La città sotterranea di Campobasso e la storia del Conte Nicola Monforte

Non molto tempo fa, l’architetto Franco Valente, venne a parlare, nel cortile del castello Monforte, della origine della città di Campobasso e della vita del conte Nicola Monforte Gambatesa, detto Cola, dinanzi ad un folto pubblico di erudite signore della sezione molisana dell’Istituto dei Castelli, alla presenza della Presidente Professoressa Onorina Perrella Cavaliere. Per conoscere ogni particolare sconosciuto della mia città, mi ero affrettato a partecipare .

Sul monte Bello campobassano, infattti, si sono ritrovate tracce di mura osche-sannite. Sarebbero state queste, (secondo il Bellini), le mura dell’antica Herculaneum, città fortezza posta nel centro del Sannio Pentro, rifugio dei Sanniti in caso di estrema difesa, perché ben fortificata. Tito Livio racconta inoltre che la città fu distrutta nell’anno 293, presa cioè da Silla e distrutta definitivamente durante la presenza di Annibale in Italia, ma risorta di nuovo dopo la fine delle guerre sannitiche, ad opera degli abitanti.

Principe Adelchi

Nell’anno 878, in un documento stilato da un monaco benedettino dell’abbazia di Santa Sofia di Benevento, si fa menzione della donazione alla Badia, da parte del principe Adelchi, di terre e servi della gleba fino alla valle del fiume Biferno, in finibus Campibassi.
Sulla cima del colle doveva esserci già una torre, dal nome Janularum, come vedetta tesa a sorvegliare le mandrie e le greggi che ivi sostavano per riposarsi. Il documento è la costatazione che Campobasso era diventata una civitas, in attesa che, coi Normanni, e poi col conte Ugone, che costruì un maniero al posto della torre, diventasse la città più importante del Contado Molise.

Ero venuto, in verità, per confrontarmi con quelle notizie che conoscevo sull’argomento, rispetto ad uno storico di chiara fama, in special modo relativamente a tutte le notizie della vita del Conte Cola e delle sue imprese come Corsaro, Capitano di Ventura, Condottiero, principale personaggio della città centro della regione Molise, particolarmente dopo il disastroso terremoto del 1456.

Cola Monforte

Nicola di Monforte Gambatesa nacque a Napoli tra il 1415 e l’anno 1422, da Angelo di Monforte Gambatesa e Giovannella Caracciolo. Sin da giovane venne avviato alla carriera militare cominciando dal settore nautico e, proseguendo poi nella compagnia di ventura di Jacopo Caldora, insieme allo zio Carlo di Monforte Gambatesa.

Alla morte del padre, gli pervennero le contee di Campobasso e Termoli, i feudi di Apricena, Campo di pietra, Campomarino, Castellino sul Biferno, Castelvetere, Celenzavalfortore, Ferrazzano, Fragneto Monforte, Gambatesa, Mirabello Sannitico, Montorio nei Frentani, Oratino, Pesco Sannita, Ripamolisani, Serracapriola e Tufara.
Si sposò a Civitacampomarano il 21 Novembre 1450, con Altobella di Sangro, figlia del duca di Torremaggiore e di Adelante Attendolo. Da Lei ebbe due figli : Angelo, il figlio primogenito e Giovanni.

Altobella di Sangro

Nell’agosto del 1458 ebbe, dal Re del Regno di Napoli, Ferrante di Aragona, il comando di 3 galee che utilizzò per commettere atti di pirateria nei confronti della Repubblica di Firenze.

Macchiagodena

Nello stesso anno venne nominato governatore degli Abruzzi. L’anno seguente (1459), ereditò anche i feudi dello zio Carlo di Monforte Gambatesa; ma in novembre rinunciò alla carica di governatore col pretesto di soccorrere Macchiagodena, assediata da Antonio Caldora.

Si schierò, in verità, con quest’ultimo e, mentre si dirigevano con 900 cavalieri, insieme ai condottieri Buffilo, Del Giudice, Giacomo Montagano, Jacopo Capace Galeota verso la Terra di Lavoro, per congiungersi con l’esercito di Giovanni d’Angiò, pretendente al trono del regno di Napoli, si scontrarono con Matteo di Capua. A causa di tale comportamento i suoi feudi vennero assediati dagli Aragonesi e molti di questi furono confiscati finendo in mano ad Antonio d’Accio, capo delle forze avversarie.

