana, e ci farà desiderare di trascenderla per cogliere il significato più profondo, il mistero di una presenza più grande ed incommensurabile, traccia divina, finestra sull’invisibile.

Giorno dopo giorno, lo spirito degli originari fondatori di San Vincenzo è diventato il nostro modo per arrivare a Cristo nella povertà dell’esistenza. Come Sant’Ambrogio afferma nella Vitae Patrum, Paldo, Taso e Tato avevano quella sola volontà, quell’unico pensiero e quel solo desiderio di seguire Cristo nudo, privo di qualsiasi fardello spirituale materiale, nel combattere contro il nostro nemico : il diavolo nel suo vario manifestarsi.

Paldo, Taso e Tato

Giorno dopo giorno il sangue dei santi monaci e martiri di San Vincenzo, è tornato a fiorire nella preghiera, nel lavoro dei campi, nell’artigianato, nella cultura. Il rinato interesse per la storia di San Vincenzo al Volturno si deve in massima parte alle importanti scoperte avutesi negli ultimi anni del secolo, appena trascorso, che hanno, in larga misura, confermato proprio quanto riportato dal Chronicon Vulturnense.

Un grande teologo, oggi al vertice della Chiesa Cattolica, Papa Benedetto XVI, ha dedicato l’udienza generale di mercoledì 22 Aprile 2009, all’insegnamento di sant’Ambrogio Autperto, il più grande Mariologo dell’Occidente, per uscire dalla crisi economica, sociale, mondiale. Ambrogio venne ordinato sacerdote nel 701, il 4 Ottobre del 777 ordinato Igumeno. Egli denunciò la contraddizione tra la splendida apparenza esterna dei monasteri, e la loro tiepidezza. Contrappone, alla cupidigia, il disprezzo del mondo, che non è un disprezzo del creato, della bellezza e della bontà del Creatore, ma un disprezzo della falsa visione del mondo. In De Cupidate, De Conflictu vitiorum e virtutum, denuncia come la cupidigia è la radice di tutti i mali. Solo con l’amore si raggiunge Dio.

Abate Autperto

Inoltre, fu autore del commento in dieci libri dell’Apocalisse di San Giovanni che termina con la sua orazione : Ex positio in Apocalypsin e la biografia dei Santi Paldone, Tasone e Tatone che, con il loro esempio hanno trovato l’ippantè (l’incontro di Gesù, in presenza di Simeone ed Anna, con Dio).