Giovanni d’Angiò

Appresa poi la notizia della sconfitta degli Aragonesi nella battaglia di Sarno, firmò l’appello dei baroni ribelli diretto a Papa Pio II, affinché questi abbandonasse la sua alleanza col Re.
Nel marzo1461 represse con violenza un complotto ordito ai suoi danni dai sostenitori del Re e fece impiccare il fratello dell’Abate di San Giorgio in Benevento.

Fino al 1464 continuarono gli assedi ai suoi feudi da parte di Alessandro Sforza e Roberto Sanseverino d’Aragona, al servizio di Ferrante. Fu costretto, perciò, ad abbandonare la zona di Napoli, rifuggiandosi a Rimini, a Bologna, a Revere, ed infine a Mantova nel 1465, dove si stabilì. Qui scoprì l’adulterio della moglie e la uccise macchiandosi di uxoricidio.
Nel 1466 si recò in Provenza e qui prese parte alla lega del bene pubblico contro Re Luigi XI di Francia. Nel 1467 divenne consigliere di Renato d’Angiò e si scontrò a Gerona con gli Aragonesi di Ferdinando il Cattolico, perdendo. Continuò gli scontri tra alti e bassi fino al luglio del 1472, quando passò a servire Carlo il Temerario che gli ordinò di far ritorno in Italia, nominandolo suo Ciambellano.

Carlo il temerario


Prese parte all’assedio di Neuss, ma la missione si rivelò una disfatta: Cola di Monforte venne imprigionato. Liberato, ci riprovò con Capece Galeota, ma l’assedio fu un vero fallimento.
Nel 1475, tornato al servizio di Giovanni d’Angiò-Valois, conquistò molti feudi francesi, inimicatosi con Giovanni d’Angiò, tornando poi a servire il Temerario. Nel 1477 passò a servire Renato II di Lorena, prendendo parte ad un nuovo assedio di Nancy, dove il Temerario perse la vita.

Renato II di Lorena

Passò, quindi, al soldo della repubblica di Venezia, ottenendo una condotta di 500 cavalieri per due anni di fermo ed una di rispetto. In novembre venne mandato in Friuli-Venezia Giulia ad affrontare i Turchi, dove ottenne, con i necessari rinforzi, molti successi in campo aperto.

Stemma famiglia Monforte

Morì di Peste a Padova nel 1479. Nella sua vita, però, come credente, aveva pregato a San Giacomo di Compostella e lasciato una marmorea acquasantiera nella chiesa Benedettina di Santa Maria della Strada, in Matrice. Lo stemma dei Monforte Gambatesa, sul ponte levatoio del castello, era una Croce con quattro rose. Un leone, con quattro rose, invece, come discendente dei reali di Francia, cosa però non confermata.

Leone con quattro rose

Tra le sue numerose iniziative fece ricostruire il Castello che, dall’alto del Montebello dominava la città, curando due discese sotterranee: una a Sant’Antonio Abate, l’altra a San Giovannello. Munì la città di sei torri, di cui la centrale merlata e dotò la città di sei porte : Porta della piazza, Porta San Paolo, Porta Chiaia, Porta Santa Maria, Porta nuova, Porta Mancina, onde far si che l’abitato si dovesse considerare un centro davvero sicuro. Coniò monete d’argento e di rame che rappresentavano, nella parte anteriore, i ceppi e le manette che avevano incorniciato il Re di Francia dopo la prigionia di Ludovico IX, e nel rovescio, dove si legge Nicola Comes, una croce con la parola Campobasso.

Moneta coniata da Cola Monforte

Non si è certi della discesa a via Garibaldi, forse una prima uscita per la chiesa di San Giovannello. Naturalmente circondò con alte mura la città, sicché Campobasso era considerata quasi una vera fortezza.

Ma la particolarità del Conte Cola è aver curato la parte sotterranea dell’abitato. Ci sono aspetti e luoghi poco noti anche ai residenti. Si trovano ambienti, scavati nel sottosuolo, una rete di cunicoli che mette in comunicazione diverse cavità, realizzate al fine di dotare la città anche di collegamenti ipogei. Le statue e le specie vegetali conferiscono agli ambienti un’atmosfera elegante e rigenerante, offrendo agli ospiti angoli in cui è possibile passeggiare o intrattenersi per rilassarsi e godere della frescura degli ambienti e dei suoni della natura. E’ il caso, soprattutto in estate, che venga utilizzata come “set” per spettacoli di musica classica. E’ davvero una vera città sotterranea quella che si snoda intorno alla collina Monforte. Un percorso, oggi non più accessibile a tutti, in quanto molte cantine sono private, ma ci sono luoghi unici e affascinanti. Come l’ex carcere, situato nel borgo antico della città, per il quale è stato chiesto un intervento del comune per metterlo in sicurezza e consentirne così l’apertura a turisti e visitatori.

Discesa in via Ziccardi

Cola, inoltre, progettò, dopo il catastrofico terremoto del 1456, la nuova città. nella parte bassa del Monte, in quanto le case vicino al Castello erano tutte dirute dal disastroso evento, ma sempre con un assetto difensivo, dotandola di doppia cinta muraria, interrotta dalle porte che davano accesso al borgo.

Utilizzò i vuoti esistenti collegandoli fra loro, rendendoli funzionali secondo una logica militare. Una ragnatela di cunicoli, una sorta di “rete” in tempi medievali, che consentiva una comunicazione rapida da più punti. Tra i sotterranei fotografati, ce sono alcuni tratti dell’ antico camminamento che consentivano alle guarnigioni di spostarsi velocemente da una torre all’altra e, dalle mura di cinta alla parte alta del colle. Una opportuna ricerca era, infatti, l’obiettivo di ripercorrere quel leggendario passaggio che avrebbe permesso l’estrema fuga, in caso di prolungati assedi.

Sotterranei nei pressi di S. Antonio Abate

Nel corso dei secoli i sotterranei hanno subito diverse destinazioni: Verso la fine del XV secolo, con l’ampliamento del borgo e l’istituzione della dogana, con l’editto di Ferrante di Aragona, furono aperti i fondaci della farina, del sale, delle carni. In Via Ziccardi, poi, si trova il palazzo costruito nella seconda metà del XVIII secolo che fu utilizzato coma Regio Tribunale Civile e Penale. Nei piani interrati di questa costruzione fu collocato un piccolo carcere utilizzato per recludere gli imputati in attesa di giudizio. I condannati venivano poi trasferiti nel carcere di Lucera.

Palazzo del Regio Tribunale

Il locale è costituito da un piano seminterrato, e da un altro sotterraneo. Il Primo era probabilmente utilizzato dai gendarmi ed era in comunicazione con l’ambiente sottostante, solo attraverso ripida scala ed una botola.

Il piano più in basso, invece, è composto da due stanzoni privi di luce; ogni stanza e collegata con l’ambiente sovrastante attraverso una stretta apertura nel soffitto.
Lungo le pareti sono ancora visibili delle nicchie scavate nella roccia ed utilizzate probabilmente come piccole celle.

Prigioni in via Ziccardi

Dimenticavo, dove c’era il ponte levatoio, è presente un lungo passaggio sotterraneo, ma l’accesso ora è chiuso con una porta murata. Probabilmente era una via di fuga che collegava il castello prima a quella che oggi è Via Garibaldi, come ho già accennato.

Cortile interno del Castel Monforte

Attualmente, covid 19 a parte, è possibile fare a Maggio un tour sotterraneo con complessi underground che uniscono storia e cultura. Unica problematica, che riduce il tour è solo la presenza di cantine di privati che bloccano l’iter. E c’è una delle più vecchie chiese che nessuno ricorda più perché sconsacrata: la chiesa di San Mercurio, il generale romano martirizzato.

Chiesa di San Mercurio

Una mia conferma. Nel 1945, quando tutte le scuole pubbliche era ancora chiuse, e si doveva andare casa di maestre, io andavo dalla maestra Salzano Mancini, salita Santa Maria Maggiore. Sul piano superiore abitava Antonio Gabriele che, nelle giovanili escursioni del Castello aveva trovato una spada che mostrava come simbolo del suo ardimento, perché trovata, all’inizio del sottosuolo che portava a San Giovannello.

Antonio Gabriele, non c’è più, altrimenti avrei riportato la foto della spada.

Nel sottosuolo ci sono camminamenti militari realizzati da Cola Monforte, ma anche ambienti molto ampi. Non tutti sanno, però, dei locali adibiti a servizi, stalle, cucine, magazzini.
Dove, in origine c’era il ponte Levatoio, è presente questo passaggio sotterraneo: Probabilmente, come già scritto, era la prima via di fuga a quella che oggi è Via Garibaldi.

Discesa nei pressi di Porta Mancina


Spero tanto che l’attuale Signor Sindaco ci faccia questo regalo, soprattutto pregando il proprietario di qualche cantina sul percorso. Non è escluso che, con quanto si verifica in Ucraina, possa essere, come nel passato, un sicuro rifugio per eventuali futuri eventi.